Il ‘Partito nuovo’ da Togliatti a Zingaretti

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini

Siccome Zingaretti non è uno sprovveduto si deve supporre che quel suo discorso ‘non un nuovo partito ma un partito nuovo’ non sia per nulla casuale.

Il ‘Partito nuovo’ fu un topos dell’elaborazione togliattiana che prende avvio con la svolta di Salerno. Col ‘partito nuovo’ Togliatti intendeva la promozione di un partito democratico di massa capace di innervarsi nella vita sociale accogliendola dentro di sè. Nel segno di una missione di tipo nazionale e costituzionale volta a dare alimento, strutturandola in modo organizzato, alla riconquistata democrazia. Un partito a contatto con le masse, non meramente predicatorio, aperto verso l’esterno, alieno a ogni settarismo. In termini di modellistica un ibridus fra il partito leninista e quello socialista democratico.

Fra il ’43 e il ’45 il Pci passò da 5000 iscritti ad oltre due milioni. Fu una socializzazione alla politica di carattere spontaneo, un moto che nasceva dal basso e che traeva alimento dall’euforia generata dalla lotta al fascismo. Il Partito Nuovo di Togliatti intendeva raccogliere quell’energia costituente, fissandola nell’organizzazione in vista del suo impiego in una ‘lunga marcia’ nella società e nelle istituzioni.

Certo ogni paragone con quell’epoca è fuori misura. La sinistra oggi non viene da un’epica battaglia vittoriosa, ma da una sconfitta con risvolti persino penosi. Il Pd, che per certi aspetti e nell’intenzione di alcuni doveva essere la sublimazione finale di quella lunga marcia costituente (è ancora fresco il ricordo di chi è arrivato a teorizzare il ‘partito renziano della nazione’ come l’incarnazione di un moderno togliattismo….) si è rivelato un ‘ramo morto’ della politica.
Né è plausibile confondere il canto di ‘bella ciao’ delle ‘sardine’ con l’euforia sociale e politica del periodo costituente.

E tuttavia l’intenzione zingarettiana, anche nel lessico, ha qualcosa di non meramente contingente. E può rivelarsi la risposta adeguata a una cesura storica. Una mossa feconda. Il ‘movimento delle sardine’ non è un movimento in senso classico: la metanoia di minoranze volte a trasformare la mentalità dominante. Esso corrisponde all’autoconvocazione di un popolo della sinistra che persiste e pone, nel suo esserci, una domanda di restaurazione democratica come ‘nuovo inizio’. Cioè la richiesta di una nuova forma politica a forte ispirazione sociale.

Zingaretti coglie dunque nel segno e il lessico è adeguato allo scopo come meglio non si potrebbe. Accogliere questa energia per un cambiamento di linea che è anche un cambiamento di forma. Diversamente da allora, tuttavia, è difficile immaginare un ‘partito nuovo’ che non sia, contemporaneamente, anche un ‘nuovo partito’.

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Gian Franco Ferraris: il Pd farebbe bene a sbaraccare – non ci sarà alcun ‘partito nuovo’ sulle macerie del Pd. Della svolta di Salerno di Togliatti andrebbe ripresa la volontà di costruzione del CLN, un’arca antipopulista per ricostruire il Paese.