Sinistra: gruppi e gruppuscoli

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di Fausto Anderlini – 2 dicembre 2018

Un gruppo dirigente è un insieme di individui posti a capo di una impresa politica unito da una cultura politica condivisa cementata come comunità di destino. Una oligarchia unitaria che può essere variamente articolata nei rapporti di gerarchia, nelle diverse sensibilità, negli stili di comportamento e nelle stesse posizioni politiche. Differenze comunque complementari legate da tratti comuni ed elementi di solidarietà che possono sopravvivere anche quando viene a cessare l’impresa politica che ne aveva motivato il sorgere. Nella mia esperienza nazionale nell’epoca della corrente migliorista potei vedere da vicino come tali determinazioni caratterizzassero il gruppo dirigente di matrice togliattiana. C’era un legame che trascendeva i confini politici immediati della ‘corrente’ – nella quale si ritrovavano fra gli altri Napolitano, come primus inter pares per quanto autoritario, Macaluso, Chiaromonte, Bufalini, Lama, Fanti, Guerzoni, Cervetti…- per allargarsi anche a componenti nei quali la cultura politica di matrice togliattiana e le posizioni politiche erano diversamente declinate: da Natta e Tortorella, allo stesso Ingrao, e a maggior ragione Cossutta, che pure aveva dato vita alla scissione.

Tutti avevano in odio Occhetto, non tanto per aver messo fine al Pci, ma per la sua mancanza di rispetto verso l’oligarchia togliattiana (blasfemia manifestatasi clamorosamente nel modo in cui si era avvicinato al letto di Natta sofferente e nelle ripetute intemerate contro le oligarchie ‘comuniste’ prodromiche a un’idea leaderistica e monocratica della funzione dirigente). Allo stesso modo erano tanto disgustati dall’eclettismo veltroniano, quanto tenevano in considerazione D’Alema perchè considerato l’unico prosecutore del seme coltivato dal Pci togliattiano. Tanto è vero che tutti confluirono, chi da destra chi da sinistra, nel sostenerne la candidatura in quel Consiglio nazionale dove emerse come nuovo Segretario del Pds. Se si deve considerare una eccezione che conferma la regola, questa è stata nel modo in cui Napolitano ha trattato Bersani all’atto del ‘mezzo incarico’. Bersani che pure stava a tutto titolo nella stessa filiere. Forse perchè (sicuramente anche per questo) troppo emiliano, e forse perchè Napolitano ha finito per lasciarsi prendere da una certa mania di grandezza ipersenile.

In sintesi, la coscienza del ‘gruppo’ non è mai venuta meno, malgrado le vicissitudini e le separazioni susseguite al crollo dell’impresa politica.
La creazione e il consolidamento di un ‘gruppo dirigente’ si svolgono entro precisi contesti storico politici e generazionali, ma comunque essenziale è l’autoscienza da cui prende avvio. Cioè l’atto di volontà destinato a legare gli individui di una stessa coorte anagrafico-politica, quali che siano i dislivelli di rapporto e le alterità psicologiche, in un comune destino.

Tutto questa succinta divagazione sociologica per fare una piccola considerazione su un aspetto soggettivo che segna la miseria politica attuale. Vedendo questo paradossale e quasi comico ‘cri-cri chi vuol fare un partito venga qui’ non si può fare a meno di pensare all’occasione sprecata da individui come La Forgia, Speranza, Scotto, D’Attorre, lo stesso Fassina. Avrebbero potuto incarnare, per quel tanto di cultura che li accomuna, se non altro la comune matrice Pds, una coorte generazionale animata dalla volontà di costituirsi come ‘gruppo’. Facendo un patto. Scontando i sacrifici e le ritenzioni del caso. Invece li troviamo ognuno, o quasi, per suo conto. Ognuno, forse, non vorrei sbagliare, ma l’impressione è questa, preso dalla vanità di primeggiare. Per non sentirsi ‘secondi’, mentre la ‘risposta’ da dare alla ‘domanda’, era una sola: fare gruppo. Prendendo in carico una genealogia e, insieme, un progetto. Così dall’incapacità di fare gruppo nascono i gruppuscoli. E per quanto la tragedia sia grande si crea un polveroncino. Forse, prima di passare alla storia come aborti intrauterini e pletora di comandanti zero, sono ancora in tempo a fermarsi. Si trovino in un luogo e facciano questo patto di sangue. Lì nascerà la prima ‘casa di cura’.