La tempesta in un bicchier d’acqua sulla riforma del ESM segno del trombonismo italico

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di Giovanni La Torre

Come è noto le questioni economiche non sempre sono facilmente comprensibili a chi non è del settore, quelle di finanza poi ancora meno, se poi ci sono anche implicazioni di diritto internazionale e di prassi politico-istituzionale, capirete che la nebbia diventa fittissima per i più. Ma quando la nebbia diventa fittissima, una questione politica perviene a un stadio ideale per chi vuol fare demagogia e far squillare il trombone. E’ quello che sta accadendo nella polemica sulla riforma dell’ESM.
L’ESM (European Stability Mechanism) è quel meccanismo che consente alle autorità europee di intervenire a favore di un paese in difficoltà fornendo mezzi finanziari per superarli. Quando si dispongono questi aiuti si definiscono anche le condizioni alle quali sono concessi, come avvenne per la Grecia e altri. Da anni (quindi non da oggi) è in corso a livello europeo una discussione per riformarlo, alla luce delle esperienze fatte, e la proposta di modifica che ha fatto scatenare la polemica in Italia è quella secondo la quale in caso di intervento, l’ESM deve porre tra le condizioni la ristrutturazione del debito allo Stato richiedente, cioè un taglio dello stesso a danno dei creditori (i detentori dei titoli pubblici).
Notizie giornalistiche attendibili ci dicono che questa proposta già è stata mitigata strada facendo, laddove il “deve” sarebbe stato sostituito dal “può”, e così, a mio avviso, si sarebbe tornati alla situazione attuale, perché già oggi l’ESM potrebbe porre quella condizione nell’accordare l’aiuto. Ma non è del contenuto che vogliamo parlare ora, ma di quello che sta succedendo in Italia. Salvini e Meloni hanno urlato al tradimento del Governo a danno degli italiani per aver avallato la riforma senza interpellare il Parlamento, visto che a loro giudizio sarebbe penalizzante per l’Italia. Di Maio, a sua volta, ha chiesto di bloccare tutto e convocare un vertice di maggioranza sull’argomento (“vertice dimaggioranza”, la frequenza con cui questa locuzione viene usata dimostra ormai che Di Maio è totalmente con la testa nella Prima Repubblica).
Come stanno le cose? La riforma dell’ESM dovrebbe avvenire, come già fatto per la sua istituzione, con un trattato internazionale. I trattati internazionali, da che mondo è mondo, vengono negoziati dai governi e poi ratificati dai Parlamenti nazionali. Quindi, a suo tempo, necessariamente il Parlamento si pronuncerà, e se non condividerà potrà bocciare il nuovo trattato che a quel punto non entrerà più in vigore in nessun paese. Si dice: ma il Parlamento deve essere informatopasso passo. Ma stiamo scherzando? In questo modo, se ogni piccola proposta deve essere ridiscussa in ogni Parlamento, non si arriverebbe mai a una conclusione.
Detto questo è anche vero che è buona prassi istituzionale che il Capo del Governo, quando si tratta di accordi importanti, nei momenti salienti della trattativa informi informalmente (oltre che il Presidente della Repubblica) i leader dei partiti, sia della maggioranza che delle opposizioni, e raccolga eventuali osservazioni. Ovviamente poi i leader informati sono tenuti al segreto e a riservare la battaglia e la propaganda sui contenuti, se non condivisi, al momento della ratifica, che, ripeto, può essere anche negata. Questo avviene nei Paesi normali e nei momenti normali. Nell’Italia di oggi non so cosa sia avvenuto. Ad ogni buon conto il montare fuori misura della polemica in Italia in questi giorni, fa parte del solito chiacchiericcio urlato e vano per confondere il popolo bue e far credere chissà che.
Infine va detta un’altra cosa che aggrava ancora di più la situazione. L’aver gonfiato e urlato la polemica a questi livelli, ha fatto capire al mondo intero che l’Italia ha “paura”, perché ritiene di avere grosse probabilità di chiedere aiuto all’ESM; e questo potete immaginare quali conseguenze potrà avere nella considerazione internazionale e sui mercati. Quindi il “tradimento”, se c’è stato, è di chi ha alzato la voce.