CI SIAMO INNAMORATI TANTO DEL FISICO DISTANZIANDOCI DALLO SPIRITUALE        E VORREMMO CHE CIO’ CHE E’ FISICO SI PERPETUASSE

per Filoteo Nicolini

CI SIAMO INNAMORATI TANTO DEL FISICO DISTANZIANDOCI DALLO SPIRITUALE        E VORREMMO CHE CIO’ CHE E’ FISICO SI PERPETUASSE.

Quanto accaduto nelle Marche ci riporta dolorosamente al tema della fragilità del territorio  e alla sua protezione. La consapevolezza dei danni inferti alla Natura ci muove verso la conservazione e il rispetto, e certamente tutto ciò va incoraggiato. Si parla di ritorno alla Natura, della tutela del verde residuo, di immersioni nei boschi, di mari e spiagge da sogno. Di biciclette e spostamenti a piedi, di splendide fioriture da ammirare nei prati che fanno la gioia di api e farfalle.

Il fatto è che ci siamo innamorati tanto del fisico distanziandoci dallo spirituale, e vorremmo che tutto ciò che è fisico si perpetuasse. Certo, innamorarsi della Natura sembra la cosa più innocente del mondo, ma quanto possiamo fidarci dei sentimenti? Ecco una buona domanda a cui dovremmo rispondere. I nostri sentimenti sono a volte in chiave egoistica e alzano un velo dinanzi agli occhi. In fondo, il sentimento è a metà strada tra il pensare e il volere. L’ oscillare tra un pensare imperfetto e un volere impreciso può risultare in un sentimento improprio.

Guardando una foglia verde e viva possiamo sentire che la foglia cresce al di là di sé stessa. Possiamo intuire che quella foglia verde ha in sé la possibilità di diventare qualcosa del tutto diverso. Si sa che  poco a poco cresce e da essa si forma il petalo colorato. L’intera pianta allora si mostrerà come una foglia trasformata, e la vita germoglierà.

Supponiamo invece che si contempli una secca scorza d’albero, un ramo rinsecchito caduto al suolo, una foglia ingiallita nell’autunno. Si potranno ammirarne i colori scuri e le forme. Ma di fronte alla secca corteccia d’albero, di fronte a quel raggrinzire ed accartocciarsi, uno sguardo sensibile percepirà nell’anima anche una immagine di decadenza e di morte.

Si dirà: sono gli inevitabili cicli della Natura nelle sue manifestazioni. Accanto al germogliare c’è il deperire, il decomporsi. Ma domani riprenderà a germogliare il seme, a fiorire il prato.

E’ nostra abitudine considerare la Natura solo soggetta a mutazioni fisico-sensibili, il mondo della Natura ci appare impermanente, effimero, soggetto al crescere e il deperire. Ma c’è sempre la speranza del nuovo verde, della nuova vita che sostituisca la precedente.

Che cosa accadrà alla Terra nella sua totalità? Serve qui una visione dell’evoluzione spirituale del Pianeta, e la visuale corretta è considerare la Natura come manifestazione della Creazione spirituale, dunque regolata dai rispettivi cicli di nascita, crescita, sviluppo e decadenza. Proprio come l’organismo umano che nasce, cresce, diviene adulto e poi invecchia. Infatti la Terra è un grande organismo eterico spirituale.

La Terra ha avuto un ciclo di crescita e sviluppo ed ora sta entrando nella fase di deperimento e decadimento. La Terra come organismo è in fase di disgregazione rispondendo ai cicli evolutivi ineluttabili. Ciò che osserviamo segue le epoche precedenti evolutive in cui la Terra era giovane e in formazione. Questo significa che dobbiamo capire che tutte le cose buone e positive che ci sono a livello fisico-percettivo ed ancora ci affascinano, spariranno in un futuro lontano.

Chi per pura ipotesi si fosse trovato sulla Terra in un remotissimo passato, non avrebbe trovato l’aria e l’acqua, il mare e il verde come oggi li vediamo come minerali, ma una vita intensa e pulsante. E più torniamo indietro, più questo sarebbe il caso.

