TAV or not TAV ? These is the question?

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di Antonio Gaeta 11 marzo 2019

Volendo alleggerire una querelle annosa, ormai diventata “questione di Stato”, su cui i media si accaniscono fino alla noia degli italiani: ovvero tutti gli abitanti equivalenti della penisola italica (di questi tempi meglio specificare).

Per quel poco di essenziale che so, gli aspetti di questa querelle sono molteplici. Il problema all’inizio sembrava circoscritto alla Valle di Susa, in Piemonte, i cui abitanti diedero avvio a una forte opposizione, che nel corso dei lustri successi destò l’attenzione di quanti in Italia erano rimasti (anche per scelta) fuori dalla “politica politicante”. I motivi dell’avversità della popolazione locale nei confronti dell’opera pubblica furono squisitamente ambientali, saldamente connessi con la tutela della salute (amianto liberato nella valle).

Di contro, le ragioni della “politica” a favore dell’attuazione del lunghissimo tunnel (Km. 270), fin dall’inizio sono state d’ordine più economico ma non solo. Ad esse nel decennio in corso si sono affiancate tesi di carattere occupazionale (per questo sostenute anche dai sindacati) e persino di strategia mercantile di respiro europeo (vedi transito merci sui corridoi TAV, in competizione con la più costosa modalità aeromobile).

La mobilitazione della Val Susa alimentò il Movimento, che con il simbolo delle “5 stelle”, in poco tempo e dopo poche elezioni, é giunto a ribaltare l’assetto istituzionale sorretto dalle forze politiche già in campo. Molti sanno che le ragioni del successo nazionale del M5S stanno nell’aver trasceso le motivazioni ambientali iniziali. L’hanno fatto per abbracciare una contrapposizione a tutto campo nei confronti dell’operato delle forze politiche tradizionali, facendo leva su un consistente e diffuso malcontento popolare.

Una soltanto tra quest’ultime ha tratto spunto dal forte scontento per mutare i suoi connotati e abbracciare metodi e stili non più dettati da un’ideologia (tipo Padania autonoma): ovvero qualcosa capace di sostenere un programma politico-istituzionale di più ampio respiro. Parlo della Lega-Nord, già alleata con Silvio Berlusconi nei precedenti governi di destra.

A questi nuovi aspetti, che hanno concorso nell’ingigantire la questione TAV o non TAV, di recente si é aggiunto quello definibile “strategia politico-economica liberista”, guidata dalle associazioni degli imprenditori del nord-Italia, cui si affianca a Torino il movimento femminile conosciuto come delle “Madamin” e ora anche il PD di Chiamparino e Nicola Zingaretti. A questo punto il post si ricollega con quello precedente “Quale PD per Zingaretti ?”

Per non dilungarmi, la questione TAV potrebbe essere così sintetizzabile.. esistono tutti i presupposti per ricondurre la querelle “Tav o non Tav” a 2 diversi programmi politico-ideologici (più o meno consapevoli tra gli attori) esistenti tra le parti in causa: il primo é quello della strategia imprenditoriale “liberista” (il Corridoio Mediterraneo ad alta velocità per ora trasporterà solo merci), volta a cercare un rafforzamento del capitale d’impresa. L’intento é anche quello di prevenire i disastri della “finanziarizzazione globale”, che consente ai colossi economici (ora soprattutto Usa, Cina e Russia) di impadronirsi di tutto!

L’altro presupposto si basa su un ancora troppo flebile sviluppo socio-economico fondato sulle fonti energetiche rinnovabili: modello che, pur debole nella capacità previsionale di incremento occupazionale, chiarirebbe troppi voluti equivoci e inganni mediatici; studiati e perseguiti, per giustificare guerre teleguidate e mettere al bando governi legittimi (vedi Venezuela), con l’unico scopo di impadronirsi delle risorse degli altri popoli..

Su questo aspetto tutta la Sinistra europea é chiamata a riflettere, giacché le vere ragioni del suo fallimento stanno nel sodalizio con l’ideologia liberista: operazione che ha richiesto una graduale ma costante rimozione delle cause “antagoniste” della sua nascita ed esistenza. Tuttavia, la Storia dimostra che il “pensiero unico” in campo economico (quello del libero mercato) ha già fatto il suo tempo e ha generato mostruosi danni in tutto il pianeta !

Come si può capire, il vero “dilemma” non é fare o non fare il tunnel! Si tratta, invece, di aspetti più rimarchevoli, per i quali ogni parola spesa richiede un approfondimento specifico. Motivo per cui torneremo sull’argomento.