Il popolo non sceglie mai Barabba

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di Luca Billi 23 febbraio 2019

Francamente non è molto verosimile che il comandante delle truppe di occupazione accetti di liberare un terrorista solo per onorare una festa religiosa dei suoi nemici, tanto più che uno dei motivi che giustifica l’occupazione è proprio quello di combattere quel fondamentalismo. E ancor meno che deleghi la scelta su quale terrorista liberare alla folla aizzata dai capi dei ribelli o, peggio, dalle autorità collaborazioniste. Ed è ancora più strano che lo abbia fatto uno come il prefetto Ponzio Pilato, che disprezzava quel popolo che doveva governare e che eseguì il suo incarico con crudeltà razzista.
Se non è successo l’episodio di Barabba, perché tutti e quattro i biografi del figlio del falegname di Nazareth raccontano questa storia? Ovviamente perché non volevano raccontare quello che era davvero successo, ma dovevano fare un’operazione di propaganda. Per altro ben riuscita, visto che ne parliamo ancora duemila anni dopo.
I biografi di Joshua non avevano interesse a scontrarsi frontalmente con la potenza di Roma. Erano realisti: sapevano che non c’era spazio per uno staterello ebraico contro l’impero che controllava tutto il mondo conosciuto. L’obiettivo era quello di scalzare la classe dirigente ebraica che, mettendosi sotto l’ombrello di Roma, aveva assunto il controllo del paese. I veri nemici dei seguaci di Joshua sono Erode, sono i sacerdoti del sinedrio e sono ovviamente gli “altri” terroristi, quelli che, aspirando a quello stesso potere, erano potenziali concorrenti.
Barabba era un criminale? No, era solo il capo di un’organizzazione politica che lottava – certo con metodi piuttosto violenti – contro il potere costituito. Esattamente come facevano Joshua e i suoi compagni, che probabilmente condividevano gli stessi metodi della banda di Barabba. Come si finanziavano quelle bande? Immagino con delle rapine. Un ribelle come avrebbe potuto mantenersi per tre anni in un altro modo? E immagino che anche la banda di Joshua abbia compiuto delle azioni dimostrative: non credo bastassero le storie sulle vigne e sulle pecore per fare proseliti nelle violente città della Palestina. E se non era pericoloso non si capisce neppure perché le autorità ebraiche – e quelle romane – si sarebbero prese la briga di finanziare un delatore all’interno della banda e di arrestare e metterne a morte il capo. Joshua era un rivale politico, uno che poteva prendere il loro posto, uno che doveva essere ucciso. E che ovviamente, dopo che era morto, doveva essere etichettato come un terrorista. E per questo comincia la contropropaganda evangelica.
Ma se il popolo di Gerusalemme – almeno quella parte di popolo che era solita rumoreggiare in piazza – fosse stato chiamato a decidere chi liberare tra Joshua e Barabba, chi avrebbe scelto? So che ci piace pensare che la folla avrebbe scelto Barabba, anche perché così noi possiamo fare bella figura e dire in maniera ipocrita che avremmo scelto Joshua. No, il popolo di Gerusalemme avrebbe lasciato entrambi in carcere, meglio tenersi Erode e Caifa, meglio tenersi quelli che conoscevano e che garantivano i loro interessi, quelli che avevano permesso ai mercanti di stare nel tempio. Il popolo non sceglie mai Barabba, ma preferisce chi ha il potere, e anche per questo quelli che dicono di richiamarsi alla propaganda di Joshua sono diventati come Caifa, perché vogliono continuare a essere scelti. Le persone non scelgono mai Barabba, perché preferiscono scegliere quelli che hanno i loro stessi difetti.
Allora in questi giorni evitiamo di scomodare Barabba, tirandolo dentro a inutili e anacronistici paralleli moderni: anche questa volta le persone hanno scelto quello che è più simile a loro.

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Luca Billi, nato nel 1970 e felicemente sposato con Zaira. Dipendente pubblico orgoglioso di esserlo. Di sinistra da sempre (e per sempre), una vita fa è stato anche funzionario di partito. Comunista, perché questa parola ha ancora un senso. Emiliano (tra Granarolo e Salsomaggiore) e quindi "strano, chiuso, anarchico, verdiano", brutta razza insomma. Con una passione per la filosofia e la cultura della Grecia classica. Inguaribilmente pessimista. Da qualche tempo tiene il blog "i pensieri di Protagora" e si è imbarcato nell'avventura di scrivere un dizionario...