Svicolone, il leone del palcoscenico

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Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: https://www.ipensieridiprotagora.com/

di Luca Billi  9 luglio 2019

Parlare di Svicolone – o Snagglepuss come si chiama nella versione originale il personaggio creato alla fine degli anni Cinquanta da Joseph Barbera e William Hanna – vuol dire parlare della sua voce. O meglio, delle sue voci.

Svicolone – per comodità lo chiameremo sempre così, anche quando parleremo dei cartoni animati originali, non doppiati in italiano – è un puma antropomorfo di colore rosa. Visto che in Italia abbiamo poca dimestichezza con questi animali, lo abbiamo sempre considerato un leone. Gli piace essere elegante: indossa un colletto alto inamidato, i polsini e un cravattino stretto. Sogna di fare l’attore e ha una netta predilezione per Shakespeare. E’ cortese e amichevole, ma le persone tendono a considerarlo un animale feroce e questo è in genere l’elemento che scatena le storie di cui è protagonista. Le sue frequentazioni con i classici del teatro gli permettono di avere un eloquio piuttosto colto e raffinato – non posso dire per i puma, ma certamente più di tanti umani.

Il successo di questo personaggio si deve in gran parte all’attore che gli ha dato la voce. Daws Butler è stato uno dei più importanti doppiatori di cartoni animati tra la metà degli anni Cinquanta e la fine dei Settanta. Per Hanna-Barbera Butler è stato la voce di Yoghi, Braccobaldo, Ernesto Sparalesto e Babalui – non era infrequente che interpretasse più personaggi nello stesso cartone – Wally Gator, Lupo de’ Lupis, Barney Rubble. E naturalmente Svicolone.

Per caratterizzare questo nuovo personaggio Butler decide di imitare la voce di Bert Lahr, un noto attore comico, la cui interpretazione più famosa è stata quella del Leone codardo nel film del 1939 Il mago di Oz. Lahr, nato nel 1895 a New York, era cresciuto nel vaudeville, in cui aveva debuttato appena quindicenne, ma era poi velocemente arrivato ai palcoscenici di Broadway, era un ottimo comico e un buon cantante, e per questo partecipò a diversi musical e riuscì a ottenere la parte del Leone nel film di Fleming, che caratterizzò in maniera molto personale. Tornato al teatro, dopo questo grande successo, fu ingaggiato per nuovi ruoli comici e nel 1956 volle portare in scena, per la prima volta negli Stati Uniti, Aspettando Godot: Bert interpretava Estragon, mentre Vladimir era un altro celebre attore teatrale, Tom Ewett, che però noi ricordiamo per essere il marito di Quando la moglie è in vacanza, rapito – come tutti noi – da quella gonna sollevata dallo spostamento d’aria quando passa la metropolitana. Il dramma di Beckett fu un fiasco e lo spettacolo non arrivò neppure a Broadway. L’anno dopo, cambiato il regista e il coprotagonista – E.G. Marshall, il giurato n. 4 di Twelve angry men, sostituì Ewell – lo spettacolo arrivò finalmente a Broadway, ottenendo un buon successo, anche perché Lahr venne lasciato libero di dare il proprio tono al personaggio.

Nel 1961 la Kellogg “assume” Svicolone per fare pubblicità ai propri cereali. Ben Lahr fa causa a Daws Butler per avergli “rubato” la voce. Si arriva a un accordo e Bahr ottiene che alla fine dello spot compaia la scritta “la voce di Svicolone è di Daws Butler”, facendolo diventare il primo doppiatore a ottenere questo credit in uno spot televisivo: in fondo un giusto riconoscimento per un attore di cui nessuno conosceva il volto e pochissimi il nome. Anche se tutti conoscevano le “sue” voci.

L’accusa di Lahr era però ingiusta. Certo Butler aveva preso molti tratti della sua voce, ma non l’aveva pedissequamente imitato, non lo faceva mai. Aveva inventato la voce di Svicolone, calda, ben impostata, da attore classico, con un tono leggermente affettato, un vocabolario ricco e farcita di citazioni.

