Sviluppo sostenibile ed economia sostenibile: ossimori?

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Premetto che ho letto più volte quanto scritto di seguito, giacché capisco che non é facile distinguere e/o unire i concetti enunciati. Per questo, credo che chiarire la portata dei significati terminologici, aiuta nella scelta del linguaggio più appropriato per comunicare in questo complesso ecosistema, cui apparteniamo.

In questo periodo denso di commenti sulla necessità di tutelare il nostro «ecosistema terrestre» (1), per rallentare e auspicabilmente impedire/invertire la prosecuzione della già iniziata 6′ estinzione di massa delle specie viventi, la comunicazione verbale assume importanza maggiore rispetto alla sua abituale fruibilità. Quest’ultima può essere agevolata se il linguaggio si dota di significati socialmente accettabili, perché comunemente comprensibili.

Gli studiosi del nostro ecosistema hanno abitualmente grandi difficoltà nella traduzione di terminologie scientifiche (o soltanto sofisticate) in concetti alla portata degli esclusi dal sapere. Credo, pertanto, sia dovere anche dei divulgatori la ricerca sia della semplificazione terminologica circa i significati complessi, sia della linguistica circa la comprensione degli stessi.

Per meglio contribuire alla più comprensibile comunicazione anche su argomenti complessi, é mia sentita intenzione tornare a scrivere prossimamente sull’origine del linguaggio verbale, indicato (da autorevoli studiosi di paleoantropologia) come caratteristica decisiva nel distacco di noi Sapiens rispetto alle altre ramificazioni della specie Homo.

Rivivere il nostro passato remoto, aiuta a mantenere fermo lo sguardo sul presente della nostra specie e sulla direzione del possibile futuro, senza lasciare vuoti mentali (smarrimenti) nell’ambito del nostro sistema logico-concettuale. La specie Homo (Sapiens compreso) si caratterizza anche per il suo forte senso di orientamento spazio-temporale. Tale capacità stabilizza l’emotività ed elimina l’angosciosa sensazione dello “smarrimento”: anche esistenziale.

Questa, che per alcuni può sembrare una elucubrazione (2), é la motivazione che mi induce a fare ordine terminologico nel nostro linguaggio corrente, in tema di vissuto compatibile con l’«ecosistema terrestre», ovvero ciò che in questo discorso é definibile «il nostro contesto». Penso che contribuire a fare chiarezza su questo passaggio comunicativo significa aiutarci nell’impedire che esso diventi una strettoia, destinata a condurci in un vicolo cieco.

Pertanto, in tema di «ecosistema terrestre» inizio con il citare alcune definizioni riportate su Wikipedia (3), giacché molti si rivolgono a tale valido strumento per capire di più, anche sul significato dei termini in materia di “ambiente (naturale)”: parola troppo spesso usata come sinonimo di “ecologia”. La prima semplificazione, pertanto, credo sia quella del cercare di individuare con quest’ultimo termine l’insieme dei fattori geofisici e biologici, che interagiscono tra loro, determinando il particolare complesso ecologico, che sintetizzando definiamo «ecosistema terrestre».

Credo sia evidente a tutti che le attività umane di alterazione del cosiddetto “ambiente naturale” (vedi appresso e Nota 6) siano prioritariamente dirette nei confronti dei fattori geofisici. Pertanto, quest’ultimi negli ultimi secoli sono stati e sono molto mutevoli. Penso alle attività estrattive di fonti energetiche non rinnovabili e le conseguenze sulle alterazioni climatiche (e sui comportamenti umani).

Ad esempio, ciò che tutti gli agricoltori sanno é che quest’ultime incidono profondamente sulla resa delle coltivazioni e, quindi, sulla produzione di alimenti. Su questi incidono, poi, anche prodotti tipo fitofarmaci, erbicidi e veleni di ogni tipo, che danneggiano fortemente la salute e il benessere umano. I gas-serra e lo smog urbano, infine, costituiscono il top del danno arrecato a tutti gli esseri viventi.

Per questi motivi limitare (come riportato di seguito nella voce “Ecologia) la definizione di «ecosistema» alla biosfera é assolutamente riduttivo. In realtà, nello «ecosistema terrestre» rientrano anche le attività contemplate dalla voce «ambiente naturale».

