LA TAZZINA DEL CAFFE’ E IL DIVENIRE DEL MONDO.

per Filoteo Nicolini
Autore originale del testo: FILOTEO NICOLINI

LA TAZZINA DEL CAFFE’ E IL DIVENIRE DEL MONDO.

La tazzina davanti a me è sul tavolo. Voglio bere ancora un po’ del caffè prima che si raffreddi. Me lo propongo, lo “penso”. Quando penso e mi rappresento quel che voglio, in qualche modo “esco” dallo spazio; poi quando muovo la mano e prendo la tazzina torno di nuovo nello spazio. Quel pensiero iniziale si è ora materializzato, e qualcosa è uscita fuori nel mondo degli oggetti. Nel frattempo, se indugio a pensare rimango fuori dello spazio.

Ecco qui racchiuso in un semplice evento uno dei maggiori misteri della nostra esistenza, la relazione duale tra il pensiero e la volontà, tra spirito e materia. Occorre farsi una idea di questa altra parte dello spazio, è la regione del sopra sensibile.

Mi accorgo che alla base di un impulso di volontà c’è prima la rappresentazione di ciò che voglio. A volte fugace, altre volte più netta. Questa rappresentazione si riflette nella coscienza, e ad essa si lega una sfumatura di sentimento, un simpatizzare con quanto si è pensato, che fa sì che la rappresentazione fornisca l’impulso per volere. Appunto, quella voglia di un altro po’ di caffè,

Poi però l’esperienza dell’anima si perde nelle profondità. E ricompare alla coscienza l’esecuzione quando il pensiero descrive la mano sulla tazzina che ora si avvicina alla bocca e quel sapore atteso. Ma appunto, è solo la rappresentazione di ciò che i sensi segnalano per mezzo della vista, l’olfatto, il gusto.

Emerge un misterioso nesso tra la volontà e lo spazio, tra la volontà e la materia! I moti dell’anima mi conducono in un elemento esterno connesso con la corporeità. Mi fanno entrare in contatto diretto col mondo esterno. Dall’anima scendo nella corporeità, ma non so come questo avvenga.

E’ strano. Fuori di me c’è il mondo che percepisco con i sensi, c’è la realtà materiale. Quando muovo la mano obbedendo alla volontà, la stessa realtà materiale dovrebbe affiorare nella coscienza direttamente, eppure non lo fa. Solo attraverso il pensiero so del movimento, e posso seguirlo in dettaglio con la precisione che i sensi mi permettono. Ma quell’agire, quella volizione mi sfuggono nella loro essenza, ne ho una coscienza ottusa, addormentata.

Qualcosa accade in noi di cui non abbiamo affatto coscienza, qualcosa che dobbiamo ritenere parte di noi, ma che ignoriamo del tutto. Eppure la volontà esce fuori di me, agisce nel mondo, opera sulla materia e la trasforma. E’ il tramite che mi fa agire sul mondo oggettivo, materiale. Da un pensiero soggettivo, per cammini sconosciuti alla mia coscienza agisco sul mondo, afferro la tazzina e la porto alla bocca.

Vorrei accennare a questi enigmi, appunto, solo dei cenni. Richiamare l’attenzione su come qualcosa di soggettivo possa divenire realtà oggettiva.

Facciamo un esempio per vedere le cose da un altro punto di vista.

Quando una persona è tutta presa da un quesito, procederà di forma soggettiva ad attivarsi per risolverlo. Porsi una domanda e cercare risposte è infatti un processo totalmente soggettivo, al punto che una persona si impegnerà con sottigliezza e un’altra invece superficialmente; esistono qui tutte le possibili sfumature. E’ senza dubbio un’attività interiore.

Supponiamo ora la persona tutta presa dal quesito ed anelando risolvere ciò che vuole sapere. Ma non trova la risposta. Passa del tempo, la persona continua a vivere. Tutto ciò è successo a livello soggettivo, e col tempo questa persona non ricorda più il quesito. Ma ciò non significa che il quesito e la mancata risposta siano divenuti irreali, siano scomparsi alla vista.

Un attento osservatore potrà accorgersi che quello che cominciò come elemento puramente soggettivo, più tardi ha fatto apparizione nel modo in cui quel tale si comporta nella vita. Quella persona ha ora una curiosa forma di gesticolare, di guardare, chiudere gli occhi, e così via.

