Leo Tolstoy alla sua allora fidanzata, Valeria Arsenev

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Leo Tolstoy alla sua allora fidanzata, Valeria Arsenev

“Io già amo in te la tua bellezza ma sto solo ora iniziando ad amare ciò che è in te eterno. Il tuo calore, la tua anima, la bellezza del conoscersi e immanorarsi in una sola ora. Ma l’anima deve imparare a conoscere. Credimi, niente sulla terra è dato senza lavoro, nemmeno l’amore che è il più bello e naturale dei sentimenti”

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Virginia Woolf

Prima di lasciarsi morire nelle acque di un fiume con dei sassi nelle tasche, Virginia Woolf lascia al marito Leonard una lettera struggente. Ossessionata dai suoi fantasmi, da sempre incline alla depressione, in una sera di marzo Virginia trova il modo di fuggire per sempre da una vita che la malattia mentale ha reso ormai insostenibile.

Virginia Woolf al marito Leonard, 28 marzo 1941.

Martedì. Carissimo, sento con certezza che sto per impazzire di nuovo. Sento che non possiamo attraversare ancora un altro di quei terribili periodi. E questa volta non ce la farò a riprendermi. Comincio a sentire le voci, non riesco a concentrarmi. Così faccio la cosa che mi sembra migliore. Mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso per me tutto ciò che una persona può essere. Non credo che due persone avrebbero potute essere più felici, finché non è sopraggiunto questo terribile male. Non riesco più a combattere. Lo so che sto rovinando la tua vita, che senza di me tu potresti lavorare. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco nemmeno a esprimermi bene. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo a te tutta la felicità che ho avuto nella mia vita. Hai avuto con me un’infinita pazienza, sei stato incredibilmente buono. Voglio dirti che – lo sanno tutti. Se qualcuno avesse potuto salvarmi questo qualcuno eri tu. Tutto se ne è andato via da me, tranne la certezza della tua bontà. Non posso più continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.