Le zuccherose rimembranze di D`Alema

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Fausto Anderlini
Le zuccherose rimembranze di D`Alema
Il Pci fu una chiesa e come tale predico` per gli aderenti una condotta di vita seria e austera da galantuomini. Anche valorizzando l`ubbidienza e il sacrificio, in nome dell`interesse collettivo e del disinteresse personale. Questo valeva per i semplici iscritti come per i quadri dirigenti. Nel caso di questi ultimi, tuttavia con una esenzione, in questo contraddicendo il galateo professato dalla vera Chiesa, cattolico apostolica romana. L`umilta`. I `rivoluzionari di professione`, nell`accezione leniniana, proprio perche` depositari della `coscienza per se`, si pensavano come elite e avevano un`elevata stima di se`. Ne avevano ben d`onde, se non altro perche` questa autostima emanava da una generazione `eroica` che aveva fatto la guerra di Spagna, attraversato il periodo clandestino, guidato la resistenza ed essendosi infine profusa nell`edificazione del `Partito nuovo` nei duri anni `40-`50. Questa generazione, in alto come in basso, cardinali chierici missionari, semplici credenti, era letteralmente cementata nel partito, nel cui ambito si esauriva l`intero significato di vita. Percio` in ogni modo si industrio` nell`edificarlo per godere di benefici simbolici, di stima, identita` e rispetto impareggiabili rispetto a qualsivoglia privilegio mondano. Tanto questa fu una generazione di `costruttori` tanto quella successiva, cioe` dei figli, sia carnali che adottivi, (i baby boomers nati nel dopoguerra, fu una generazione incline alla dissipazione, al lusso e al godimento esistenziale, Cercò in ogni modo di acquisire l`eredita` dei fondatori per realizzare le proprie aspettative di successo. Voleva imitarli, ma anche superarli. E alla fine ucciderli, in una combustione edipica che tocco` l`acme con il cambio del nome. Tutto il fallimento del Pds, come si domanda Bruno Gravagnuolo a commento dell`ultima sciropposa mitobiografia data alle stampe da D’Alema, si spiega in questo `naturale` cambio generazionale. Il narcisismo, l`arroganza, la supponenza, e tanto piu` in chi era d`estrazione borghese o godeva della fortuna d`essere figlio d`arte, fu la cifra dei nuovi arrivati .Destino ciclico di ogni aristocrazia ereditaria, specie in tempi di cambiamenti inediti e contagiosi. Il partito non fu per loro un capitale da accrescere, ma il campo nel quale trarre le risorse per realizzare le loro ambizioni differenzianti. Infanzia di capi, nati col bastoncino del comando e dell`autoaffermazione nello zainetto. Scrivo a ragion veduta perche` anche io ne ho fatto parte, pur essendo d`estrazione proletaria e certo non avendo conseguito grandi successi. Una dolorosa consapevolezza che mi ha portato a rimuovere tutto il segmento di vita politica che va dai trenta ai cinquant’anni, portando semmai in evidenza il tracciato mnestico che va dai tre ai diciotto anni, quello dell`epopea nella calda placenta della famiglia, del villaggio e del quartiere operaio-contadino. Li`, prima di divenire arrogante, ero innocente. Nella lunga intervista al Corriere D`Alema , senza dubbio fra i piu` dotati se non il massimo esponente di questa dannosa generazione di subentrati, si sforza in ogni modo di allontanare da se` il pregiudizio che da sempre lo descrive come personalita` calcolatrice, fredda e spietata quanto sarcastica. Si offre all`intervistatore in una chiave romantica e sentimentale, ribelle e persino erotistica. Invece che un`autocritica spietata (preferibilmente in altra sede che il sordido giornale euro-atlantico), una caramellosa (quasi veltroniana) mitobiografia da anni `60, se non sessantottina. Per una volta, eo quoque, un piacione. Tutti solidali, ogni dissidio e aniimosa concorrenzialita` infra-generazionale, nel dimenticatoio. Non e` un caso che i figli di questa generazione siano quasi sempre mal riusciti, se non degli spostati borghesi perfettamente integrati (persino nell`anglosfera). Godendo del patrimonio acquisito, come ogni rampollo di ceto (master, esperienze all`estero, specie nella finanza, nel management o nella cultura e nei media), ma non volendo seguire comunque le orme dei genitori, cioe` della politica come professione. Anche questa una evoluzione naturale. Piu` talentuosi, come mi ha suggerito Mauthe, quelli che come mito di riferimento ed esempio di vita si sono attaccati ai nonni. Non oso pensare, mettendomi i panni di Turgenev, a cosa potranno attaccarsi i nipoti, cioe` i figli dei figli (ammesso che siano generati)
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