Svicolone spesso durante le sue avventure è costretto a scappare e qui Butler ha il colpo di genio: ogni volta quella fuga repentina viene annunciata con l’espressione

exit, stage left

che è la didascalia sui copioni per indicare che l’attore deve uscire a sinistra. Per lo più Svicolone esce a sinistra, ma ovviamente capita che debba scegliere anche l’altra direzione e l’espressione cambia di conseguenza. Come rendere tutto questo in italiano? I traduttori hanno un altro colpo di genio e la frase di fuga diventa

svicolo tutta a mancina.

Poi Renzo Palmer, chiamato a dare la voce a questo bizzarro puma rosa, inventa per il suo personaggio un accento bolognese. E’ così che noi abbiamo conosciuto Svicolone.

Renzo Palmer è stato uno dei grandi artigiani dello spettacolo italiano: nato a Milano nel 1929, da metà degli anni Cinquanta fino a qualche mese prima di morire, ha fatto teatro e cinema, radio e televisione, per lo più senza essere il protagonista degli spettacoli, dei film, degli sceneggiati in cui ha lavorato, ma illuminandoli tutti con il proprio mestiere. Renzo Palmer non era un bello, non aveva il physique du role dell’eroe, ma era bravissimo a dare vita ai suoi personaggi, che sono quelli della vita vera. Renzo Palmer aveva la straordinaria capacità di raccontare l’uomo comune – e quindi noi spettatori – nelle nostre piccolezze e, più raramente, nei nostri eroismi. Ricordo la sua ultima apparizione in un film: ne La famiglia di Ettore Scola è Nicola, lo zio di Macerata, fascista, ottusamente orgoglioso di essere diventato il segretario del partito nella sua città, ma non riusciamo a volergli male, perché è nostro zio, lo conosciamo, è più stupido che cattivo. Poche battute, una manciata di inquadrature, ma noi, grazie a Palmer, sappiamo tutto di quell’uomo. Renzo Palmer ha fatto tanto doppiaggio, di film, ma anche di cartoni animati, e per quelli di Hanna-Barbera ha dato la propria voce – come Butler – a Braccobaldo e a Svicolone, e, proprio come il suo omologo americano, con la sua voce ha creato quel personaggio. Altri hanno successivamente doppiato – peggio di lui – il puma rosa con il suo intercalare perfino – even nell’originale di Butler – ma nessuno ha potuto togliergli l’accento, e quindi quel puma parlerà sempre con quell’inconfondibile esse bolognese.

Merita infine che sia raccontata l’ultima vita di Svicolone.

Nel 2018 lo scrittore e autore di fumetti Mark Russell e il disegnatore Mike Feehan hanno pubblicato sei albi dal titolo Exit, Stage Left !: The Snagglepuss Chronicles. Il protagonista è ancora un puma antropomorfo rosa, elegante e un po’ snob, colto, che per vivere fa il drammaturgo nell’America degli anni Cinquanta. Ma Snagglepuss è anche omosessuale – avremmo dovuto già sospettarlo anche noi – e per questo finisce nel mirino del Comitato per le attività antiamericane. A seguito della delazione di Ernesto Sparalesto, che in questo modo riesce a fare carriera nel mondo dello spettacolo, celando la propria omosessualità, anche il suo amico romanziere Braccobaldo subisce la stessa accusa e per questo si suicida. Ma Snagglepuss non svicola, affronta le sue scelte politiche e personali.

A dire il vero neppure Svicolone è uno che fugge, ma uno che vuole evitare lo scontro. Di fronte alla stupidità preferisce andarsene il più in fretta possibile: non possiamo davvero dargli torto. Però se un suo amico ha bisogno, Svicolone c’è – e probabilmente Butler ha pensato anche a questo quando ha scelto la voce di Bahr, ossia la voce del Leone codardo che trova il coraggio per salvare i suoi amici. Poi Svicolone vive in un suo mondo, ma anche in questo caso probabilmente ha ragione lui. Forse è più vero il suo mondo, sopra il palcoscenico, dove la finzione è codificata, che le meschine e ipocrite recite del nostro cosiddetto mondo reale, dove fingiamo senza saperlo e per di più pretendiamo di dire la verità.

Forse non abbiamo mai capito Svicolone: quando svicola tutta a mancina, quando fugge dalla schifezza di questo mondo, non esce dal palco, ci sale.

Enter, stage left.