Caso Ghali, Moni Ovadia: “Gli artisti devono esporsi sulla politica. Da Berlusconi in poi hanno preferito evitarlo”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lorenzo Giarelli
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Caso Ghali, Moni Ovadia: “Gli artisti devono esporsi sulla politica. Da Berlusconi in poi hanno preferito evitarlo”

“Ben vengano gli artisti che si esprimono sulla politica. Spero che non si esaurisca con la fine di Sanremo”. Moni Ovadia è autore, scrittore e attore di successo che non ha mai rinunciato a un genuino attivismo politico e sociale, in queste settimane critico soprattutto con il governo di Israele. Con le recenti uscite pubbliche di Ghali e colleghi, sembra che gli artisti vogliano esporsi sull’attualità più di quanto non abbiano fatto negli ultimi anni.

Moni Ovadia, è un buon segno se gli artisti si fanno sentire?

Io sono uno di quelli che non ha mai smesso di farlo. Un artista non può non rendersi conto di avere quasi un impegno verso i più deboli, i vessati.

Perché in Italia ce ne siamo dimenticati?

Mi spiace dirlo, ma il tasso di opportunismo, servilismo e vigliaccheria non conosce uguali. Nel momento in cui tirava una cattiva aria, da Berlusconi in poi, tutti hanno preferito evitare accuratamente di esporsi.

In altri Paesi, come negli Usa, è più comune vedere artisti schierarsi.

Sì, perché la tradizione anglosassone impone alle opposizioni di avere molto coraggio e consapevolezza del proprio valore, ancorché io veda gli Usa come i principali responsabili dei guai del mondo.

Perché è così importante farlo?

La funzione di un artista è fare da cassa di risonanza. E pure da controllo della politica, visto che la stampa mainstream mostra tutti i suoi limiti e spesso ripete solo le veline del potere. Per questo abbiamo bisogno che chi ha visibilità si informi – su Youtube, per esempio, esistono ottime conferenze e lezioni – e poi rilancino le proprie idee.

Spera di sentirsi meno solo?

Io ho sempre diffuso le mie idee contro la follia sionista, ma i miei mezzi sono limitati. Per anni ho provato a organizzare un grande concerto per la Palestina sul modello del Live Aid e avrei voluto coinvolgere star internazionali come Roger Waters. Purtroppo non mi è mai riuscito, ci vogliono soldi e relazioni e io, seppur conosciuto, sono pur sempre un artista di “nicchia”. Ma sono convinto che progetti del genere siano necessari.

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