Funzioni cerebrali e guida istituzionale

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di Antonio Gaeta  4 luglio 2019

Che Matteo Salvini faccia della disumanità il suo più spregevole cavallo di battaglia é tattica propagandistica, molto efficace per perseguire scopi di potere, cui palesemente ambisce. Che italiani/e sempre più numerosi lo imitino, sappiamo essere questione più sociale che “politica”. Tuttavia, l’analisi sociologica non basta, qualora non arricchita da quella psicologica e antropologica.

Con vivo interesse ho ascoltato Telmo Pievani sui numerosi esempi di “natura imperfetta”, con riferimento anche a quella umana. (1) Le sue parole mi hanno indotto ad indagare anche sul pensiero di Rita Levi Montalcini che, nell’ambito di questo stesso argomento basilare nella ricerca darwiniana (“imperfezione naturale”), ha scritto anche sul processo di formazione del nostro cervello (2).

Molti divulgatori in materia di anatomia umana si prodigano in esposizioni sulle sue funzioni, nonché in illustrazioni delle diverse aree degli emisferi cerebrali. Essi lo fanno in assenza di assoluta proiezione temporale, come se l’Homo Sapiens abbia avuto sempre lo stesso cervello. Ma la novità é che l’imperfezione naturale ha caratterizzato e caratterizza anche la storia evoluzionistica del nostro più grande e intricante complesso neurale.

Senza voler entrare nel merito dei dettagli, ciò che é importante rilevare, a mio avviso, é la capacità di adattamento cerebrale in rapporto con tutti i fattori che determinano la selezione naturale della specie.

Gli antropologi forse sono il genere di studiosi in scienze umane, che segue con maggiore attenzione l’evolversi delle conoscenze biologiche, genetiche e paleontologiche concernenti la specie Homo. L’aspetto più sorprendente di questa evoluzione scientifica é la capacità di fotografare nel cervello il nostro divenire. Si tratta di saper vedere anche tra i neuroni il cambiamento fisiologico come effetto della selezione naturale: ovvero come questa si sviluppa nel tempo in rapporto con i mutamenti ambientali in senso lato

Ciò che accade in tutte le specie viventi, le continue relazioni (feedback) tra loro, nonché tra loro la specie Homo e viceversa. Tutto questo divenire é costantemente registrato dai neuroni, che adattano funzioni e relative sinapsi, con conseguenti mutamenti cerebrali e in tutto l’organismo umano. (3)

Nelle note evidenzio (a titolo esemplificativo) la postura della colonna vertebrale. Qui aggiungo che nella convinzione delle malattie connesse con le modificazioni vertebrali, qualora setacciate anche con strumenti di medicina psicosomatica (4), in tali convinzioni c’è senza dubbio del vero. Tuttavia, questo “setacciamento” rischia di impedirci di cogliere il nesso che l’elogio della postura eretta ha con l’ideologia di tipo militare e l’introiezione neurologica di quest’ultima nell’ambito dell’emisfero cerebrale sinistro. Voglio dire che le modificazioni ambientali sono anche di carattere culturale. Questo oggi incide più di prima e non più in progressione lenta e aritmetica, bensì veloce e geometrica.

Qui viene il nesso di questa digressione sull’analisi somatica con l’atteggiamento mentale, che premia la propaganda a scopo politico di uomini, che fondano la proprie fortune sulla rivalutazione di “valori” riassumibili nel termine “restaurazione” . La possibilità di avvalersi di tutte le funzioni cerebrali consente, infatti, di riesumare i valori storicamente vincenti nei confronti di quelli cari alla restaurazione.

Per poter meglio capire questo nesso può essere opportuno partire dalle considerazioni di Riane Eisler circa i periodi storici di prevalenza dei valori patriarcali e quelli caratterizzati dal riemergere dei mutuali e solidali, tipici delle civiltà matrilineari. Conoscendo oggi molto più di prima le aree cerebrali coinvolte in questi “corsi e ricorsi” storici, possiamo anche comprendere le “buone pratiche” (o migliori comportamenti) necessari, per impedire fenomeni sociali di restaurazione.

