Sinistra, una classe dirigente inconcludente e incapace

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Rosa Fioravante

di Rosa Fioravante – 28 ottobre 2018

Le solite dirigenze inconcludenti non sono riuscite a mettersi d’accordo nemmeno sull’ovvio: cioè che #Leu esiste perché ha preso dei voti mentre mdp e sin ita esistono solo nella testa di militanti e presunti leader. Poi, siccome il consenso (per quanto modesto) repelle alla sinistra, hanno decretato di sciogliersi per incompatibilità manifeste.

Così manifeste che io, che stavo nel comitato promotore nazionale che ha scritto un manifesto dei valori, che ho una laurea magistrale in filosofia e che – diciamo – qualcosina del dibattito politico la seguo, non l’ho capito. Ho intuito che il problema fosse che i bersaniani non schiodano mdp dal pse o che sin ita non fosse disposta a sciogliere quella che é una comunità ormai consolidata e vitale per confluire in un salto nel vuoto, ho capito che ad un certo punto litigavano sulla modalità di adesione al percorso per evitare che chi ha il vizio consolidato delle tessere false continuasse a esercitarlo, ma insomma, queste sono tutte discussioni pre-politiche, primitive, ombelicali. È un insulto alla nostra intelligenza considerarle “condizioni insormontabili”.

Rosa Fioravante 

Personalmente, mi rimane un solo rimpianto: che delle ragioni di un’agenda socialista, del superamento della socialdemocrazia e dei socialdemocratici in senso della democrazia radicale ed economica, della necessità di costruire un partito nel quale una generazione possa cercare uno strumento di riscatto, dell’opzione di riconnettere l’alto e il basso e di tutte le cose che vi ho sempre raccontato, di queste ragioni avrei voluto parlarne a congresso e litigare e dividerci su qualcosa che interessasse la vita di noi precari e poi magari fare sintesi imparando qualcosa di nuovo e non lasciando che di riunione in riunione il cervello si atrofizzasse invece di lavorare; e sì avrei tanto voluto mettere in minoranza qualcuno. Con la forza delle idee e con la forza della storia che da Sanders a Corbyn al Portogallo alla Francia sta mettendo fuori dal campo le opzioni “uliviste”; avrei voluto anche litigare e poi fare sintesi con chi sostiene che per fare Politica basta “mettere in mare una nave” e inseguire la società civile, come mi sarebbe piaciuta una bella discussione sulla funzione di un partito nel ventunesimo secolo e su cosa significano le navi e i progetti “dal basso”. Non c’è stata occasione. Non hanno voluto darci l’arena per dimostrare a questo Paese che esiste di molto meglio e molto più a sinistra che una serie di dirigenti incompetenti.

A quasi 4 anni dall’uscita dal pd ho vissuto tre processi costituenti e direi che é giunto il momento di dire anche basta. La prossima volta me ne interesserò a partito già fatto e se un partito non ci sarà – perché mi fanno tristezza enorme quelli che oggi esultano mentre noi, che siamo la parte debole della società, siamo ancora senza rappresentanza ed organizzazione – ci adegueremo a fare gli intellettuali, gli attivisti, la testimonianza, faremo le manifestazioni e le cose simboliche aspettando tempi migliori.

È così: avete fatto il deserto e lo avete chiamato “sinistra ampia e popolare” o “progetto più ampio per le europee”. Aveva proprio ragione Giachetti. Per altro, convincendo persino quelli come me che hanno sempre pensato che i tempi migliori bisogni costruirseli perché nessuno li regala, che é meglio lasciar perdere. In 4 anni mai un congresso vero, solo scissioni nella sinistra radicale e perché? Perché se ti scindi comandano sempre gli stessi, se ti confronti magari qualcuno porta delle idee nuove, le idee nuove portano persone nuove e le persone nuove sono quelle che possono far cambiare le cose.

E comunque, visto che in mdp ci hanno vietato Chavez, io consiglierei di tenersi stretto quantomeno Allende.

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