Abbiamo eletto un Presidente

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di Celeste Ingrao – 1 febbraio 2015

Ricordo a tutti che non è successo niente di straordinario. E’ stato eletto il Presidente della Repubblica.

A questa elezione ha contribuito con i loro voti anche quel che resta in Parlamento della sinistra, cioè SEL. Lascio a ciascuno di giudicare secondo i suoi criteri se nel concetto di sinistra ci va messa anche tutta o parte la minoranza PD (io almeno una parte ce la metto, ma il dibattito è aperto).

Anche questo non è un fatto straordinario dato che molti presidenti in passato sono stati eletti con il voto dell’opposizione di sinistra, cioè del PCI (e poi del PDS). Non solo Pertini, ma Gronchi, Saragat, Cossiga e Scalfaro. Ciò corrisponde a una cultura istituzionale che ha sempre distinto tra governo e massime cariche dello Stato e che è stata parte integrante della sinistra italiana.

Sinistra italiana che ha sempre aborrito la teoria del “tanto peggio tanto meglio”. Può darsi che i tempi siano cambiati e che sia ora di rivedere questa cultura politica, che ha certamente portato con sé anche elementi deteriori, come la spinta ripetuta ad accettare tutto per “salvare l’Italia” (Napolitano è stato il massimo rappresentante di questa tendenza).

Non credo che il momento dell’elezione del Presidente sia il momento più adatto per questa “svolta” ma per certo se lo si vuol fare bisogna sapere che ciò comporta una seria rilettura critica della storia passata e della cultura politica della sinistra italiana, e del PCI in primo luogo. Mi pare sinceramente arduo portar avanti contemporaneamente l’esaltazione di Berlinguer e di Pertini e sputare sull’elezione di Mattarella. A meno di non voler ridurre i dirigenti del passato a icone buone solo per l’album delle memorie.

Non so sinceramente se Mattarella sarà un Presidente ottimo, discreto, mediocre o pessimo. I Presidenti vanno visti all’opera e possono riservare molte sorprese, positive o negative. Certamente non mi aspetto che sia Mattarella a fermare Renzi e forse sarebbe anche ora – come ricordava in questi giorni Walter Tocci – che il ruolo del Presidente della Repubblica rientri nei ranghi previsti dalla Costituzione e abbandoni l’interventismo estremo e improprio della presidenza Napolitano. Mattarella potrebbe essere l’uomo giusto per questo passaggio, ma – come ho detto – vedremo.

Questa è la sostanza. Poi c’è il fatto, da non sottovalutare, che l’elezione è stata resa possibile da una mossa spregiudicata di Matteo Renzi, che ha smentito tutte le previsioni, si è accordato con le minoranze interne, ha tirato un calcio nelle palle a Berlusconi, ha irritato i suoi alleati di governo e poi ci ha rifatto pace. Bisognerà che ci abituiamo a pensare che mosse di questo tipo sono pienamente in carattere con il personaggio, che probabilmente ce ne farà vedere delle belle anche in futuro.

Credere che questo “salto” significhi uno spostamento dell’asse politico del governo Renzi sarebbe veramente sciocco, come anche pensare che da questa apparente giravolta possa nascere una diversa gestione del partito che Renzi dirige. Se qualcuno nella minoranza PD lo crede (e purtroppo qualcuno sembra crederlo) è solo un segno di quanto sia debole e incerta questa minoranza. L’opposizione al governo Renzi, alle sue politiche sociali e alle sue orrende “riforme” dovrà continuare come prima e più forte di prima. Così come dovrà continuare con rinnovata energia lo sforzo per costruire una soggettività nuova della sinistra.

Penso però che sarebbe ugualmente sciocco credere che quel che è successo in questi giorni sia solo un “teatrino”, che all’interno del Patto del Nazareno non ci siano tensioni, che tutto era stato previsto e preordinato. Renzi non è un avversario scontato: immaginarlo a una sola faccia, sempre e comunque tutto schiacciato su Berlusconi e il berlusconismo, non ci aiuta a contrastarlo in maniera efficace e a erodere le basi del suo consenso. Renzi non intende lasciarci nessuna “prateria”: è un pirata, pronto a incursioni nel nostro campo ogni volta che ne ravviserà la convenienza. Se vogliamo davvero metterlo in difficoltà dobbiamo capire la novità del suo modo di governare e di comandare, le oggettive contraddizioni entro le quali si muove e i modi con cui costruisce la sua immagine.