Vorrei rifare i sogni di un tempo

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Vorrei rifare i sogni di un tempo
Se potessi rivedere la trama del loro tessuto
Senza notare le innumerevoli toppe
Sugli strappi
Delle cadute, delle errate valutazioni.
Troppo facile oggi,
Colti quei frutti,
Guardarmi con rimprovero.
Senza gli acciacchi dell’impatto con il reale.
I sogni che vorrei rifare
Li ho tenuti con un po’ di luce
Dell’esile forza della ragione della veglia,
Sfocata e caotica.
In quei sogni soprattutto vorrei rivedere
Chi è ormai diventato sogno,
La nonna e il nonno che camminano sotto i portici
E innumerevoli altre cose, persone, animali.
Vorrei reincontrare me stesso
Quando facevo quei sogni
E chidergli se gli sono rimasto leale,
Reincontrare il tempo di alcuni momenti speciali:
Quando per la prima volta i miei occhi si sono
Incrociati con i tuoi, come un fulmine,
Quando per la prima volta ho attraversato una certa strada,
Quando per la prima volta ho guardato un certo orizzonte,
Quando per la prima volta ho accarezzato un’idea,
Quando ho sbagliato,
Non so se per mettermi in guardia davvero,
Ma forse per non rischiare di ferire,
Per invitarmi ad assolvere i sogni
E ad assolvere me stesso, che in fondo è sogno anche lui.
E non svelarne il segreto.
Cercare di capire il tempo quando
Era immobile, come una oceano calmo infinito,
Vuoto da riempire che ci interroga,
Quando l’abisso si intuiva ma non spaventava.
Era quella la libertà?
Mondo di solitarie battaglie intellettuali,
Dove le teorie non erano ancora state tradite dai fatti.
Accettare il mistero e il segreto,
Essere l’innafferrabile camminatore
Che percorre gli orli, senza invadere, e ne fa dimensione di vita.