Emilia e Veneto – La pagliuzza e la trave

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di Fausto Anderlini

Parabola della notte. La pagliuzza e la trave

La gente di sinistra non è giustizialista. Semmai inclina al garantismo. Ma siccome è animata da un acuto senso di giustizia, un enorme superego etico che la tiene in perenne agitazione, è molto sensibile alla pagliuzza nell’occhio. Fu anche per questo che nel mandato regionale 2010 2014 fu ordito un vero e proprio golpe giudiziario contro l’Ente regione. Si trattava di mettere in discussione il punto forte del modello emiliano: il rapporto fiduciario verso le istituzioni locali. Generando un circolo vizioso di sensi di colpa. I capi d’accusa erano risibili. Non mazzette, non tangenti, ma scontrini. Errani fu accusato di un reato inesistente con l’aggravante di una excusatio non petita, cioè un eccesso di zelo nel dimostrare la propria correttezza. Alla fine tutte le accuse si rivelarono infondate e gli imputati generalmente assolti. Ma intanto il danno era fatto. Per mesi e mesi la classe amministrante fu sottoposta alla gogna mediatica. La legislatura fu prematuramente interrotta in un quadro di sfiducia così forte che nella tornata successiva due terzi degli elettori si astennero. E nessuno di questi zelanti inquisitori ha pagato dazio per danno erariale e interruzione di pubblico ufficio.

Ma volgiamo lo sguardo altrove. Anzi qui vicino, nel paladozza salviniano onorato dalla calata dei governatori lombardo-veneti. In Veneto e Lombardia, per non dire del Piemonte, la destra leghista e forzitalica operante negli enti regionali ha pagato conto alla giustizia di reati ben più gravi e fondati, dal celeste Formigoni, passando per Belsito e arrivando a Galan. Tutt’ora agli arresti (Zaia era il suo vice), mentre Venezia è sott’acqua, per un enorme giro di tangenti legate al Mose. Un verminaio. Eppure la maggioranza degli elettori brianzoli e trevigiani, amanti del radicchio, hanno continuato imperterriti a votare la stessa gente. Ladro lo stato, ladro il fisco, ladri i sindacati e i comunisti. Amnistia generale per i ladri in casa propria. L’elettore di destra è così. Se quello di sinistra è iperreattivo alla busca nell’occhio, che subito gli va la mosca al naso, quello di destra è insensibile alla trave. Tutto il suo senso di giustizia si esaurisce nello spidocchiare le chiome della sinistra. Al posto del superego etico che infesta l’animo della sinistra la destra ha un sottoego capace di un realismo estremo. Che i suoi rappresentanti siano ladri lo sa ma proprio per questo li tollera. Rispecchiandosi. Del resto la politica è di per sé una cosa sporca. E’ la logica del ‘cattivismo’. L’unica superiorità morale che conta, in un mondo di merda, è non essere ipocriti. O esserlo all’ennesima potenza, trasvalutandosi.

E’ giunto il momento di una rettifica. Certo ripuliamoci delle busche che infezionano le nostre orbite. Ma per vedere meglio la trave negli occhi di questa gente. Per toglierla e dargliela in testa. L’Emilia non sarà mai la Brianza del sud.