Scarabocchi al telefono

0
232

di Clara Maffei

Gli scarabocchi che ognuno di noi fa mentre pensa o ascolta qualcuno che parla sono una modalità espressiva che usa un linguaggio oscuro e bizzarro, ma sicuramente denso di significati di difficile lettura.
Tutto accade a nostra insaputa. E’ un gesto istintivo, involontario: si lascia scorrere in piena libertà la penna sul foglio e si incomincia ad “imbrattare” dove capita, senza estetismi, senza organizzazione formale o di significato
Si scarabocchia di tutto: fiorellini, frecce, spirali, casette, facce, stelline parallelepipedi di svariate forme e simili. Alcuni ripetono più volte la stessa parola o un numero di telefono. Altri anneriscono gli occhielli delle lettere o incorniciano qualche cosa già stampata sul foglio.

C’è poi chi scarabocchia sempre la stessa cosa e chi cambia.
Per alcuni studiosi, chi disegna sempre la stessa cosa mette in atto una sorta di stereotipia che potrebbe provocare un effetto rassicurante: come la stessa fiaba che si racconta ogni sera al bambino, lo scarabocchio ripetitivo riconduce al noto, al solito, al familiare. Di solito è un disegno che si sa fare bene e che, per questo, diventa un esercizio di competenza che gratifica chi lo fa. Ho una amica che disegna sempre girasoli. Li disegna molto bene, sempre meglio.
Chi disegna cose differenti farebbe più pensare ad una persona che, aperta verso il mondo, cerca di tradurre in un automatico codice di simboli personali, gli stimoli che gli vengono da fuori.
E chi non scarabocchia mai? Probabilmente è una persona molto controllata o…fa telefonate brevi.

Scarabocchiare aiuta a pensare perché rende il pensiero più fluido, meno concentrato e per questo più attento (si dice, per esempio, che sia più affidabile un autista che guidando conversa rispetto ad un altro che fissa concentratissimo la strada).
Qualcuno negli USA ha raccolto gli scarabocchi dei giudici della Corte Suprema: la grande maggioranza di questi magistrati affermava che questa abitudine li aiutava ad ascoltare meglio.

Gli scarabocchi hanno sicuramente un grande fascino, il fascino del misterioso e dell’incomprensibile. Un fascino che stuzzica e incuriosisce, come una sorta di sibilla portatrice di messaggi e informazioni preziose.
Ma è difficile però interpretarli, capire ciò che celano: gli scarabocchi parlano una lingua non famigliare e hanno una logica tutta loro
Molti studiosi hanno cercato di decifrare questi “segnacci”, giungendo anche a delle diagnosi psicologiche su questi pasticci. (Per i più curiosi, e senza alcun commento, rimando al sito: Ontofumetti. http://www.xs4all.nl/~oracle/ops/fumi-it.htm)


Personalmente credo che i “segnacci” fatti quando si è soprappensiero possano essere solo una linea guida, non certo per definire la personalità di chi disegna – anche se qualcuno potrebbe argomentare il contrario – ma per capire che cosa sta succedendo in un certo ambito relazionale, in un certo momento. In poche parole, non sono uno specchio attraverso il quale si può giungere ad un’analisi di personalità e non ci fa pervenire ad una comprensione globale del disegnatore. Sono, infatti, rappresentazioni grafiche personali dettate dallo stato d’animo del momento.
In questo senso l’interpretazione degli scarabocchi può essere paragonata all’interpretazione dei sogni come “autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio, espressa in forma simbolica” (Jung 1945).

Bisogna andare molto cautamente nel farci una opinione di una persona osservando solo un suo scarabocchio perché non solo l’umore del momento, ma anche la penna, il materiale e il tempo a disposizione, certamente influiscono e determinano la variazione dei parametri di ordine formale, per esempio, il tratto e le linee; la pressione, la posizione e dimensione rispetto al foglio. Va da se che se non si è in possesso di altri saggi grafici o di tutta quella gamma di informazioni utili per una diagnosi si rischia di commettere grosse inesattezze.


Anche da un punto di vista del contenuto, dal punto di vista simbolico, il significato degli” oggetti” disegnati offre il fianco a grossi errori da parte di esaminatori non rigorosamente preparati sulla materia.
In questo secondo aspetto, infatti, può influire l’individualità, la soggettività, la preparazione e la professionalità dell’esaminatore.
Per esempio, alcuni studiosi scrivono che lo scarabocchio di un mezzo di locomozione indica desiderio di viaggiare, voglia di vacanza e di cambiamento. Personalmente mi sono trovata a scarabocchiare, in una giornata di “mal tempo in tutta Italia”, una serie di motociclette. Pensandoci sopra mi sono resa conto di non aver alcun desiderio di vacanza o di avventura: ero solo molto preoccupata per mio figlio che si era da poco messo in viaggio con la moto.
D’altra parte, si tratta della stessa questione dei sogni: sono rappresentazioni della vita diurna o dell’hic et nunc del sognatore o sono piuttosto espressioni ci concetti e valori più generali, simboli universali di un inconscio collettivo di matrice junghiana? E’ intuitivo comprendere allora che gli scarabocchi possiedono mille significati e la loro interpretazione richiede un’alta specializzazione.

