Lamorgese replica alle fake news della Lega: “Nessuna escalation di sbarchi”

0
696

Da un parte le fake news della Lega che per motivi di propaganda continua a parlare di una inesistente invasione.
Dall’altra un perfetto ragionevole che non ha bisogno di raccontare stupidaggini per impressionare qualcuno.
“Nessuna escalation degli sbarchi”, ha assicurato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese alla Camera, durante il question time, ricordando che i numeri dei migranti sbarcati riguardano più che altro gli “sbarchi autonomi che ci sono sempre stati”; con l’avvertenza, in ogni caso, che per gestire il fenomeno migratorio “si deve andare oltre la mera contabilità” e di questo l’attuale “governo ne ha la piena consapevolezza”.
Una risposta che gli interrogandi – esponenti della Lega – non hanno gradito e al termine della quale hanno contestato il ministro e sollevato fogli A4 con la scritta “stop invasione”.
Nell’interrogazione a firma leghista l’esponente della Lega Gianluca Vinci ha parlato di “escalation di sbarchi” e “mancato accordo in sede Ue” sulla gestione dei migranti. E il ministro Lamorgese, prima ha rivendicato il “passo avanti” “deciso e indiscutibile” fatto in Europa con e dopo la dichiarazione congiunta di Malta, poi ha sottolineato che “non si può parlare di una escalation di sbarchi”, spiegando perché.
Il ministro dell’Interno ha iniziato la sua risposta al question time facendo “il punto sulle politiche migratorie italiane a partire da questo rinnovato clima di solidarietà che ho registrato a Malta alla fine dei settembre e che considero il presupposto necessario per l’effettiva condivisione di una vera e propria strategia Ue di governo del fenomeno”.
“Ritengo – ha sottolineato Lamorgese – un risultato importante aver coinvolto due grandi Paesi quali Francia e Germania ad un tavolo comune con Italia e Malta, un’occasione preziosa per dialogare e discutere di politiche migratorie, condividendo metodi e obiettivi nella prospettiva di arrivare ad un nuovo patto di solidarietà europeo”. E “il metodo di lavoro comune adottato si fonda sulla convinzione che il sistema di gestione dei flussi deve essere più equo e bilanciato; e in questo senso la dichiarazione congiunta di intenti che è stata sottoscritta in quella sede, pur costruita sull’adesione volontaria è tuttavia cogente negli obblighi applicativi e rappresenta – ha sottolineato – un indiscutibile e deciso passo in avanti”.
“Si tratta – ha evidenziato il ministro – di un metodo di lavoro che per l’Europa è una novità, inaugura un percorso complesso e impegnativo che è stato impostato con serietà per il raggiungimento di obiettivi concreti ed equilibrati. Un percorso che intende coniugare il necessario rigore contro i trafficanti di esseri umani con il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi di solidarietà che sono alla base della costruzione dell’integrazione europea, a cui non intendiamo rinunciare”.


Il ministro ha anche affrontato il dopo Malta: “E’ evidente che non considero l’intesa di Malta un punto di arrivo quanto una forte spinata a svillupare una strategia complessiva di riforma delle politiche migratorie e sono convinta che occorra, in particolare, rinnovare il sistema comune europeo di asilo e di definire una nuova cornice di cooperazione e sviluppo con i paesi si origine e di transito e in questo quadro è ormai indispensabile intervenire sul principio del paese di primo approdo che discende dal Regolamento di Dublino. Ho illustrato – ha ricordato Lamorgese – tali temi al consiglio dei ministri degli interni la scorsa settimana a Lussemburgo, e a fronte di alcuni Stati europei che non hanno dimostrato aperture ho comunque verificato che altri Paesi stanno maturando posizioni favorevoli”.
Sul numero degli sbarchi, il ministro ha così risposto: “Tengo a sottolineare che non credo si possa parlare di una escalation degli sbarchi sulla base del dato relativo al solo mese di settembre come citato dagli interrogandi, l’incremento numerico in effetti c’è stato e anche nell’ultimo mese di ottobre. Ma è un incremento riconducibile agli sbarchi autonomi, che non è un fenomeno nuovo, dal momento che nel 2018 i migranti giunti con piccoli natanti sono stati circa seimila, mentre dall’inizio di quest’anno sono circa 6.800 con una tendenza all’incremento che ha iniziato a manifestarsi già nel mese di marzo”.
“E – ha concluso il ministro dell’Interno – “il governo ha la piena consapevolezza che le politiche necessarie per governare il fenomeno migratorio debbano andare oltre la mera contabilità statistica”.