Siamo sicuri che Draghi faccia veramente gli interessi dell’Europa e dell’Italia?

0
218
Autore originale del testo: Giovanni La Torre
Fonte: I gessetti di sylos

di Giovanni La Torre – 19 giugno 2019

I commentatori italiani hanno gonfiato di nuovo il petto dopo che Draghi, il presidente della Bce “italiano”, chiamato “super Mario”, ha promesso che utilizzerà di nuovo il “bazooka” della politica monetaria per far riprendere l’economia dell’eurozona e portare l’inflazione di lungo periodo al fatidico 2%, sogno che insegue VANAMENTE almeno dal 2015, anno di avvio del Quantitative Easing. L’orgoglio italiano si è sentito stuzzicare da almeno due eventi: la reazione di Trump e quella della borsa.

Chi ha avuto la bontà di leggere il mio ultimo libro (“Chi e cosa ci hanno ridotti così”) sa che ho dedicato diverse pagine al Soggetto, dato che la sua politica e il suo comportamento non è che hanno dato questo gran contributo al nostro paese e all’Europa in generale, e a quelle pagine rinvio per inquadrare il personaggio nella sua completezza. In questa sede voglio però tornare su alcuni aspetti della questione sollevata dai commentatori, e in questo forse ripeterò concetti già esposti altre volte.

1) La politica monetaria espansiva da sola non serve a far riprendere l’economia reale, essa è valida e dà buoni frutti quando accompagna una politica di espansione REALE della domanda, come è avvenuto per esempio negli Usa all’indomani della crisi, quando accompagnava deficit dell’ordine dell’8-10% del Pil;

2) L’abbassamento dei tassi che essa comporta non serve a rilanciare gli investimenti fino a quando mancherà la convenienza a investire per insufficienza di domanda. Per lo stesso motivo (l’insufficienza della domanda) l’attuale politica monetaria non ha neanche avuto effetti sull’inflazione, la quale, come è noto, si produce quando la domanda supera l’offerta;

3) L’insufficienza della domanda è dovuta sempre allo stesso motivo che ha provocato la crisi: la sperequazione nella distribuzione dei redditi. Né questo limite può essere sopperito attraverso la crescita delle esportazioni (domanda estera), le quali comportano restrizioni all’interno che aggravano la situazione complessiva, e anche perché, per ovvi motivi, non si può essere tutti esportatori netti;

4) Spacciare la politica monetaria espansiva (da sola) come keynesiana è FALSO. Alla fine del capitolo XII della sua Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta (libro da tutti citato, ma letto da pochissimi), Keynes scriveva il “saggio d’interesse … esercita, almeno in circostanze normali, un’influenza notevole benché non decisiva sull’ammontare dell’investimento per unità di tempo … Per mio conto, sono alquanto SCETTICO sulle possibilità di successo di una politica esclusivamente monetaria intesa a influire sul saggio di interesse”. Scriveva nella stessa pagina, sempre riferito ai momenti negativi: “vorrei vedere che lo stato … si assumesse una sempre maggiore responsabilità nell’organizzare direttamente l’investimento”, che tradotto nell’attuale situazione dell’eurozona, significa che i paesi che hanno spazio nei propri bilanci, nonché la stessa Ue, devono avviare seri programmi di investimento. Keynes suggerisce poi la via maestra (perché, sia ben inteso!, per Keynes, checché ne dicano coloro che non l’hanno mai letto, anche la spesa pubblica è un RIPIEGO in subordine) per agevolare la formazione di capitale produttivo in periodi di crisi all’inizio del capitolo XXIV, laddove scrive: “le misure per la redistribuzione dei redditi in modo da accrescere presumibilmente la propensione a consumare possono dimostrarsi positivamente favorevoli all’aumento del capitale … un aumento della propensione abituale a consumare servirà in generale (ossia salvo che in condizioni di occupazione piena) ad elevare nello stesso tempo l’incentivo a investire”.

Questo dice J. M. Keynes!