Per concludere, sono del parere che un’interpretazione tipo “dimmi cosa scarabocchi e ti dirò chi sei” sia un po’ una sciocchezza. Altri usi, più prudenti e circoscritti, possono certamente rappresentare un valido contributo e sostanziale aiuto e si sono dimostrati estremamente utili in terapia.
Vi propongo comunque una delle interpretazioni possibili di alcuni scarabocchi fra i più comuni. Da prendere però come semplici indicazioni sui generis.

Casa – in genere simboleggia bisogno di sicurezza e protezione. Una certa importanza rivestono i particolari: per esempio, una casa con molte finestre può testimoniare socialità e comunicativa; senza finestre o con finestre chiuse sensazione di isolamento o disagio in famiglia.

Croce – esprime spirito di sacrificio, negazione dei propri desideri.

Cuore – corrisponde a un animo pieno di sentimento che vorrebbe vivere romanticamente ogni situazione. Se ne deduce bisogno di tenerezza e sogni ad occhi aperti. E’ uno scarabocchio del tutto naturale quando si è innamorati.

Farfalle, barchette di carta e figure fragili in genere – desiderio di sognare, immaginazione, intuizione ma anche insicurezza.

Figura umana – esprime il desiderio di trovare un partner (se la figura disegnata è di sesso diverso). Desiderio di migliorare la propria immagine (se la figura è del proprio sesso).

Frecce, oggetti che terminano a punta – indicano la necessità di colpire il bersaglio, di affermare se stesso e incanalare la propria attività nel concreto. C’è sempre in chi le disegna un sottofondo di ambizione e aggressività più o meno repressa.

Annerimenti degli occhielli – denotano in genere ansietà.

Grate, reticolati – rivelano una mente logica che classifica ogni cosa, quasi volesse ingabbiare la realtà per renderla inoffensiva.

Fiore – espressione di gentilezza, delicatezza, femminilità, il fiore indica una persona sensibile, disponibile e di conseguenza particolarmente aperta al rapporto con gli altri.

Nave, aereo, treno, mezzi di locomozione in genere – indicano desiderio di viaggiare, voglia di vacanza e di cambiamento. Facilmente c’è, in chi le disegna, un sottofondo di dinamismo, disponibilità al cambiamento, coraggio.

Stelle, luna, e altri pianeti – indicano ottimismo, ambizione.

Sole – indica adattabilità, sensibilità e desiderio di azione. Ma mette anche in evidenza il bisogno di calore, di affetto e di riconoscimento.

Linee curve – sono associate a morbidezza, tenerezza, emotività, capacità di adattamento.

Linee angolose – indicano tensione, spigolosità, aggressività.

Linee tratteggiate e indecise– indicano insicurezza, indecisione, ansietà.

Linee che partono a raggiera da un punto – estroversione, bisogno di espandersi, di emergere, di misurarsi di continuo con la realtà. Sotto sotto c’è grinta e ambizione con il pericolo di disperdersi dietro a troppi obiettivi.

Scale, gradini – indicano desiderio di arrivare alla meta, ambizione, bisogno di affermazione.

Triangolo, quadrato o figure geometriche in genere – l’utilizzo di forme geometriche sarebbe espressione di razionalità, solidità interiore, poca fantasia.
Simboleggiano il bisogno di porre ordine, di organizzare idee e pensieri.
Chi disegna quadrati sarebbe invece dotato di stabilità e lealtà.

Figure tridimensionali quali cubi o altri solidi – tendenza ad affrontare razionalmente le difficoltà senza farsi influenzare da emozioni o sentimenti.
Chi fa questi disegni è solitamente una persona organizzata e pianificatrice, dotata di stabilità, e buon equilibrio nell’affrontare la realtà.
La preferenza per il disegno dei cubi indica qualità di realismo e praticità, coniugate spesso alla fiducia nel lavoro metodico come base per una stabilità di vita.

Tracciato ornamentale o decorativo – indica una persona che da molta importanza al senso estetico. ma anche amabilità forzata per paura di non essere accettato.

Spirale – rappresenterebbe uno stato di stress, la necessità di staccare la spina; e il bisogno di tempo per riflettere.

Matassa aggrovigliata – esprime un momento di stanchezza, di confusione e la voglia di uscire da una situazione difficile e non chiara.

Linee parallele – significano fermezza e capacità di concentrazione, che diventa desiderio di supremazia se le linee sono tracciate in diagonale.

Cerchio figura perfetta in tutte le culture – è simbolo di eternità: chi disegna cerchi è dunque persona integra, sincera e leale.

Stelle, stelline – chi riempie i fogli di stelline è portato al sentimentalismo, sta poco con i piedi per terra ma in compenso è pieno di fantasia.Ringrazio il Prof. Antonio M. Favero, psicologo e psicoterapista, per la sua disponibilità e le preziose informazioni fornitemi in relazione a quWebbgrafia:

Anna Koren: Doodles – http://www.annakoren.com/doodles.html

Angelfire: Doodles – http://www.angelfire.com/hi/SikLingLing/

Ing. Direct.: Gli scarabocchi – http://www.ingdirect.it/area_info/orange_88.stm

Letture consigliate:

Winnicott.D.W., Gioco e realtà, Roma, Armando, 1974

Anna Koren, The secret Self, Adams Books, 1987.

Michael Watts, Doodle Interpretation: A Beginner’s Guide (ed. Hodder Headline).