VOLONTARIATO COME IDEALE
Nell’ autobus che mi riportava a casa, in circostanze che sarebbe lungo spiegare, entrai in contatto con l’ Associazione del Volontariato in Campania e di là mi indirizzarono alla Scuola di Pace di via Foria a Napoli. La Scuola è nei locali della Chiesa Valdese e insegna tuttora la lingua italiana ai migranti e li prepara per sostenere gli esami corrispondenti per avere il permesso di soggiorno. Ero da poco tornato in Italia e volevo in qualche modo trovare una mia collocazione nell’ ambito sociale. Dopo una breve intervista col Direttore, fui assegnato a una classe con compiti di collaborazione, perché già c’erano due docenti donne esperte e affiatate. Tra l’ altro, dovevo riprendere il mio italiano traballante per i molti anni all’ estero e quindi facevo un lavoro di retroguardia per così dire, impiedi dietro i giovani seduti per controllare quanto scrivessero sul quaderno. C’erano giovani e adulti della più svariata provenienza, principalmente dall’ Africa, e poi dall’ Est europeo, e qualche sudamericano.
L’ appuntamento era tre volte alla settimana nel tardo pomeriggio, in quanto alcuni lavoravano al mattino; arrivavo sempre emozionato all’ incontro con altre volontarie, prendevamo al volo un caffé e subito in classe. Loro erano in prevalenza docenti in pensione, altre erano laureate all’ Orientale ed autrici di un esigente libro di testo, qualche outsider come me. Mi accolsero con benevolenza, nello stile della Scuola, perché non avevo esperienza di materie letterarie ma solo buona volontà, ed appresi molto, al punto di lanciarmi qualche volta alla lavagna per integrare con altre parole quanto veniva insegnato. Preferivo comunque quei migranti arrivati da poco e assolutamente digiuni della lingua, e mi inventai un alfabeto con delle caselle per scrivere insieme il loro nome in lettere italiane.
Ma l’ esperienza più bella restò sempre quella originata con gli studenti e il loro entusiasmo nel percepire i progressi.
Dopo qualche tempo, acquistata certa sicurezza, passai armi e bagagli alla Scuola Tutti I Colori fondata nel noto Rione Sanità dalle Suore di Maria Bambina. Qui la platea era meno cosmopolita, quasi tutti erano originari dello Sri Lanka. Prevaleva uno spirito di intrattenimento intorno all’ insegnamento dell’ italiano, meno formalità, un libro de testo poco esigente. Mi appassionai, ma dovetti impegnarmi al massimo perché ora avevo una classe tutta per me che mi aspettava la mattina. Oscillavo tra lo scherzoso e il severo, proibivo in classe l’ uso della lingua nativa ma transigevo sulle frequenti interruzioni di alcuni più intrepidi. Reclamavo la puntualità con l’ obbligo di dire in italiano il giorno e l’ ora a chi entrava in ritardo, poi scherzavo inventando qualche semplice soprannome. Insomma, avevo un atteggiamento variabile di accoglienza e formalità che creava una buona atmosfera nello spirito della Scuola.
L’ importante del volontariato è la gioia che si prova e anche il ricordo di quella gioia. Ma non serve solo a sentirsi meglio nel quotidiano; serve a catturare quegli attimi di simpatia e quei legami transitori nell’ avventura della cordata. Queste due esperienze che rievoco cercavano di valorizzare ogni individualità promuovendo azioni concrete che potessero trasformare le differenze in opportunità di crescita condivisa. Gli studenti migranti davano molto valore alla attenzione dedicata a loro e il modo di essere accolti. Tendiamo a considerare gli ideali come fantasie, ma tutto ciò che l’ Umanità ha edificato di buono e’ nato da idealisti e visionari.
FILOTEO NICOLINI
Immagine: Spiaggia di Cutro, Calabria.