Conseguenza di queste valutazioni é stata per me quella di consultare in Wikipedia anche le voci «eco-sostenibilità» e «sviluppo sostenibile». Nella prima leggo: “attività umana che regola la propria pratica secondo assunti «ecologisti», nel quadro dello «sviluppo sostenibile». Nella seconda leggo: “la forma di sviluppo economico compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi, disponibili per le generazioni future. Ciò che ha dato vita all’economia sostenibile, appoggiandosi almeno in parte alla cosiddetta economia verde (green economy).”(4)

Qui occorre sottolineare che Alex Langer si rivolterebbe nella tomba, nel sapere che si continua a parlare di «sviluppo sostenibile» e di «economia sostenibile», giacché egli fu tra i primi a considerare ciascuna di queste espressioni: ossimoro (5). A parte le perplessità sul significato dell’aggettivo “liberi” (non di proprietà ? pubblici ?) attribuito ai beni, lo sviluppo come l’economia sono stati sempre sostenuti dalle risorse dell’ecosistema terrestre (soprattutto quelle umane). Inoltre, in tutta evidenza le due spiegazioni appaiono come una “tautologia”(5), giacché l’una rinvia all’altra, giocando all’inserimento nella scatola cinese più grande: ovvero quella che raccoglie le più piccole sotto l’aggettivo «ecologico».

Altre due definizioni consultate su Wikipedia (che riprende dal Portale Ecologia e Ambiente), di cui ho accennato sopra, sono «ecologia» e «ambiente naturale»:

1- L’ “ecologia” (dal greco oikos che vuol dire casa o ambiente) “è la disciplina che studia la porzione della Terra in cui è presente la vita e le cui caratteristiche sono determinate dall’interazione degli organismi tra loro e con i fattori abiotici. Una porzione di biosfera delimitata naturalmente costituisce un ecosistema. Ecosistemi di livello inferiore possono essere contenuti in ecosistemi più ampi: la biosfera è quindi il massimo ecosistema.”

[Tuttavia, come sopra descritto, la biosfera potrebbe costituire soltanto una componente (sia pur essenziale) del complesso ecologico definibile «ecosistema». Infatti, la spiegazione si contraddice nel coinvolgere i non meglio definiti “fattori abiotici”] – (vedi anche Nota 6)

2- Per “ambiente naturale”  si intende normalmente “l’insieme dei fattori che influenzano gli esseri viventi, spontaneamente regolati dal corso della natura, in contrasto con altri ambienti o milieu “non naturali” in quanto creati dall’uomo.” (6)

Ho voluto riportare anche queste 2 definizioni giacché diffuse, benché ci aiutano poco nel capire cosa esattamente intendiamo nel nostro linguaggio verbale in tema di protezione (o salvaguardia). Le conseguenze della scarsa chiarezza concettuale in questo campo costituiscono aspetto determinante nel favorire inadeguate condotte geo-politiche e inopportuni comportamenti umani.

Ad esempio, molti non comprendono quanto essi stessi siano i destinatari del messaggio divulgato dai recenti movimenti giovanili, che si rifanno a Fridays for Future e Extinction Rebellion. Pertanto, allo scopo di contribuire nel far capire quanto questi messaggi siano assolutamente connessi con la tutela della specie Homo (e quindi di tutti noi), riporto anche un breve brano sulla nascita del linguaggio verbale, che scrissi nell’articolo intitolato “Homo: affinità e diversità di specie”: (7)

Il linguaggio verbale nasce, pertanto, dal comune riferimento a uno specifico «contesto», del quale sia il parlante sia l’ascoltatore cercano di stabilire una definizione condivisa: ovvero da entrambi accettabile e accettata. Trattasi, dunque, di una necessità adattativa, che si fonda sulla capacità dei dialoganti di ancorarsi a ciò che li accomuna nello stesso specifico «contesto» (radicamento) e allo stesso tempo con il saperlo interpretare nella sua dinamicità, ovvero mutevolezza nello spazio e nel tempo (proiezione).”

