Salvini: “cosa bisogna fare per andare in galera in Italia?” Lo chieda a chi ha rubato 49 milioni

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Salvini sbotta contro la magistratura ma si dimentica che sono mesi che assistiamo a provocazioni e crimini da parte dei suoi fan senza alcuna conseguenza

di Globalist – 2 luglio 2019

“Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia?”
A chiederselo è Matteo Salvini, in piena crisi di nervi dopo che il gip di Agrigento ha liberato Carola Rackete. E a fargli bella compagnia tutti i sovranisti d’Italia, che dopo aver fatto ‘pace’ con il pm Luigi Patronaggio, che dalla Procura di Agrigento aveva convalidato l’arresto, torna a prendersela con il nemico storico della destra italiana, la magistratura.
“Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero e disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro. Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia. Pessimo segnale signor giudice” ha detto Salvini, continuando a mettere sullo stesso piano un alt della polizia con una nave con a bordo 41 naufraghi in mare da 17 giorni per un suo capriccio.
A Salvini, così smanioso di manette da mettere alla ‘crucca’, rispondiamo che ce lo chiediamo da mesi cosa bisogna fare per finire in galera. Non basta aver rubato 49 milioni di euro, non basta aver urlato ‘troia ti stupro’ a una mamma a Casal Bruciato, non basta diffondere fake news e immagini da denuncia penale su un social network russo, non basta fare il saluto romano, esporre le immagini di Mussolini.
Forse, verrebbe da rispondere, per andare in galera, bisogna esporre striscioni con scritto ‘ama il prossimo tuo’.

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Carola Rackete libera: il gip non convalida l’arresto della capitana

Ora i fascio-sovranisti masticano amaro. Carola Rackete torna libera. Il gip di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra.

Secondo la gip il reato di resistenza a pubblico ufficiale sarebbe stato giustificato da una “scriminante” legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. Da stasera la donna tornea quindi libera perché viene meno la misura degli arresti domiciliari.

Le motivazioni

Secondo il gip di Agrigento la decisione di attraccare a Lampedusa non sarebbe stata “strumentale, ma obbligatoria” perché i porti della Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri. Di altro avviso la Procura secondo cui non cera “lo stato di necessità”. Inoltre, per la Procura l’impatto tra la nave Sea watch e la vedetta della Gdf è stato “volontario”, come spiegato ieri dal Procuratore Luigi Patronaggio al termine dell’udienza di convalida.

“E’ stata valutata negativamente, in maniera volontaria, la manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della Guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà”, ha detto.

Carol Rackete è accusata per i reati 1100 del codice della navigazione, cioè resistenza a nave da guerra, e l’articolo 337 del codice penale, cioè resistenza a pubblico ufficiale. Ma da stasera è tornata libera.

La reazione rabbiosa di Salvini

“Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete e’ pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perche’ pericolosa per la sicurezza nazionale”. Cosi’ il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta la decisione del gip di Agrigento. (ANSA).

La difesa

“Credevo che la motovedetta della guardia di finanza si spostasse, non volevo colpirli”. Lo ha detto, durante l’interrogatorio per la convalida dell’arresto, la comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, al giudice per le indagini preliminari Alessandra Vella. Al termine dell’interrogatorio il gip si è riservato. Deciderà entro martedì mattina. La Rackete resta intanto agli arresti domiciliari ad Agrigento.
La comandante della nave della Ong è sotto accusa per aver violato il divieto di entrare in porto e per aver speronato una motovedetta delle Fiamme Gialle durante l’attracco. La guardia di finanza, al momento dell’arresto in flagranza, le ha contestato il rifiuto di obbedienza a nave da guerra, la resistenza o violenza contro nave da guerra e la navigazione in zone vietate. Contestato anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra gli altri reati ipotizzati, ma ancora non formalmente contestati, quelli legati al delitto di naufragio.
Salvini: “Espelleremo comunque la Rackete” – “Dalla giustizia mi aspetto pene severe per chi ha attentato alla vita di militari italiani e ha ignorato ripetutamente le nostre leggi. Dagli altri Paesi europei, Germania e Francia in primis, mi aspetto silenzio e rispetto. In ogni caso, siamo comunque pronti ad espellere la ricca fuorilegge tedesca”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, al termine dell’interrogatorio della Rackete.
Il pm di Agrigento: “Non c’era necessità di forzare” – “Non è stata un’azione necessitata. Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla guardia di finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità”. Lo ha detto il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, durante la conferenza stampa tenuta a margine dell’udienza di convalida dell’arresto di Carola Rackete.
“Fu voluto l’impatto con la motovedetta della Gdf” – “E’ stata valutata negativamente, in maniera volontaria, la manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà”, ha aggiunto Patronaggio, entrando nel dettaglio delle valutazioni dell’accusa.
“Divieto di dimora misura adeguata” – Per il pm “l’udienza di convalida dell’arresto di Carola Rackete si è svolta in un clima sereno, di collaborazione. La Procura ha chiesto, come misura cautelare, il divieto di dimora nella provincia di Agrigento con particolare riferimento ai porti di Lampedusa, Porto Empedocle e Licata. Abbiamo ritenuto in relazione a tutte le circostanze di questo caso e alla personalità dell’indagata che tale misura sia idonea a salvaguardare eventuali, ulteriori,esigenze cautelari”.
Nuovo interrogatorio per Rackete il 9 luglio – Intanto il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, ha già convocato per il 9 luglio, per rendere interrogatorio in qualità di indagata per l’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la comandante Carola Rackete. Si tratta del primo fascicolo aperto nel quale viene contestata anche la “disobbedienza a nave da guerra”, che scaturisce dall’avere violato il divieto di ingresso in acque italiane trasportando i migranti. L’interrogatorio era in programma sabato mattina ma è stato rinviato per l’arresto della trentunenne tedesca, arresto che ha fatto scattare un secondo procedimento.