L’ ERUZIONE PROSSIMA VENTURA 

per Filoteo Nicolini

L’ ERUZIONE PROSSIMA VENTURA

Che cosa è una eruzione vulcanica? Quale scenario può presentarsi ai Campi Flegrei?
Tra il come, il quando e il dove,  bisogna pur cominciare a parlarne.
Forse dal come il tema dell’ eruzione dei Campi Flegrei sia più abbordabile per entrare in argomento senza eluderlo o ignorarlo. E forse avvicinarsi un poco al dove. Gli scienziati sono stati cauti sempre su questo punto, limitandosi a dire che non vi sono indizi di risalita del magma. E hanno spostato l’ attenzione sull’aspetto principale del sollevamento del suolo e i conseguenti sciami sismici, avvertendo che nel futuro potranno verificarsi eventi anche di maggiore intensità.
I precedenti storici di eruzioni sono stati studiati solo da pochi decenni, si ritiene che i Campi Flegrei siano la manifestazione di una camera magmatica che si andrebbe progressivamente raffreddando dentro una vasta caldera. Nel linguaggio tecnico si parla di una super caldera.
Circa trentamila anni fa fa dopo una gigantesca esplosione la caldera fu invasa dal mare e le successive eruzioni produssero il caratteristico tufo giallo napoletano che si apprezza da Posillipo ai Camaldoli. Si nota una sequenza di eruzioni esplosive fino all’ ultima di Monte Nuovo del 1538, con una progressiva migrazione nel tempo dei camini eruttivi verso il centro della caldera.
L’ esplosione del Monte Nuovo fu preceduta da un vistoso rigonfiamento, poi si produsse l’ emissione di brandelli di lava e pomice. Il computo delle intrusioni magmatiche in epoca geologica nei Campi Flegrei arriverebbe a varie decine di edifici vulcanici. In un intervento al Congresso di Vulcanologia del 1977 al Maschio Angioino, il vulcanologo A. Ritmann ribadiva che l’ attività dei vulcani flegrei è esplosiva.
Gli scenari ipotizzabili oggi sarebbero una eruzione detta acqua -pliniana, ovvero un evento ad alta esplosività per l’ elevato rendimento della trasformazione dell’ energia termica durante l’ interazione magma-acqua. Il tutto con vere e proprie colate di fango che si formano per smottamento di ceneri imbevute d’acqua. Queste colate si
incanalano  lungo i pendii e possono devastare vaste zone alla base del vulcano .
La fase vapore dell’ interazione può avere una rapida espansione laterale trascinando con sé ceneri e materiali solidi.
In un preprint del 1982  potetti leggere che, estrapolando al futuro la storia passata, la più pericolosa area dei Campi Flegrei risulterebbe essere il centro della caldera praticamente coincidente con Pozzuoli e l’ area della Solfatara. Non ho aggiornamenti recenti.
Parlare della prossima eruzione aiuta? Oggi come oggi, gli abitanti conoscono loro malgrado gli effetti traumatici degli sciami sismici ricorrenti e ne hanno giustificato timore. Aggiungere a freddo scenari ipotizzabili ci riporta al tema se il sapere serve a qualcosa, se basta capire per affrontare il destino con intelligenza e conoscenza. Non ho una risposta generale se e’ preferibile sapere o ignorare. Io preferisco sapere.  Le persone sanno di vivere su un’area vulcanica, su cosa può significare tutto ciò in uno scenario sfavorevole? Mi chiedo se nelle scuole dell’ area flegrea si affronti il tema delle caratteristiche del territorio dove gli stessi studenti abitano.
Si può parlare di scenari ipotizzabili senza creare allarmismi? Questo è il dilemma.
Ricordiamo che il Vesuvio, che gli antichi erano avvezzi a vedere sotto l’ aspetto di un monte colmo di vigneti e boschi, si risvegliò improvvisamente e dalla vetta squarciata una nube di ceneri e lapilli oscurò il sole e si riversò con furia demolitrice, restando la città sepolta per vari metri di altezza.
All’ epoca non c’era la scienza della vulcanologia. Ma oggi sì.
FILOTEO NICOLINI
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