SINDROME DI HIGHLANDER TRA I DUE MATTEI ?

0
359

In breve: una possibile differente lettura della più recente e futuribile “storia politica” italiana.

Dopo molto tempo non dedicato al commento politico-istituzionale in ambito nazionale, ho avvertito il bisogno di scrivere qualcosa su ciò che la nascita di un nuovo soggetto (in ambito squisitamente parlamentare italiano) sta smuovendo nelle mie sinapsi cerebrali.

Ho dedicato le mie attenzioni alle dinamiche antropologiche in ambito globale, con conseguenti piccole osservazioni anche sui comportamenti dei leader: sia politici di altri Paesi, sia di comunità e/o clan di vario genere.

In questa ricerca mi sono avvalso anche delle conoscenze in ambito psicanalitico, che da più di un secolo tanti contributi continuano a dare per la più approfondita analisi della nostra specie Homo Sapiens.

Dette premesse credo siano necessarie a far capire un diverso approccio proposto nell’affrontare problematiche che, dal mio punto di vista, soffrono di vistose lacune sociologiche. Mi riferisco in particolare alla pessima abitudine sociale di ricondurre ogni percorso “politico” ad una finalità ritenuta spesso solo strumentale.

Questo é un aspetto che fa parte del solco sempre più profondo e (apparentemente) invalicabile che separa il singolo rappresentato rispetto ai suoi rappresentanti governativi/amministrativi.. a tutti i livelli istituzionali.

Non nego (anzi auspico) che elaborate analisi politiche possano influire in modo determinante sulle dinamiche e sulle scelte dei singoli (sia nel candidarsi come rappresentanti, sia nell’eleggerli o comunque nominarli). Tuttavia, ritengo che troppo spesso le scelte sono fondate su convinzioni indotte (soprattutto dai media), che molto spesso trascurano le vere e più importanti dinamiche sociali.

Sappiamo che oggi in tutto il mondo i media (quasi tutti) svolgono un ruolo di orientamento di gran lunga prevalente rispetto a qualche decennio fa; quando la sola carta stampata e la libertà di pensiero, fatta viaggiare con la verbalizzazione radiofonica, telefonica o in treno, autobus, piazza, strada etc, assorbivano il 100% delle potenzialità di comunicazione ed elaborazione, collettiva e individuale, in riferimento all’ambito politico-istituzionale.

Non é nel mio stile elogiare i pregi del passato. Tuttavia, penso sia innegabile che aspetti più profondamente umani dell’agire politico, prima più facilmente percepibili (perché non mediati/filtrati) oggi siano trascurati, giacché affidati (leggi delegati) agli operatori mediatici: elaboratori delle regole di comunicazione. Se quest’ultima disponesse in modo collettivo (da parte di tutti) del possesso non mediato degli strumenti conoscitivi delle dinamiche umane sottostanti i processi politico-decisionali, forse scopriremmo più facilmente l’indole dei rappresentati istituzionali e potremmo scegliere in maggiore libertà di pensiero.

Per fare solo un esempio, potrebbe risultare più facile percepire mentalmente e sensitivamente che nel confronto tra due Mattei, da noi conosciuti solo tramite intermediazione, si nasconde una “sindrome di Highlander”. Si tratta di caso patologico, tutto da approfondire, basato sull’incapacità di rapportarsi ad un contesto antropico-sociale, giacché vissuto soltanto come strumento per l’affermazione di un Ego assolutamente smisurato.

Se questo esempio può risultare calzante, c’è da chiedersi: un’intera importante popolazione, delimitata da ottocenteschi e, quindi, assurdi confini nazionalistici, può affidare le proprie sorti future a siffatti rappresentanti (o aspiranti tali) ?