Siamo tutti leviatani?

0
179
Autore originale del testo: Raniero La Valle

di Raniero La Valle – 14 giugno 2019

Noi siamo un Paese in cui i ladri sono passati per le armi. È successo il 7 giugno quando un tabaccaio di Ivrea ha sparato e ha ucciso un ladro moldavo che non era entrato in casa sua né nel suo negozio, che è la nuova licenza di uccidere, ma stava rubando sulla strada una macchinetta cambiavalute con altri due complici. Abbiamo tanto esecrato certi Stati islamici così opposti alla nostra identità che ai ladri mozzano le mani, ed ecco che siamo diventati più severi di loro, non solo tagliamo ai ladri le mani che rubano, ma togliamo loro la vita che attraversa la nostra, su istigazione del ministro degli Interni e con annesse manifestazioni di tripudio popolare. È “la giustizia a portata di mano” regredita a violenza e vendetta, di cui ha parlato Maria Rosaria Guglielmi, Sostituta Procuratore della Repubblica a Roma, alla recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. Ed è ritornare all’indietro, oltre Thomas Hobbes, che con un colpo di genio ermeneutico aveva dato avvio allo Stato moderno immaginandolo come il mostro biblico, il Leviatano, che si assumeva il monopolio della violenza e ne dispensava i cittadini, facendoli uscire dallo “stato di natura”, per farli entrare nello “stato civile”; e se nello stato di natura vigeva la legge della uccidibilità generalizzata, per cui nessuno era sicuro in quella lotta di tutti contro tutti, nello stato civile avrebbe regnato la sicurezza pubblica e la moderna polizia. Ora il Leviatano postmoderno torna alle origini, e invece di limitare dissemina la violenza, facendo sì che Leviatani, i mostri, diventiamo tutti noi.
Il 3 giugno scorso è uscito in libreria, edito da Gabrielli, un libro di Raniero La Valle, “Lettere in bottiglia”, col sottotitolo: “Ai nuovi nati, questo vostro Duemila”, che ci riguarda perché molte delle lettere ivi contenute sono partite, come newsletter, da questo sito. Il libro è stato presentato per la prima volta quel giorno a Cremona, nella sala Zanoni, per iniziativa della Tavola della pace, del Volontariato e di un Cenacolo di preghiera per papa Francesco. Nello stesso momento, poiché mancavano tre giorni alle elezioni, nei giardini comunali di piazza Roma c’era un comizio del ministro Salvini, che ci teneva moltissimo a vincere a Cremona il ballottaggio per il sindaco. All’incontro per la presentazione del libro mancavano alcuni ragazzi che erano andati a sentire e a dissentire da Salvini.
Il resto è cronaca: durante il discorso del leghista, due giovani hanno alzato una sciarpa con su scritto: “Ama il prossimo tuo”. Gente intorno, inviperita, li ha aggrediti e malmenati, sono dovuti intervenire i vigili urbani per salvarli. Identificati poi in questura, è stato loro intimato di non dire nulla dell’accaduto. Ma vedendo il tafferuglio, e lo striscione, il ministro ha gridato alla folla: “Lasciatelo stare, poverino, se non c’è un comunista ai giardinetti noi non ci divertiamo”. E con commiserazione ha dileggiato quelli che ancora vanno in giro con la falce e martello e la bandiera rossa. Ai giardinetti in realtà c’era qualcuno che era rimasto fermo al Vangelo, e quella roba comunista il ministro l’ha paragonata ai dinosauri che come relitti di un remoto passato si trovano in mostra al museo delle scienze di Milano.
Così venivano messi allo scoperto due aspetti emblematici dell’attuale fase della vita italiana: tutto ciò che è cattivo, compreso l’amore del prossimo, è “comunista”, e il Vangelo è tornato ad essere un segno di contraddizione. Poi Salvini ha perso le elezioni a Cremona.
Pochi giorni dopo, l’11 giugno, in un’ora e diciassette minuti, dalle 16.49 alle 18.06, il Consiglio dei ministri ha spiantato alcuni pilastri fondamentali dello Stato di diritto:
1. Con decreto legge passa al ministro dell’Interno, come Autorità di pubblica sicurezza, la difesa delle frontiere marittime, finora compito delle Forze Armate e del presidente della Repubblica che ne ha il comando; il ministro si arroga ora il potere di limitare o vietare “l’ingresso, il transito e la sosta” di navi nel mare territoriale, nel quadro della guerra contro l’immigrazione:
2. I comandanti delle “navi pirata”, come amabilmente le chiama il ministro dell’Interno nei suoi blog, dovranno pagare un pizzo da 10.000 a 50.000 euro come sanzione amministrativa fuori del controllo giudiziario, se non osservano le limitazioni e i divieti a salvare i naufraghi e a sbarcarli in un porto sicuro; se poi persistono reiterando i criminosi salvataggi e trasporti le loro navi potranno essere sequestrate e confiscate dai prefetti, come le auto colpevoli di infrazioni stradali, senza alcun vaglio da parte di un magistrato; l’intimidazione per impedire i salvataggi in mare e il lavoro umanitario delle ONG diviene pertanto fortissima;
3. Le procure, come quella di Agrigento, che hanno reso giustizia ai naufraghi imponendone lo sbarco sono esautorate e si estende all’immigrazione illegale la competenza delle procure distrettuali antimafia, così come l’inquisizione con agenti infiltrati e le intercettazioni.
4. Si alza il livello della repressione contro chi si agita troppo nelle manifestazioni pubbliche e nei cortei, chi si mette il casco o si copre il viso, chi lancia uova razzi o altri oggetti, chi resiste a pubblico ufficiale, interrompe un pubblico servizio e simili. Per dimenticanza, o per la concitazione di tante delibere in un tempo così ristretto, si è trascurato di proibire che in pubblico si leggano o si mostrino da leggere versetti del Vangelo;
5. Si decreta, incuranti dell’ossimoro, l’arresto in flagranza di chi non è colto in flagranza ma indiziato per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive;
6. Si punisce la rivendita di biglietti per lo stadio anche per via telematica;
7. Si modifica il sistema delle carriere nella polizia, potenziando in modo clientelare ricompense, premi e promozioni per meriti a discrezione dei superiori;
8. Si impugnano diverse leggi regionali e si incassa la rinuncia di molte Regioni ai ricorsi presentati alla Corte costituzionale contro le illegittimità costituzionali del primo “decreto-sicurezza”.
In più, in quell’oretta di alacre e approfondito lavoro si sono approvati trattati internazionali, protocolli, accordi, convenzioni, pareri su contratti collettivi di lavoro, nomine, stanziamenti per i terremoti o i comuni montani, modifiche al codice della giustizia contabile, riorganizzazione degli uffici centrali del ministero dell’Interno, e quant’altro.
Di tutto ciò ben poco si viene a sapere sui giornali se non di un governo che doveva cadere e non cade, per un patto di ferro tra i contraenti. Intanto l’attenzione, distolta da questi guasti strutturali e permanenti inflitti all’ordinamento, viene dirottata tutta sul falso conflitto con l’Europa e sulle effimere narrazioni sulle tasse da togliere e le spese in deficit da aumentare.
Quando poi la vera sicurezza sarebbe l’amore del prossimo!