5) Si dirà: ma Draghi infatti ha detto che i paesi con spazi nei bilanci devono aumentare la spesa per investimenti, quindi ha invocato l’aiuto della politica fiscale (investimenti). Il problema è che l’ha solo “detto” e anche blandamente, mentre quando si è trattato di prescrivere lacrime e sangue alla Grecia, non si è limitato a blande prediche che non sente nessuno, ma ha preso carta e penna è ha apposto la sua firma accanto a quella di Juncker e di Lagarde. Come pure controfirmò, insieme al precedente presidente Bce Trichet, la famosa lettera al governo Berlusconi. Perché in questi anni non ha mai preso carta e penna e non ha mai scritto alla Germania che con la sua politica ha esportato, oltre alle merci, la deflazione nell’eurozona? Oltre tutto ne avrebbe ben donde, in quanto la Germania con i suoi surplus eccessivi viola i trattati Ue. Nè si può obiettare che compito della Bce sia solo la politca monetaria, perché questo presunto limite, ripetiamo, è già stato infranto dalla Bce con la firma della lettera alla Grecia e al governo Belrusconi;

6) L’unico effetto che in questi anni ha avuto la politica monetaria espansiva della Bce è stato quello di indebolire l’euro, fornendo così un ulteriore regalo alla Germania in quanto ha agevolato soprattutto le sue esportazioni, e adesso sta accadendo lo stesso, da qui il disappunto di Trump;

7) Il quale Trump, però, non ha diritto di lamentarsi, in quanto avendo lui cominciato a rompere la pax commerciale con i dazi, ha aperto il Vaso di Pandora degli egoismi, e ora si rischia, se non si ferma, di assistere dappertutto al “si salvi chi può” con provvedimenti più o meno pirateschi, e che avranno conseguenze letali per tutti. Oltre tutto, perseguendo il saldo commerciale positivo, come fa Trump, si determina inevitabilmente la rivalutazione della propria moneta;

8) Ma non ha ragione neanche Draghi quando risponde che “tra le competenze della Bce non vi è la manovra del cambio”, per il semplice motivo che da quando è stato abbandonato il sistema dei cambi fissi, che fu sancito a Bretton Woods, la manovra del cambio non avviene più con un atto amministrativo bensì viene determinato dal mercato, e se un paese vuole influenzarlo lo può fare proprio con la politica monetaria, che nella fattispecie compete alla Bce;

9) Perché la Borsa ha festeggiato? Perché comunque la moneta facile agevola l’investimento mobiliare (che non è quello “reale”), e sostiene i corsi di borsa, soprattutto quello a fini speculativi, tanto se dopo il boom dovesse esserci lo sboom a pagare sarebbero le banche, cioè noi tutti, e non gli speculatori;

10) Un dato che mostra senza equivoci l’inutilità ai fini dell’economia reale della politica di Draghi, è quello della “liquidità in eccesso”, che era pressoché nulla prima del Qe, e che oggi ammonta (marzo 19) a ben 1.904 miliardi di euro (chi volesse verificarlo può farlo leggendo a pag. 10 del Bollettino Bce che trova qui

https://www.bancaditalia.it/…/bol-ec…/bolleco-bce-3-2019.pdf

Ecco dove va a finire la moneta immessa da Draghi e che serve alla speculazione;

11) Ma qualcuno ancora dirà: “però Draghi ha ridotto gli interessi sul debito pubblico italiano e sui mutui”. Sì, può essere, ma pende sempre la spada di Damocle della fine del Qe che potrebbe provocare sconquassi nei bilanci della banche e rischi di crisi finanziarie. Ma a parte questo, non era meglio per l’Italia una politica espansiva dell’Europa, la quale avrebbe consentito l’aumento del denominatore del rapporto debito/Pil, cosa che si sarebbe potuto conseguire con un gesto concreto di Draghi di denuncia ufficiale dei paesi cosiddetti virtuosi, i quali oltre tutto violano i trattati europei, come per contro ha fatto con la Grecia e con l’Itaia di B.?