Un Mozart ancora oggi incompreso usato per giustificare Domingo

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Autore originale del testo: Giovanni La Torre
Fonte: i gessetti di Sylos

Gli appassionati di musica sanno, o dovrebbero sapere, che da diversi decenni è incorso una revisione critica dell’opera e della vita di W. A. Mozart. All’immagine di Mozart come il compositore apollineo che aveva fatto rinascere nella musica il più puro spirito greco (Goethe), o all’immagine romantica dell’eterno fanciullo che sfornava opere assolute in piena inconsapevolezza, quale mero medium dello spirito universale, a queste ed altre immagini dello stesso tipo la critica moderna contrappone quella di un Mozart tormentato, a tratti oscuro e introspettivo, in una parola “tragico”.
Nell’inevitabile parallelo con Beethoven si è passati dal “Mozart raffaellesco e Beethoven Michelangiolesco” a “Beethoven drammatico e Mozart tragico”. In Beethoven è onnipresente il conflitto tra l’uomo e il destino, e in questo cimento l’uomo, con la propria volontà sorretta dalla legge morale (in questo il tedesco è kantiano), alla fine ne esce sempre vincitore (basta pensare all’Inno alla Gioia che chiude la nona e ultima sinfonia); in Mozart invece l’uomo appare spaesato di fronte alle avversità, e quindi soccombente, e questo soprattutto nelle ultime composizioni. Un certo ruolo in questa revisione senz’altro lo ha avuto la scoperta della Psicanalisi, che ha consentito di decodificare meglio quelle che prima venivano catalogate come semplici e innocenti “bizzarrie fanciullesche” (per esempio il gusto anormale per la coprolalia, trascinatosi fino all’età adulta) del salisburghese, ma che invece oggi vengono classificate come vere e proprie nevrosi e sintomi di un’infanzia rubata (e a questo proposito si è indagato meglio il rapporto con il padre). A questo punto fa specie il giudizio erroneo dei romantici, i quali non si resero conto che in quello che consideravano “eterno fanciullo” in realtà si avvertivano già i primi palpiti, i primi tormenti che poi avrebbero dato vita proprio a una delle cifre della musica romantica.
Perché questo cappello su Mozart, del quale chiedo eventualmente scusa se è stato causa di noia? Perché su “Il Foglio” tale Camillo Langone, per difendere il tenore Placido Domingo dalle accuse turpi che gli vengono rivolte in queste settimane, invita le vittime a prendersela eventualmente con Mozart e con il suo Don Giovanni, e non con l’odierno presunto ladro di piacere. Il Langone ha citato proprio una delle opere per le quali l’equivoco di cui abbiamo trattato è tuttora presente. L’equivoco molto probabilmente deriva dal libretto di Lorenzo Da Ponte, il quale infatti ha definito l’opera “dramma giocoso” e che indulge in tal senso. Ma la musica di Mozart non è dello stesso avviso. Essa, pur non abiurando del tutto la dimensione “giocosa” dell’opera, conferisce al personaggio principale una dimensione tragica. D’altro canto basta ascoltare l’Ouverture per rendersene conto. L’incipit di questa non ha nulla di giocoso e conferisce una dimensione appunto tragica all’opera, solo nel seguito il brano sinfonico iniziale si scioglie in qualcosa di più giocoso, perché comunque l’opera contiene anche questo (ricordo che l’ouverture, soprattutto da Mozart in poi, ha proprio la funzione di creare l’atmosfera nella quale l’opera si svolgerà).E’pur vero che nel finale il personaggio mostra una sua, sia pur fosca, dignità, perché virilmente non rinnega quello che ha fatto nella vita né tanto meno si pente, pur di fronte al pericolo imminente di sprofondare nell’inferno, come infatti avverrà. Ma Domingo, caro signor Langone, non ha fatto questo. Egli ha dato la solita risposta che le “accuse non sono vere”, che “le donne in realtà ci stavano”, senza fare alcun riferimento al dato che lui aveva il potere di consentire o stroncare una carriera.