Speranza e spesa sanitaria

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di Mino Dentizzi

La crisi del Servizio Sanitario Nazionale pubblico e la diseguaglianza tra i cittadini nell’accesso a servizi sanitari pubblici, efficaci ed efficienti, e dall’altro lato il contemporaneo aumento della spesa dell’assistenza sanitaria privata in tutto il territorio italiano, è evidente a tutti.

Ormai anche molti rapporti dello stesso Ministero della Salute, di Commissioni parlamentari, di enti di ricerca sia pubblici sia privati, evidenziano questo stato delle cose, confermato recentemente dal Rapporto sanità Ocse 2019, dal Rapporto SVIMEZ 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno e ultimamente ribadito pure dalla Conferenza delle Regioni nell’audizione sul bilancio di previsione dello Stato per il 2020.

Se l’origine della crisi è in parte connessa al crescente invecchiamento della popolazione e alle sue conseguenze in termini di spesa e investimenti, un altro elemento ci associa con il resto del mondo occidentale e consiste nella difformità tra l’incremento delle spese causate dalla costante proposta di nuove tecnologie per la diagnosi e la cura, effetto dei progressi della ricerca scientifica, rispetto alla stagnazione della spesa sanitaria pubblica, che facilita la fioritura del mercato della sanità privata.

Un sistema sanitario pubblico che spende molto non vuole dire sempre e solo sperpero di denaro pubblico, ma anzi se la spesa è ben indirizzata, significa investimento per conservare e recuperare il benessere individuale e collettivo, per valorizzare e promuovere le molte eccellenze italiane in campo biomedico, farmaceutico e  bioingegneristico, con calo dei costi complessivi dell’assistenza sanitaria.

In Italia, poi, la crisi è stata accentuata, oltre che dall’incuria e dalla rincorsa al privato delle inefficienti amministrazioni regionali per responsabilità da cui nessuna forza politica è esclusa, dalla ripetuta sottrazione negli ultimi anni di risorse al servizio sanitario pubblico.

Dal 2010 al 2018 in rapporto al PIL la spesa sanitaria pubblica ha registrato una riduzione di 0,3 punti e il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) di 0,4 punti, cosa ancora più grave se consideriamo che in alcuni anni il PIL si è abbassato. Il governo attuale giallo-rosso per il 2019 prevede 114,474 miliardi per il FSN, fissando l’entità della spesa sanitaria pubblica a 118,560 miliardi. Nel 2020 il FSN aumenterebbe a 116,474 miliardi e la spesa pubblica a 120,596. Nel 2021 arriverebbero rispettivamente a 117,974 e 122,003 miliardi.

In pratica, è stato solamente ratificato l’aumento previsto dal Governo giallo-verde precedente. Anche se dal 2018 al 2021 si avrebbe un incremento di 4,5 miliardi per il FSN e 6 miliardi per la spesa, non si può dire che sia un’inversione di tendenza. Sia il FSN sia la spesa in passato sono di solito aumentati in valore assoluto, tranne che nel 2013 e nel 2015 ma rispetto al PIL gli aumenti non hanno modificato la tendenza generale al ribasso, pienamente confermata dalle previsioni del governo attuale, che porterebbero nel 2021 il FSN al 6,32% e la spesa sanitaria al 6,53% del PIL, cioè ai valori più bassi mai registrati!