Il colore della pelle

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di Toni Gaeta 25 giugno 2019

Molti sanno che il colorito chiaro della pelle favorisce l’insorgere di melanomi. Tuttavia, pochi sanno che la pelle scura protegge dal rischio di distruzione della vitamina B-folato, da parte delle radiazioni UV-A. Il “folato” è necessario per la sintesi del DNA in fase di duplicazione cellulare. Livelli bassi di folato durante la gravidanza sono collegati a difetti congeniti. Quest’ultimo dato ci porta nuovamente all’importanza dell’ambiente nella determinazione del nostro genoma: leggi “la musica della vita” ! (1)

Mentre seguo con passione il rapido succedersi dei risultati delle ricerche genetiche e paleoantropologiche, penso anche all’esperienza che sto compiendo presso il CAS (Centro Accoglienza Straordinaria), gestito dalla Prefettura di Latina, mediante affidamento alla Coop. Astrolabio. La mia mente spazia tra la volontà di cogliere pensieri e sentimenti dei rifugiati richiedenti asilo, che ascoltano le mie lezioni di “educazione civica”, e le consapevolezze che acquisisco rispetto alle nostre comuni origini.

Scrivo questo perché quando (en passant) ho parlato ai ragazzi ospiti del Centro circa la provenienza dal Corno d’Africa (ora sembra anche dal Sud Africa) delle numerose migrazioni di Homo Sapiens, i ragazzi africani di colore hanno sgranato gli occhi. La loro mimica facciale tradiva una condizione di smarrimento, in cerca di qualche conferma. Certifico che quest’ultime sono ormai fornite da numerose pubblicazioni scientifiche, che sono alla base del convincimento generale dell’inesistenza della distinzione tra “razze” umane (2).

Tuttavia, lo scopo più importante di questo scritto é quello di condurre i lettori fino all’habitat originario della nostra specie di Homo Sapiens. Questo prima che culturalmente (forse meglio dire “pregiudizialmente) si generassero le “razze”: definizione né ontogenetica, né etnica e meno ancora biologica.

Studi molto recenti sul DNA, estratto da reperti di fossili umani, hanno permesso di sfatare la convinzione scientifica, che voleva la nostra specie discendere da una delle scimmie con DNA a noi più vicino: luogo comune, che gli amici dei “creazionisti” americani rimproverano a Charles Darwin, per screditarlo e scomunicarlo dalla comunità degli scienziati.

In verità, ricerche tuttora in corso hanno stabilito che il cammino filogenetico in comune tra noi e le scimmie non é mai esistito. Scrivo questo non per favorire il crollo del mito dell’ “anello mancante” (diffuso tra i creazionisti). Soltanto per dire che ora si cerca di capire più esattamente quale sia stato l’antenato comune. Alcuni lo avevano individuato nello Australopiteco Afarensis (3), che però é ascrivibile all’albero delle scimmie. Pertanto anch’esso discendente dell’antenato comune, ma non nell’albero degli Homo. Potremmo tuttalpiù definirlo un ‘lontanissimo cugino preistorico’. Quindi, come dare un nome al comune antenato, e come meglio evidenziare la distinzione tra le differenti discendenze ?

Su Wikipedia troviamo scritto che: l’ultimo antenato comune tra umani e scimpanzé, ovvero tra il genere Homo e Pan (genere di primati comunemente detti scimpanzé) , fece parte della tribù degli Hominini. (4)

A causa della complessa speciazione ibrida, pare non sia possibile stimare con precisione quanti anni fa sia vissuto questo individuo ancestrale, ma la differenziazione originale tra le due popolazioni potrebbe essere avvenuta all’incirca 13 milioni di anni fa, durante il Miocene (5), con il processo di ibridizzazione (6) che sarebbe proseguito fino a 4 milioni di anni fa, ossia nel Pliocene (7).

Sembra, dunque, che la speciazione tra i generi Pan e Homo sia stato un processo molto lungo. Secondo uno studio del 2006 condotto da N. Patterson, dopo le differenziazioni originali, sarebbe iniziato un periodo di ibridizzazioni tra gruppi di popolazione e di “alternanze tra divergenze e ibridizzazioni della durata di diversi milioni di anni”.

Sappiamo soltanto che a un certo punto, nel tardo Miocene o all’inizio del Pliocene, membri della clade umana hanno compiuto per la prima volta la separazione definitiva dalla linea dei Pan. La datazione é quindi incerta, tuttavia compresa in un periodo tra i 13 e i 4 milioni di anni fa. Da quel momento in poi le ramificazioni dei Pan e degli Homo hanno seguito strade molto diverse, con alberi genealogici assolutamente separati.

Possiamo per questo dire che la specie Homo discende dalla specie Scimmia ? La discendenza genetica, pur nelle sue differenziazioni consumate nel corso del tempo (selezione naturale), é cosa più semplice e lineare da spiegare e da capire. Un processo di alternanze tra divergenze e ibridizzazioni della durata di diversi milioni di anni é cosa assai più complessa, che impedisce di stabilire una vera discendenza.

Tale constatazione può deludere quanti hanno necessità di stabilire un percorso filogenetico, che forse vuol sondare anche l’esistenza di spazi per eventuali finalità ontogenetiche. Tuttavia, questa possibile conclusione a me sembra avvalorare ancor di più la visione evoluzionistica tipicamente darwinista (ove la casualità e la probabilità regnano sovrane). Tale visuale scientifica coglie meglio di tante altre la vera essenza dei processi e percorsi biologici: ovvero la biodiversità come sola fonte di vita. Essa non asseconda logiche razionaliste e/o riduzioniste, tipicamente occidentali, culturalmente generatrici e sostenitrici della distruzione della biosfera terrestre.

N.B.

(1) – Vedi https://www.nuovatlantide.org/la-musica-della-vita/

(2) – Il concetto di ‘razza’, privo di fondamento sul piano dell’analisi genetica, è stato spesso utilizzato in senso politico, per operare arbitrarie differenziazioni sul piano delle relazioni sociali (lotte, conflitti di razza; distinzioni, discriminazioni di razza); il termine è oggi sempre più spesso sostituito con quello più appropriato di etnia.

(3) – ‘Australopithecus afarensis’ è una specie estinta di Hominini del genere Australopithecus vissuta in Africa tra 4 e 3 milioni di anni fa. La specie fu identificata nel 1974 a seguito di una serie di ritrovamenti di fossili nella regione di Afar in Etiopia. Vedi anche Richard Dawkins in “Il più grande spettacolo della Terra” (Edizioni Mondadori)

(4) – Hominini: leggi “ominidi” ovvero non Homo

(5)- Miocene: Periodo dell’era cenozoica. Il termine deriva dal greco antico e si riferisce alla constatazione del 18% in meno di nuove specie di invertebrati marini, rispetto al successivo Pliocene. Il nome fu proposto dal geologo scozzese Charles Lyell nel 1847

(6)- Ibridizzazione: leggi “combinazione”

(7) – Pliocene: Il Pliocene ebbe inizio 5,332 milioni di anni fa e terminò 2,588.