Sprovincializziamo l’Europa dominata dai mercati, riscrivendo la storia!

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di Antonio Gaeta, 13 agosto 2018

Il limite di quasi tutti gli etnologi ed antropologi é quello di concentrarsi sul particolare, scollegandolo da un contesto molto più ampio.

Lo studioso statunitense Samuel Noah Kramer, in “Sumeri. Alle radici della Storia” fin dalla sua prima edizione pubblicata nel 1957 (Newton Compton, 1979), ha senza dubbio il merito di aver fatto credere che la prima grande civiltà umana nacque in Mesopotamia: ovvero un territorio distante, sia dall’Europa, sia dalla Cina e, comunque, molto diverso per caratteristiche geografiche e ambientali.

Un po’ come dire che: é inutile cercare le “culle” delle 2 più grandi civiltà (quella orientale e quella occidentale) negli antichi meandri della loro protostoria ! Lo stesso errore si compie in scala più ridotta, allorché si cercano le origini di una cultura in età storica, prescindendo dal più vasto contesto geopolitico dell’epoca.

L’antropologo Semir Osmanagich, fondatore del Parco Archeologico Bosniaco, il sito archeologico più attivo del mondo, dichiara che le prove scientifiche, ‘inconfutabili’, venute alla luce, sull’esistenza di antiche civiltà con tecnologia avanzata, non ci lasciano altra scelta, se non quella di riscrivere la nostra storia, la Storia dell’Umanità Terrestre. Un attento esame, su l’età di alcune strutture, rivelerebbe definitivamente che sono state costruite da civiltà avanzate di oltre 29.000 anni fa.

Tuttavia, anche le sue dichiarazioni si fondano su un esame paleontologico del tutto circoscritto dal Parco Archeologico Bosniaco.

Stando alla ricca e vasta documentazione pubblicata dall’archeologa Marija Gimbutas, invece, l’esistenza di progredite civiltà preindoeuropee nell’Antica Europa, sembra del tutto confermata in virtù di ritrovamenti in aree, che spaziano dall’Europa centrale ai Balcani, all’Ucraina e persino all’Anatolia ! La prova più evidente tra tutte é la scoperta di quello che l’archeologa definisce «l’Old European Script».

Quest’ultimo, in uso comune tra il 5300 e il 4300 a. C., era una forma di scrittura sacra, che appare in iscrizioni su oggetti religiosi: statuette, troni, modelli di tempio, recipienti per offerte, altari, vasi di libagione, modelli di pane sacro, pendenti, piastre e fusaiole. Il suo fine era la comunicazione tra gli individui e la divinità. Esso non ha nulla a che fare con le scritture commerciali e amministrative, molto più tarde della Mesopotamia o con la micenea Lineare B !

«L’Old European Script» si é evoluto durante il neolitico, a partire dall’uso crescente di una varietà di segni simbolici, alcuni dei quali ricorrono con continuità da tempi più antichi e potrebbero avere avuto un valore fonetico. Già dal 6000-5300 a. C. appaiono le prime forme composte: simboli con addizioni di segni lineari. Si suppone che i segni lineari geroglifici siano stati inseriti nell’«Old European Script» come valori fonetici, da cui poi sono stati ideati altri valori fonetici, sillabe o parole. Ciò si é compiuto con la trasformazione dei segni originali mediante aggiunta di linee rette o curve, punti, duplicazioni, inversioni o sovrapposizioni, arrivando infine a una scrittura complessa.

Detto questo, «L’Old European Script – scrive Marija Gimbutas – sparisce virtualmente all’epoca in cui si disintegrano le più importanti culture Karanovo e Vinca, nonché quasi tutte le altre dell’Antica Europa, intorno al 4.300 – 4.000 a. C.. Ciò a seguito dell’infiltrazione armata di pastori a cavallo, provenienti dalle steppe asiatiche, presunti parlanti indoeuropei. Sopravvive, tuttavia, nell’area egea, dove la civiltà dell’«Antica Europa» permane ancora per 2 millenni, oltre la fine delle culture danubiane.»

Non sorprende, perciò che si colgano somiglianze tra l’Old European Script e i segni degli script della 1^ «Età del Bronzo» intorno all’Egeo (culture minoico-cretese e cipriota). Le analogie tra i caratteri dell’Old European Script, i geroglifici cretesi e l’alfabeto cretese Lineare A del III e II millennio a. C. sono molto stimolanti ! Esse suggeriscono che l’«Old European Script», concepito nella sua prima versione circa 4.000 anni prima (6.000 a. C.), sia una scrittura della stessa famiglia, elaborata da parlanti ancestrali non indoeuropei.

Pertanto, ora ci sono molti più presupposti per fare, comunque, ciò che l’antropologo Semir Osmanagich, da alcuni decenni ci ha invitato a rendere realtà ufficiale: ovvero la nuova scrittura della Storia !

Una generosa operazione, tutta scientifica, in questa direzione renderebbe vani i tentativi di manipolare le verità sulla realtà umana: manipolazioni che sono sempre avvenute e avvengono tutt’oggi ad opera delle strutture di potere (Chiesa compresa), eredi millenarie di quelle istituite e imposte 4-6.000 anni fa dai popoli patriarcali indoeuropei ! (*)

NOTE:

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