Inversamente, sguardi incerti e forme di gesti e movimenti corporali possono essere tracciati all’indietro fino a una domanda o un enigma non risposto. La presenza di questa particolare incertezza nello sguardo e nei gesti è stata creata oggettivamente ed emerge da una realtà soggettiva, interiore. A distanza di anni possiamo scoprire nei nostri processi oggettivi ciò che sperimentammo soggettivamente una volta. Le esperienze soggettive che abbiamo possono ripresentarsi molto dopo in una forma tenue ma osservabile nelle nostre vite. Riemergono nel nostro aspetto esterno come un fatto oggettivo caratteristico.

Se ci interroghiamo su cosa sia divenuto quello che abbiamo dimenticato, lo scopriremo nelle nostre vite. Ciò che si è sommerso nella profondità delle nostre anime e non rimane più nella sfera soggettiva, vive e fluisce nel sub cosciente. Il contenuto soggettivo del nostro pensiero cala nel profondo per divenire qualcosa. Poi si perde di vista laggiù e allora diviene oggettivo, nella nostra vita, nei gesti, nell’espressione della faccia e cose simili. E’ il nostro passato soggettivo che emerge nel mondo esterno, oggettivo.

Facendo un passo ardito ed esitante allo stesso tempo: il Mondo esteriormente consiste di passato. Posso anche dire che come è sotto, così è sopra.

Immaginiamoci di retrocedere dalla nostra esistenza terrestre a forme precedenti, ad esempio la antichissima fase solare. Vi furono Esseri puramente spirituali che regnarono in quella epoca, che passarono per esperienze soggettive dell’anima, di forma simile a noi nel nostro presente fatto di pensiero, sentimento e volontà. Ciò che Essi pensarono e vollero in quel tempo lo troviamo manifestato all’esterno nel Mondo intorno a noi. Ci appare oggi come la fisionomia del Mondo, l’espressione, i gesti e i segni del Mondo. Nel parvente universo non c’è più il Divino, ma solo le sue forme. Ci appare per così dire l’opera compiuta. E’ una idea su cui meditare senza pregiudizi.

Proprio come noi percepiamo nello sguardo di qualcuno qualche esperienza precedente oggi manifestata all’esterno, ora percepiamo per esempio nella luce solare irradiante un atto volitivo di Esseri personalmente attivi dell’epoca solare.

Se incontriamo una persona anziana con un aspetto amareggiato, una smorfia visibile sulla bocca, possiamo con certezza definirlo un fatto obbiettivamente percettibile nel mondo esterno, e seguendolo potremmo riuscire a tracciare qualche amara esperienza di natura soggettiva nell’adolescenza o nella gioventù.

In altri casi, lo sguardo si fa obliquo, si osservano le ferite dell’anima. Ciò che era soggettivo è divenuto oggettivo.

Facendo ancora un passo. Dove svettano le catene di montagne oggi, le Alpi ad esempio, è possibile in linea di principio tracciare all’indietro questo aspetto esterno della Terra. Eppure le cose potrebbero aver preso un corso diverso se gli Dei che ebbero tali esperienze spirituali avessero avuto altre esperienze, in tal caso la catena delle Alpi non sarebbe divenuta così come è ora. Sebbene gli Dei furono liberi per prendere quella o questa decisione nelle epoche passate, una volta presa la decisione non ebbero più la facoltà di cambiare per esempio l’orientazione della catena delle Alpi.

La gente può cercare di cancellare ciò che ha sperimentato soggettivamente, ma ciò che ha sviluppato come fatto oggettivo non può essere cambiato, rimane lì, va osservato con obbiettività.

Se sono colpevole di aver trascurato di educare una persona la cui educazione ricadeva sotto la mia responsabilità, ovvero al mio stato soggettivo all’epoca, venti anni dopo posso giustificarmi in mille modi, ma ciò non cambia in nulla la situazione obbiettiva che ne è risultata. La persona che trascurai di educare è divenuta ciò che è ora come risultato della mia negligenza.

In uno studio precedente (https://www.nuovatlantide.org/la-creazione-dal-nulla-e-la-libera-scelta/) troviamo qualche risposta di fronte a questa situazione che sembrerebbe di impotenza di fronte al passato che si presenta nelle nostre vite come una ferrea necessità.

Le esperienze condizionate da cause precedenti possono perfettamente confluire con le esperienze libere che entrano per la prima volta nel nostro orizzonte.

Durante la vita tra nascita e morte siamo in condizione di accogliere liberamente nuove possibilità evolutive, di arricchirci e costruire a nuovo. E’ lo stesso Mondo a cambiare di continuo e presentarci infinite opportunità. Sta a noi coglierle.

FILOTEO NICOLINI

Immagine: Noi e il Mondo

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