The cats will know

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1805
Autore originale del testo: Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera;
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

(10 aprile 1950)

gatto2

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L’ultima delle dieci poesie scritte da Cesare Pavese per Connie Dowling pochi mesi prima del suicidio, scritta a Roma durante una lunga notte di attesa dell’attrice. Secondo i pettegolezzi, lei avrebbe trascorso buona parte della notte con un attore con cui aveva una relazione.

Nella poesia c’è tutta la tristezza e la delusione per un incontro mutilato rispetto alle aspettative ma, partendo dalla propria condizione esistenziale, un velo di tristezza avvolge tutta l’umanità: è la consapevolezza della vanità della vita. Solo “i gatti lo sapranno” perchè vedono anche al buio. La vita deluderà anche le aspettative dell’attrice americana che sperava di avere successo a Roma nel mondo del cinema.

Questa interpretazione trova conferma, del resto, nela lettera che Pavese scrisse a Connie Dowling il 17 aprile 1950: “Carissima, non sono più in animo di scrivere poesie. Le poesie sono venute con te e se ne vanno con te. Questa l’ho scritta qualche pomeriggio fa, durante le lunghe ore all’Hotel in cui aspettavo, esitando, di chiamarti. Perdonane la tristezza, ma con te ero anche triste. Vedi, ho cominciato con una poesia in inglese e finisco con un’altra. C’è in esse tutta l’ampiezza di quel che ho sperimentato in questo mese: l’orrore e la meraviglia. Carissima, non avercela a male se sto sempre parlando di sentimenti che tu non puoi condividere. Almeno puoi capirli. Voglio che tu sappia che ti ringrazio di tutto cuore. I pochi giorni di meraviglia che ho strappato dalla tua vita erano quasi troppo per me – bene, sono passati, ora comincia l’orrore, il nudo orrore e io sono pronto a questo. La porta della prigione è tornata a chiudersi di schianto….Farai in tempo a ricevere La luna e i falò. Forse sarà già ad aspettarti ain North Vista Avenue prima che tu arrivi. Sono così contento che ci sia il tuo nome. Ricorda che ho scritto questo libro – interamente – prima di conoscerti, eppure in qualche modo sentivo in questo libro che stavi per venire. Non è stato meraviglioso viso di primavera, io di te amavo tutto, non solo la tua bellezza, il che è abbastanza facile, ma anche la tua bruttezza, i tuoi momenti brutti, la tua tache noire, il tuo viso chiuso. E pure ti compiango. Non dimenticarlo.”.