Metamorfosi Savona :”bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra”

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Dago-esclusivo – Nonostante lo abbiano costretto oggi a smentire, Savona si vuole dimettere. In queste ore Quirinale, Salvini e Conte stanno tentando di dissuaderlo. Savona impreca perchè non si può fare guerra alla UE per una finanziaria che non serve a niente: cresce il debito e l’economia resta stagnante.

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La metamorfosi di Savona che adesso non esclude le dimissioni

Tanti clic sui social (ma lui li evita): dietro il Savona 2.0, però, c’è l’originale, Paolo Savona, l’uomo che ha spiegato ai colleghi che «a questo punto bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra»

di Tomaso Labate – 23 novembre 2018

«A questo punto non bisogna cambiare soltanto la manovra…». Ormai s’è trasformato in una specie di star della Rete, ogni spiffero che arriva da lui genera clic su clic, su Twitter dilaga anche se lui non twitta, su Facebook anche se lui non «posta», forse persino su Instagram anche se non si mette in mostra. Lo propongono indifferentemente per la segreteria del Pd o la guida di un governo tecnico, ne esaltano le retromarce, «Savona-Rola», «Indietro Savona» e via dicendo. Dietro il Savona 2.0, però, c’è l’originale, Paolo Savona, l’uomo che ha spiegato ai colleghi che «a questo punto bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra».

È l’impossibile che diventa possibile, il clamoroso al Cibali, l’imponderabile che confonde la mente. L’uomo che spaventava Bruxelles, l’estensore del piano B dell’uscita dall’euro, il teorico del «cigno nero», la personificazione di tutti gli incubi veri o presunti di un’Italia da indirizzare verso una versione tricolore della Brexit si trasforma nel principe dei «responsabili». In colui che s’è convinto che i rischi di uno scontro con l’Europa sono superiori alle opportunità. Talmente convinto dall’essere di fatto il primo ministro del governo Conte ad aver messo sul tavolo nientemeno che l’ipotesi delle dimissioni.

Perché Savona pensa questo, ormai. Che il governo vada cambiato. «Credimi, Matteo. Un conto è che certe cose le leggi sui giornali. Altre cose è sentirle dal diretto interessato. Per Savona, insomma, siamo al capolinea», spiegava l’altro giorno uno dei ministri leghisti a Salvini in persona. E Salvini, gelido: «Lo so, ci ho parlato». Persino le tante malelingue di Palazzo, che nelle settimane passate avevano iniziato a far passare i mugugni di Savona per un tentativo di accreditarsi a sostituire Giovanni Tria al ministero dell’Economia, sono spiazzate. Certo, il rapporto tra il titolare delle Politiche comunitarie e l’uomo che lui stesso aveva indicato per via XX settembre s’è incrinato. E, per usare l’efficace sintesi che un ministro attribuisce a Conte in persona, «Tria s’è tramutato in Savona e Savona in Tria». L’eterodosso professore vicino al centrodestra e amico di Renato Brunetta s’è trasformato nel custode dell’ortodossia gialloverde, pronto a trattare fino all’ultimo pur di non toccare la manovra. E il custode dell’ortodossia gialloverde — l’uomo del «non esiste l’Europa ma solo una Germania circondata da pavidi», il granitico assertore che «quelli che oggi si dicono europeisti sono solo anti-italiani» — diventa una specie di cavallo di Troia europeista spuntato come un fungo all’interno di Palazzo Chigi.

E dire che dopo l’estate, quando Tria aveva frenato sul reddito di cittadinanza, al primo consiglio dei ministri Savona l’aveva punzecchiato. «Professor Tria, che cosa dicono i suoi amici in Europa?». Ora è tutto diverso. A centosettantacinque giorni dalla nascita del governo, che stava per non nascere proprio per il braccio di ferro tra Salvini e il Colle sul suo nome, Savona sembra sventola bandiera bianca per tutti. Su un punto amici e detrattori sono d’accordo. Savona sta giocando una partita «alla Cossiga», si mormora a Palazzo evocando genio e sregolatezza degli ultimi vent’anni di vita dell’ex presidente della Repubblica, che il ministro ha sempre considerato, l’altro era Guido Carli, uno dei suoi due maestri. E di Cossiga, ieri l’altro, Savona ha citato una frase: «L’economia è un grande imbroglio politico». Chi lo conosce bene giura che abbia previsto per gennaio, quando ci saranno le aste Btp più importanti, il «momento più delicato» per l’Italia. Ecco, in «quel momento più delicato» lui non ci sarà. O riesce a scongiurarlo prima, non si sa come. Oppure lo guarderà da lontano.

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(Reuters) – Il ministro degli Affari europei Paolo Savona smentisce il Corriere della sera secondo il quale starebbe considerando le dimissioni in polemica con la linea di sfida del governo nei riguardi dell’Ue. “È il sogno del Corriere che me le chiedeva fin dal mio insediamento”, ha detto Savona, interpellato da Reuters circa l’ipotesi avanzata dal quotidiano.

PAOLO SAVONAPAOLO SAVONA

SAVONA NON PRESENTE SU SOCIAL, PROFILI CITATI DAI MEDIA FAKE

(ANSA) – Il Dipartimento per le Politiche Europee informa che i due profili Facebook “Savona-Rola” e “Indietro Savona”, citati oggi dalla stampa, sono stati oscurati e non erano in nessun modo riconducibili al Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona. Lo sottolinea una nota precisando che “il Ministro Savona non è presente in alcuna forma sui social media, tranne che per le posizioni e le affermazioni pubblicate sui social media del Dipartimento per le Politiche Europee.