Minosse, Teseo, Minotauro, Arianna I (racconto corrente)

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di Antonio Gaeta, 3 gennaio 2019

Dopo aver divulgato 3 articoli sulle più evidenti differenze tra la cultura Assira (poi Assiro-babilonese) e quella Cretese (*), mi piace stimolare il nostro immaginario collettivo di Occidentali, giacché infarcito di convinzioni storiche, che in realtà nascondono usi volutamente distorti dei miti greci.

Le finalità sono perlopiù le stesse che oggi più di ieri sono perseguite a scopi di puro dominio. La nostra mente, oltre che da fiabe, é fin dai primi anni di scuola foggiata attingendo al gran contenitore della cultura greco-romana, che di per sé é già ricca di miti, che falsificano la Storia: quella che poi é stata tramandata nei secoli, dopo il recupero dei testi greci da parte di Arabi e poi di studiosi di età umanistica, rinascimentale, post-rinascimentale, neoclassica e contemporanea.

Per questi motivi ritengo utile riportare una sintesi di ciò che si insegna su un mito greco, che si fonda su l’esaltazione di un re (Teseo), la cui figura mitologica servì ad Atene per fregiarsi nei confronti della più antica e più ricca civiltà cretese e per giustificare la sua distruzione, dopo aver dominato il mare che separa l’isola dall’Attica: mare che non a caso fu poi chiamato Egeo, dal nome del padre suicida di Teseo.

Racconto corrente

Tra le figure mitologiche dell’antica Grecia, il Minotauro è sicuramente una delle più affascinanti. Si tratta di un essere dalle sembianze di uomo e toro, nato dall’unione tra la moglie del re di Creta, Minosse, ed un toro bianco inviato come dono da Poseidone, dio del mare, al sovrano. Minosse resta colpito dalla bellezza dell’animale tanto da decidere di non sacrificarlo come  stabilito inizialmente. Piuttosto, vuole che quel toro serva per montare le sue greggi.

Quando il dio Poseidone viene a sapere della decisione di Minosse, per punirlo, trasforma il toro in un animale feroce. Per di più, fa in modo che la moglie del re, Pasifae, perda la testa per l’animale al punto di congiungersi con lui. Questo amore impossibile tormenta la donna, che si confida con Dedalo. Egli è un artista di corte famoso per le sue opere architettoniche. E’ lui l’artefice della giovenca in legno, cava all’interno, nella quale avviene il rapporto sessuale tra la bellissima Pasifae ed il possente toro bianco.

Pasifae, sposa di Minosse, mette al mondo questa particolare creatura dall’aspetto per metà simile ad un uomo (arti superiori e busto), e per metà somigliante ad un toro (del quale ha la testa, la coda, gli zoccoli e la pelliccia). Naturalmente Minosse si rende subito conto che quella creatura è il frutto del tradimento della moglie, e convince la donna a confessargli l’atroce segreto. Il sovrano si infuria, ma poi riflette e capisce che dietro l’insana passione carnale di Pasifae vi è Poseidone, che ha voluto punirlo per la sua disobbedienza. Per non sollecitare ulteriormente l’ira del dio del mare, Minosse decide di tenere quella strana creatura.

Poiché il Minotauro si nutre di carne umana ed è di indole piuttosto feroce, il re Minosse fa costruire dall’architetto Dedalo il “labirinto di Cnossoe qui rinchiude il mostro, in modo da nasconderlo alla vista di tutti. Il palazzo è costruito in modo che vi entra si perde all’interno, poiché formato da un susseguirsi intricatissimo di corridoi, camere, sale, finte porte, finti ingressi.

Intanto Androgeo, il figlio di Minosse, si reca ad Atene per partecipare ad alcuni giochi tauromachici insieme ad altri giovani e resta ucciso dal toro di Maratona. Il re cretese, dilaniato dal dolore per la perdita del figlio, accusa gli ateniesi della morte del giovane e minaccia di vendicarsi. E in effetti la vendetta arriva, ed è terribile. Minosse stabilisce che, ogni anno, gli ateniesi mandino un carico di sette fanciulli maschi e sette femmine da dare in pasto al Minotauro.

