Una via a due per afferrare l’ ineffabile

per Filoteo Nicolini

E’ noto che il più grande enigma che ci troviamo ad affrontare e’ proprio l’ essere umano. A questo mistero si sono dedicate invano le scienze naturali per comprenderlo in base alle leggi della chimica, fisica e biologia, senza avanzare molto sulla strada.

Bisogna innanzitutto ricordare il sentimento che ognuno di noi prova in ogni incontro con un’ altra persona. E’ realmente un grande enigma ogni persona che conosciamo e frequentiamo, se volessimo andare oltre le apparenze. Anche dopo anni.
Al massimo esternamente percepiremo una parte, l’ espressione, le caratteristiche fisiche, le passioni e le manie, e spingendoci oltre arriveremo a intravedere certi aspetti del temperamento.

E a uno sguardo ancora più approfondito, si vede che la diversità tra le persone ammette certe categorie di somiglianze, appunto i temperamenti, con sfumature personali che rendono ancora più complicato l’ enigma.

Il temperamento si presenta innanzitutto come assolutamente individuale, come quel quid che ci fa essere diversi l’ uno dall’ altro. Si possono  intravedere le qualità ereditate dai genitori; ma non tutto e’ riconducibile all’ ascendenza, perché c’è una evoluzione di quella individualità per le esperienze e l’ educazione. Il temperamento, in parole povere, si colloca tra la linea ereditaria e quel quid che indica l’ individualità.
Allora, cosa è l’ individuo?
A questo enigma si sono dedicati i filosofi, spingendosi a dire che l’ individuo è ineffabile, è indicibile, è una singolarità unica e diversa da ogni altra, e su cui e’ impossibile pronunciarsi. Infatti, le parole e il concetto generalizzano. Se dico “albero ” mi sto riferendo al generico albero, e devo aggiungere parole su parole per specificare meglio, per indicare proprio quell’ albero. Ma ora ne colgo appena l’aspetto statico, non parlo dell’ esistenza fuggitiva, che cambia a seconda della luce, del vento, dell’ ombra.
La parola inserisce ogni fenomeno nella categoria corrispondente di cose affini,  e non dice nulla dell’ unicità, anzi si impegna per omologare l’ essere umano con ciò che ha esso in comune con molti altri. Il linguaggio cioè distrugge l’ unicità, non sa esprimere l’ esperienza immediata ma ha fretta per generalizzare. La molteplicità e diversità della vita diventa inafferrabile alle regole che sanno solo generalizzare.
Naturalmente, anche ognuno di noi e’ sconosciuto a sé stesso. Chi e’ questo Io che mi accompagna, e di cui ho una così vaga conoscenza?
La poesia, dal suo lato,vuole cogliere l’ esistenza fuggitiva e combatte dignitosamente con i limiti della lingua. Rifugge dalle trappole dell’ essenza e approda all’ esistenza, sguazza comodamente nell’ immediatezza, nell’ accadere istantaneo. Ci offre una possibile via di penetrazione nell’ineffabile, in quel soffio che per istanti è condiviso.
Cito solo alcuni frammenti di poesie di Franco Arminio*:
“In una storia d’amore conta chi ama, non chi e’ amato. In una storia d’amore almeno uno dei due deve essere un illuso, un incantato.”
” Il tuo racconto è un tergicristallo in un giorno di pioggia, tenerti e’ un miracolo come conservare un lampo in un armadio.”
” La gioia non è un successo, non è l’ arrivo di una ricchezza, e’ il miracolo di commuoversi per una vicinanza nel regno della solitudine che chiamiamo universo.”
” L’ amore è spartirsi una luce più grande, e’ come vedere una montagna
dietro altre montagne”.
” Chi ama non esce mai di scena, siamo tutti qui, sangue della stessa vena.”
FILOTEO NICOLINI
* Franco Arminio, ” Studi sull’amore “. Einaudi.
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