Pensare in termini di decenni

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di Alfredo Morganti – 1 marzo 2019

Nella sua grande saggezza il nostro Presidente della Repubblica dice una cosa di palese inattualità. Invita a pensare in termini di decenni. Ma ciò appare davvero complicato nel vuoto della politica, fagocitati come siamo da slogan e formule come ‘Adesso!’. Eppure il tempo è assolutamente necessario per attuare grandi trasformazioni, per far prevalere la giustizia sociale, l’equità, un cambio culturale. E, badate, la destra il tempo se lo è preso tutto: Berlusconi è stato lì venti anni prima di riconsegnarci un Paese riconvertito al suo stile di pensiero. La sinistra invece, o quel che ne resta, sembra morsa dalla tarantola, vittima per prima del berlusconismo stesso, della comunicazione mediatica, del personalismo, dell’idea che i partiti siano il male.

Si deve vincere, si deve fare tutto in fretta, presentare liste anche quando è palese che saranno una disfatta, competere anche quando non si è competitivi, rimediando batoste, farsi prendere dalla nevrosi quando basterebbe invece un ‘calma e gesso’. Forse la ‘storia’ non è stata soltanto cancellata dai programmi dell’esame di maturità. Forse è scomparsa prima, forse si è dileguata anzitempo nella mente delle donne e degli uomini di sinistra e nella loro cultura. È pur vero che conta moltissimo l’istante che spezza il tran tran e annuncia tempi nuovi, ma quell’istante non ha ragione di esistere se non si scontra, se non incide, se non lacera il tessuto degli eventi e le prassi secolari dell’uomo, oltre che la sua vita quotidiana. L’istante senza la storia è un non senso.

Mentre la destra è fatta da truppe sciolte guidate da capitani di ventura, la sinistra ha bisogno di vasti campi di battaglia. Ha bisogno di agire in un articolato sistema politico, istituzionale, culturale, ha bisogno di un cammino progressivo anche quando è smaccatamente rivoluzionario. Ogni volta che ha ceduto alla blitzkrieg, e al populismo, o alla mera tattica, oppure al frontismo, alla lunga è risultata sconfitta o in difficoltà. Se alla destra basta tirare su capannoni di tubi innocenti, se bastano un Capo carismatico, miti ancestrali, forti impulsi sociali e, alla base, un popolo-folla, la sinistra deve invece allestire edifici solidi e duraturi, e promuovere grandi traversate democratiche. E deve farlo con un respiro collettivo, con una prassi organizzata, con una cultura solida, con uno spirito di comunità, attentissima alle differenze e ai conflitti. Tutta qui la diversità. Da cui dedurre il resto. Vi pare poco? Vi pare che il tempo della fretta e dell’adesso sia roba della sinistra? Vi pare che Mattarella abbia torto?