Quest’ultima affermazione mi sembra poter offrire maggiore chiarezza sull’umana capacità di vedere lontano, pur mantenendosi ancorati al contesto attuale, che é il tipo di mondo in cui ora viviamo. Nel rinnovare questa nostra caratteristica proiettiva questi giovani sembrano voler dire anch’essi che le due definizioni («economia sostenibile» e «sviluppo sostenibile») sono ossimori.

Questo perché é “sostenibile” soltanto ciò che il contesto ecologico consente di sostenere. Ad esempio, le fonti energetiche derivanti dai fossili non sono ecologicamente sostenibili, giacché esauribili e non rinnovabili. Per lo stesso motivo qualsiasi concetto di «sviluppo» é sostenibile solo se fondato sull’uso di fonti energetiche rinnovabili. Concetti economici come «libero mercato» e “crescita infinita” nascondono un’amara verità: il persistente sfruttamento delle risorse della Terra (anche umane) ha un limite. Dirigendosi verso il quale possiamo solo parlare di “decrescita”.

Di quelle citate la sola definizione che sembrerebbe differenziarsi rispetto alle tautologie e gli ossimori delle altre é quella di “Ecologia”. Sebbene personalmente io scriverei non [che studia la biosfera] (6) ma che esamina le condizioni anche geofisiche, in cui nascono, interagiscono, si sviluppano e si auto-tutelano i processi biologici, che raccogliamo sotto il nome di Biosfera.

Questo ci dice che la più attenta lettura delle definizioni (soprattutto quella di “ambiente naturale”) in materia di «ecosistema terrestre» rivela l’introduzione forzata nel linguaggio verbale di qualcosa, che non appartiene alle nostre capacità di radicamento e allo stesso tempo proiettive verso ciò che appare lontano e futuribile.

NOTE:

  1. – – Termine con il quale individuiamo il «contesto», cui facciamo riferimento in questo dialogo specifico e che ci fornisce l’umana sensazione del radicamento (le nostre radici bio-culturali).

  2. – Discorso o ragionamento tanto meticoloso, da risultare contorto.

  3. – In proposito occorre dire che anche questo valido strumento (che correttamente premette di non costituire la “verità”) entro certi limiti contribuisce ad arricchire il nostro linguaggio.

  4. Il rinnovamento delle risorse è al centro del discorso eco-sostenibile, ed è visto come capacità intrinseca del mondo di trasformarsi in maniera ciclica: capacità che va difesa per non modificare i delicati equilibri terrestri. È eco-sostenibile ciò che porta ad agire l’uomo in modo che il consumo di risorse sia tale che la generazione successiva riceva la stessa quantità di risorse che noi abbiamo ricevuto dalla generazione precedente.

  5. – Ossimoro: frase retorica che accosta due termini in antitesi tra loro. Tautologia: definizione illusoria, che ripropone in termini solo formalmente diversi l’enunciazione di quanto dovrebbe costituire già oggetto di spiegazione o di svolgimento. Nella logica formale classica, proposizione che, volendo definire qualche oggetto o concetto, non faccia altro che ripetere nel predicato quanto è già detto nel soggetto (per es.: civismo è il senso civico).

  6. – “ambiente naturale” -Il termine non è inteso solo come ambiente biologico, così come definito dalla scienza dell’ecologia, ma sottintende un insieme di fattori ambientalistici, politici, sociali e filosofici, che possono includere (ovvero non escludere, ma neppure attuare, ndr) la salvaguardia ambientale mediante la protezione degli animali, la riduzione dell’inquinamento, la promozione delle energie rinnovabili, lo studio dello sviluppo sostenibile, della salvaguardia delle risorse naturali e degli ecosistemi (di questi si scrive anche nella definizione di ecologia, ndr) la promozione di aree naturali protette.

    [Tuttavia, “Studiare” é parola che tradisce comunque un’ingerenza umana sui percorsi biologici autonomi. Esso implica modifiche comunque apportate dalla specie Homo (come l’agricoltura) ndr].

  7. Vedi : https://www.nuovatlantide.org/homo-affinita-e-diversita-di-specie/