Ad avvalorare questa tesi, che Eisler  definisce di “alternanza gilanico-androcratica”, essa cita autori come David Winter, Kate Millet e Theodore Roszak, evidenziando come avessero già osservato, che fenomeni di ridealizzazione della supremazia maschile fossero storicamente caratterizzati da valori e comportamenti che alimentano violenza, odio, guerre e regressioni culturali: tipiche dello strapotere maschilista, inculcato anche in alcune donne-prototipo (vedi soprattutto cinematografia americana).

Questo strapotere sfida i valori più fondamentali delle conquiste sociali, le cui caratteristiche sono riconducibili a tenerezza, compassione e pacifismo, considerate virtù “femminili”, come tali inadeguate agli uomini “veri”: soprattutto quelli al governo delle società umane, anche moderne (6).

Questa netta distinzione tra “mentalità maschile” e “virtù femminile” nella nostra epoca contemporanea sembra non costituire più un problema insormontabile. Il maggiore esame neurologico delle funzionalità cerebrali non si sofferma più sulle diversità tra i nostri 2 emisferi, riconoscendo maggiori possibilità di interscambiabilità e sussidiarietà funzionale di tutte le parti cerebrali: anche quelle di antica formazione, recuperate alle esigenze della dimensione temporale del “presente storico”.

Questo potrebbe favorire la maggiore conoscenza sui fattori di utilizzo delle nostre funzioni cerebrali, per cambiamenti culturali (7), con possibilità di aumentata comprensione delle stesse dinamiche sociali: soprattutto in periodi di maggiore difficoltà auto-organizzativa di tipo istituzionale.

Il collegamento con il forte seguito di Donald Trump negli USA e di Matteo Salvini in Italia vede coinvolte, a mio avviso, funzioni dei nostri emisferi non riconducibili a facili schematizzazioni in ambito cerebrale. Le motivazioni sociali sono molteplici ed ognuna risponde ad esigenze fisiche, psichiche e biologiche, con relative corrispondenze neurali e conseguenti comportamenti.

Pertanto, la possibilità di non dipendere da un “capo” (che esalta valori patriarcali) e da stereotipi riesumabili solo in trascorsi storici oggi superati, sta soprattutto nella battaglia culturale delle forze alternative alla sempre più antidemocratica “partito-crazia” (8). 

Non a caso allineata sulla restaurazione di tipo patriarcale, che purtroppo coinvolge anche le donne.

N.B.

  1. – Leggi “Imperfezione – Una storia naturale” (Raffaello Cortina Editore)

  2. – Leggi “Elogio dell’imperfezione” (Edizioni Baldini & Castoldi)

  3. – Ad esempio, la forma della nostra colonna vertebrale tradisce un’eredità filogenetica poco adatta per sostenere lo “animale bipede”, quale noi siamo. C’è, inoltre, chi sostiene che malattie degli organi interni siano in rapporto con le alterazioni/accentuazioni delle naturali (meglio ‘ereditate’) curvature, che essa assume nel corso del tempo (posture scoliotiche e/o lordotiche). Anche per questo motivo siamo, infatti, spesso sollecitati all’innaturale postura eretta, per ottenere stabilmente la quale si enfatizzano potenziamenti dell’impalcatura muscolare.

  4. – Stati emotivi persistenti e devastanti si ripercuotono sulle posture corporee.

  5. – Tra questi non si può ignorare l’esempio Donald Trump, imitato in tutto l’Occidente. In Europa preso a modello da Matteo Salvini e tanti altri “duci e ducetti”: soprattutto in Europa dell’Est.

  6. – Riane Eisler: “Il calice e la spada – La civiltà della Grande Dea dal Neolitico ad oggi” (Edizioni FORUM)

  7. – Si prega di attingere da foto distribuita da sito web aggiornato al 2018

  8. – Con “partito-crazia” qui si intende “partito usato” solo per finalità di potere personale.