La leggenda narra però che Teseo, figlio del re di Atene Egeo, si imbarca verso Creta insieme ai bimbi da sacrificare al mostro, per tentare di ucciderlo. Il giovane è considerato un eroe perché ha compiuto diverse imprese leggendarie. Il padre Egeo gli raccomanda di issare le vele bianche in caso di vittoria oppure quelle nere in caso contrario. Teseo promette al padre di tornare vittorioso per impedire l’inutile sacrificio di altri giovani fanciulli ateniesi.

Grazie all’aiuto e alla complicità della figlia di Minosse, Arianna, signora del labirinto, riesce nell’intento, ed elimina il Minotauro. La giovane cretese si innamora di Teseo appena lo vede arrivare con la sua flotta. Per fortuna, con il gomitolo che la ragazza gli dona su consiglio di Dedalo, Teseo è in grado anche di uscire dal l’intricato labirinto di Cnosso.

Per amore del giovane eroe ateniese, Arianna tradisce suo fratello, il Minotauro, appunto. La giovane è rappresentata spesso mentre fila e consegna a Teseo il fuso con il filo che gli permette di superare l’ostacolo del labirinto.

Quando Teseo entra nel palazzo di Cnosso il Minotauro giace addormentato. Svegliatosi, i due cominciano una furiosa lotta senza esclusione di colpi. Il mostro ha una fame insaziabile e sta per divorare l’uomo, che per fortuna gli infilza la spada avvelenata regalatagli dalla complice Arianna.

Dopo aver ucciso il mostro, Teseo riparte alla volta di Atene insieme ad Arianna e ai fanciulli scampati al sacrificio. Durante il viaggio i due consumano il loro amore, ma una volta sbarcati sull’isola di Dia, Teseo fa uno strano sogno nel quale Dioniso gli intima di cedergli Arianna. Svegliatosi spaventato, Teseo lascia la donna addormentata sull’isola. Quella notte stessa la povera Arianna viene portata sul monte Drios da Dioniso, che la vuole con sé.

E’ forte l’ira del re Minosse nei confronti di Teseo, non tanto perché ha ucciso il Minotauro, ma perché gli ha portato via la figliola. Il sovrano accusa Dedalo di essere l’artefice di quella sventura e lo condanna ad essere imprigionato nel labirinto in compagnia del figlio Icaro. Del palazzo vengono murate tutte le entrate in modo che i due non possono avere vie di fuga. Ma Dedalo mette a frutto le sue capacità creative, raccoglie varie piume degli uccelli e costruisce con queste delle vere e proprie ali da attaccare alle spalle.

Il figlio Icaro, però, non ascolta le sue raccomandazioni e si lancia in alto verso il sole. Il calore dell’astro scioglie le piume attaccate con la cera e il ragazzo precipita al suolo senza che suo padre possa fare nulla per salvarlo.

Teseo continua il viaggio in mare verso Atene, ma è troppo costernato per il distacco dalla sua amata Arianna. Ed infatti, proprio perché confuso e costernato, il giovane dimentica di issare le vele bianche in segno di vittoria sul Minotauro. Quando il padre Egeo vede arrivare la nave con le vele scure lo interpreta come segno di sventura. Decide così di uccidersi buttandosi in mare (che poi da lui ha preso il nome). Alla morte del padre, Teseo prende il suo posto e viene incoronato re.”

NOTA:

(*) – https://www.nuovatlantide.org/assiri-e-cretesi-due-economie-due-storie-molto-diverse-i/

https://www.nuovatlantide.org/assiri-e-cretesi-ii-creta-un-percorso-di-civilta-non-proseguito/

https://www.nuovatlantide.org/creta-antica-civilta-moderna-tutta-da-scoprire-assiri-cretesi-iii/