DEVERTERE, DEVIARE, ALLONTANARSI.
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Un punto importante nella filosofia di Blaise Pascal è la critica al divertissement, intesa nel senso originale di “deviazione e allontanamento”, dal latino devertere cioè deviare, allontarsi. Tale “divertimento” per Pascal sta ad indicare ogni azione che conduca la persona “lontano” dal pensare a sé stesso e alla propria interiorità. L’ essere umano ricerca in ogni modo la distrazione, come diversivo per sottrarsi agli interrogativi struggenti della sua esistenza e come effimera consolazione alla infelicità. E aggiunge che a suo avviso l’ infelicità proviene dal non saper stare tranquilli da soli, e la solitudine spaventa perché rivela le paure latenti.
Pascal, genio matematico precoce, aveva tratto profitto a mio avviso dalla sua disciplina, che richiedeva una estrema concentrazione per sfruttare il dono di saper vedere nello spazio ponendo in tensione costante la sua immaginazione. Era infatti capace di tracciare una moltitudine di linee e vedere, senza confonderle, le loro relazioni reciproche e le analogie.
La mia congettura intravede la sua critica alla distrazione come frutto maturo di tale innata abitudine alla concentrazione, nel periodo finale della sua breve vita, quando si dedica alla filosofia morale. Aggiunge che “Gli uomini, non avendo potuto guarire la miseria, la morte, l’ ignoranza, hanno deciso di non pensarci per essere felici. L’ unica cosa che consola dalle miserie e’ il divertimento, e questa è la maggiore miseria.”
Sono d’ accordo con la critica al divertimento inteso come distrazione, in linea generale. Ma trovo interessante accettare il deviare ed l’ allontanarsi nella ricerca quotidiana, quando un tema di interesse culturale si spegne e un altro diverso mi sollecita e cattura la mia attenzione. Certamente ciò e’ legato a un mio girovagare innato da un libro all’altro, quando la memoria richiede un aggiornamento su quanto letto ieri che e’ sfuggito come acqua tra le dita. Oppure, quando c’è una associazione di idee che merita approfondimento su altre fonti che avevo accantonato da tempo.
Anche la lettura del quotidiano è preceduta da una scansione veloce dei titoli per poi scegliere quale è più importante da leggere in quel momento.
In altre parole, non trovo niente di più proficuo e naturale dal farmi catturare da una lettura, poi da un immagine su una rivista, da un ricordo che affiora improvviso, da una struggente nostalgia di rivisitare un’altra lingua che appena ieri avevo lasciato. Muovo tutti i fili alternativamente, come in un teatro di burattini.
Se il centro della sfera del mio destino è la piccola libreria di casa e quel testo in particolare, essa attira tutti i miei sensi. Le percezioni non avvengono a caso, ma si orientano e sono canalizzate dalle forze dell’ Io, e il mio Io e’ sempre lì dove il destino mi chiama e attrae. Perché l’ Io si sforza di portare avanti il suo compito di vita, il suo esame e riesame, e vive le distrazioni vere con un certo senso di colpa.
Filoteo Nicolini
Immagine: Diego Rivera. Ritratto del pittore Zinoviev, 1913


