La memoria e il deja vu

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di Alfredo Morganti – 17 maggio 2019

Ecco i fatti. Un’insegnante di scuola superiore viene sospesa per omessa vigilanza. Non avrebbe fatto prevalere l’opinione del Governo su quella espressa dai ragazzi, riguardo a un video proiettato in Istituto nel ‘Giorno della Memoria’. Non avrebbe cioè convinto gli autori del video a cancellare (e dunque a omettere) la parte dove si accostano le leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza, per ciò che riguarda gli effetti discriminatori un tempo contro gli ebrei, oggi contro i neri immigrati. La colpa di omissione sarebbe dunque nella mancata richiesta di omissione all’indirizzo degli studenti. L’insegnante avrebbe omesso di far omettere.

Non è uno scioglilingua, è peggio. È colpevolizzare una persona accusandola di non aver fatto (ossia indotto a omissione gli studenti) ciò che avrebbe, invece, fatto (cioè omettere di indurre in omissione). Non ci sono nemmeno le basi logiche per discutere, mi pare, siamo di fronte davvero a un vero paradosso. È come dire: è mia opinione che tu non debba avere le tue opinioni. Ma se le opinioni sono tutte legittime (nei limiti della Costituzione), anche quelle verso cui ci si oppone lo sono. Perché, se così non fosse, la tua opinione non avrebbe alcun valore. Nessuna opinione avrebbe una validità.

In ogni caso, i ragazzi si sono limitati ad argomentare e a proporre un parallelo (sul filo della memoria appunto) tra le discriminazioni verso gli ebrei e quelle verso gli immigrati (privati di diritti come quello all’assistenza sanitaria, che è tipicamente costituzionale). Parallelo ribadito nel frame successivo del video, quando, a proposito di ‘quote’, si confronta il caso degli ebrei partiti dalla Germania ma non accolti per una lite sulle ‘quote’ di accoglienza, proprio com’è accaduto in Europa con gli immigrati (in special modo quelli neri, gli ultimi degli ultimi, che non sfruttano i voli e Schengen ma rischiano la vita in mare).

Se Salvini avesse voluto fare quel che è legittimo e doveroso in un regime democratico, sarebbe andato a Palermo da quei ragazzi e avrebbe controargomentato ai loro argomenti. All’opinione informata avrebbe risposto con un’altra eventuale opinione informata, la sua. Avrebbe cercato di convincerli (come avviene sempre in democrazia), non avrebbe plaudito alla sospensione dell’insegnante, non avrebbe in sostanza richiesto di sanare un’omissione (quella presunta commessa dalla stessa insegnante) con un’altra omissione (ossia la censura dei brani di video che confrontano leggi razziali e decreto sicurezza dal punto di vista della discriminazione verso intere etnie).

Ha ragione Rino Formica, oggi, sul Mattino. Non siamo di fronte alla “patologia di un sistema democratico che c’è, ma a un’assenza. Un vuoto”. Siamo alla “tribalizzazione della vita politica”, alla fine della dialettica tra i partiti, all’occupazione del potere da parte di individui ambiziosi e sfrenati. È normale che si strappino i teli esposti sui balconi, si censurino i video, si attui una politica dell’accoglienza senza umanità, si faccia strame della vita civile. Sono pezzi di uno stesso mosaico.