La scienza spirituale considera la Terra come un organismo in fase di decadenza che non deriva da uno stato primordiale di materia morta; al contrario, la Terra era originariamente un organismo  vivo. Nessuna scienza che presupponga che una volta la Terra fosse un globo morto in cui erano attivi solo processi chimici e fisici sarà in grado di spiegare come la vita potrebbe essere sorta da questo globo morto. Come potrebbe essersi sviluppata la “vita” da ciò che è senza vita? Il senza vita è preceduto dal vivo. Il minerale senza vita è invece un prodotto della segregazione, un po’ come le nostre ossa sono segregazioni del nostro organismo. Allo stesso modo, tutto il materiale roccioso è un prodotto della lenta segregazione che avviene nell’organismo terrestre su tempi geologici.

Questa segregazione è andata avanti tutto il tempo. Il granito è semplicemente la più antica segregazione; ma i processi che portano alla segregazione sono processi sempre meno viventi, sempre più tendono ad essere meri processi chimici, meri processi meccanici sommati  all’azione erosiva dell’acqua, dei venti e quant’altro.

E così nel corso dello sviluppo della nostra Terra avviene qualcosa che troviamo in modo simile nel singolo organismo umano. Là  un uomo vive fino a una certa età, poi passa attraverso la porta della morte, lasciando il suo corpo come cadavere in cui esistono solo processi residui fisici e chimici. Tuttavia, questi processi chimici e fisici erano parte integrante di quelli vitali che operavano attraverso le forze dello spirito e dell’anima durante la vita di quell’uomo. Allo stesso modo torniamo a un tempo di esistenza terrestre in cui i processi che oggi sono di natura chimica, fisica e meccanica erano intessuti da fatti spirituali. E ciò che esiste come sua continuazione è un lento processo di distruzione e decomposizione.

La disposizione della crosta terrestre con le sue valli e montagne costruite in strati successivi, indica al nostro sguardo spirituale qualcosa come un cadavere in decomposizione lenta. Per la scienza spirituale la nostra Terra appare sempre più come un cadavere. Ciò al netto dei danni inferti al pianeta dalla mano dell’uomo.
La nostra costituzione è cambiata nel corso delle epoche, e con essa la stessa costituzione della Terra quale organismo. Durante l’età di Atlantide sia la Terra che l’Umanità avevano raggiunto il loro punto medio. Fino ad allora tutto era crescita e sviluppo. Questo non è stato più il caso dall’età di Atlantide in poi.  Quando oggi camminiamo sulla Terra, camminiamo su qualcosa che si sta sgretolando; non è più qualcosa che sta crescendo e sviluppandosi, come lo era nei primi tempi. Prima e fino alla metà dell’età atlantica, la Terra era molto più un organismo in crescita e germogliante. Poi ha cominciato a sviluppare crepe e fessure. Questo, tuttavia, vale anche per tutte le creature fisiche che abitano la Terra. Siamo sulla curva discendente dell’evoluzione e lo siamo stati, essenzialmente, dalla metà dell’età di Atlantide.

Siamo sulla curva discendente dell’evoluzione, siamo in corpi che stanno “morendo” analogamente alla Terra, sempre più sgretolandosi e appassendo. Sto usando termini abbastanza radicali. Tutto ciò che è sensibile è destinato a morire. E’  una tendenza inarrestabile. Restano naturalmente altri compiti da assolvere se si prende atto di questa realtà. La vita può risorgere sotto nuove forme e dipende da noi.

Un sentimento umano che desidera l’eternità del visibile è una distorsione, una illusione che non ci fa progredire. Questo sentimento non corrisponde alle leggi evolutive. La Terra dobbiamo vederla come ora in autunno guardiamo una foglia ingiallita che si va accartocciando.

 

FILOTEO NICOLINI

Uno studio basato sull’Antroposofia di Rudolf Steiner.

Immagine: Gunther Gherzso

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