Società

Pubblicato il 14 maggio 2017 | di Silvia Bencivelli

0

Quei veleni nascosti dove meno te l’aspetti

di Silvia Bencivelli 21 aprile 2017

Dai giochi ai detersivi, si trovano un po’ dappertutto. Sono sostanze chimiche sospettate di causare danni alla salute, a partire dall’infertilità. E la Ue che fa? È indecisa a tutto

Questa è una storia di burocrazie, interessi in conflitto e sostanziale, forse colpevole, inconcludenza. Protagonisti: l’Europa. E una miriade di sostanze chimiche contenute negli oggetti che usiamo ogni giorno: nelle plastiche che avvolgono alimenti, contengono bevande, costituiscono parti di arnesi per l’arredamento e lo svago, di mezzi di locomozione, di apparecchiature mediche e di giocattoli. Ma contenute anche in insetticidi, detersivi e cosmetici, persino nella carta degli scontrini smarriti nel fondo delle nostre tasche. Insomma, queste sostanze sono praticamente ovunque, compresa la tastiera con cui questo articolo è stato scritto. Sono circa 800 molecole, tra cui i famigerati ftalati della plastica e i fitoestrogeni di origine vegetale (quelli della soia), sospettate di alterare gli equilibri ormonali di uomini e animali. E quindi di essere concausa, nei feti, di disturbi della differenziazione sessuale e di malformazioni dei genitali, nell’adolescenza di pubertà precoci o ritardate, e nell’adulto di alterazioni della fertilità e del metabolismo ma anche di alcuni tumori. Nell’Europa che ha appena compiuto sessant’anni si vorrebbe che, nel dubbio, l’impiego di queste molecole fosse regolamentato. Invece la storia è inconcludente, dicevamo, perché, nonostante anni di discussioni e una scadenza superata da un pezzo (dicembre 2013), leggi precise ancora non ci sono.

Nel dicembre 2015 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha accolto un ricorso avanzato da uno stato membro (il Regno di Svezia) contro la stessa Commissione Europea, e persino il Parlamento europeo ha deciso di sostenerlo. A giugno 2016 la Commissione ha emesso i criteri per la definizione di interferente (o disruttore) endocrino su cui dovrà basarsi la legislazione, in riferimento a pesticidi e biocidi (cioè disinfettanti, insettorepellenti, topicidi… tutto ciò che tiene sotto controllo organismi viventi e indesiderati). Ma è una definizione di sicuro parziale, e comunque criticata da tutti i fronti. Così i rappresentanti di questi fronti continuano a bussare alla Commissione perché risolva la questione in un modo o in un altro. Chi sono?

Da una parte c’è chi difende gli interessi della grande industria, e talvolta è accusato di farlo con metodi poco limpidi, cercando di minimizzare il pericolo. Dall’altra chi chiede di pensare prima di tutto alla salute, a rischio di essere sospettato di scarsa concretezza o quantomeno di poca attenzione verso il mondo del lavoro. Una da ascrivere a questo secondo gruppo è la giornalista francese Stéphane Horel, che ha meticolosamente scavato nella storia per almeno tre anni. Nel 2015 ha pubblicato in Francia un libro arrivato oggi in Italia e dal titolo eloquente: Intossicazione. Interferenti endocrini, lobbisti ed eurocrati: un groviglio di interessi a discapito della salute (Nuova Ipsa). Qui Horel ricostruisce con acribia alcuni oscuri rapporti intercorsi tra politici e grandi aziende, partendo dall’analisi di migliaia di documenti e puntando il dito sulla figura mitologica dell’euroburocrate, quasi impossibile da avvicinare per i giornalisti ma molto disponibile verso i lobbisti dell’industria: «Lo si immagina grigio come uno schedario, la pelle conciata dal neon. Ha raramente un volto». Poi a un certo punto, su questo fronte, arrivano gli scienziati e i toni cambiano.

Nell’aprile del 2014 la Endocrine Society, società scientifica che vanta un secolo di età e diciassettemila soci in 120 Paesi del mondo, ha creato una task force per fare pressione sulla Commissione europea affinché la questione venisse risolta. In questa task force c’è Giancarlo Panzica, neuroendocrinologo, direttore del Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini dell’Università di Torino e membro del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico). «In prima battuta sia chiara una cosa» si presenta «io faccio il ricercatore, non il politico. Per me la definizione di interferente endocrino è quella dell’Organizzazione mondiale della sanità». Definizione che parla di sostanza capace di disturbare, da sola o in associazione ad altre, il sistema endocrino, con danni all’organismo ed eventualmente anche alla sua prole. Sono sostanze sia di origine naturale (piante, funghi, muffe) sia di origine sintetica. «Che siano nocive è evidente negli animali di laboratorio: possono dare alterazioni della fisiologia dell’apparato genitale e del metabolismo, ma anche del comportamento sessuale e sociale» spiega Panzica. E se è vero che i topolini di laboratorio non vivono nel mondo stracolmo di molecole da mangiare e da respirare in cui viviamo noi «è verosimile che nel nostro caso queste molecole siano concausa delle stesse modificazioni subite dai topi». Comunque, la task force ha fatto una stima: l’esposizione a queste sostanze potrebbe costarci circa 157 miliardi di euro all’anno tra costi diretti per le terapie e indiretti per i giorni di lavoro perso, cioè l’1,23 per cento del Pil europeo.

Perciò gli scienziati della Endocrine Society continuano ad andare a Bruxelles a parlare con gli europarlamentari. Intanto, nei loro laboratori, proseguono con le ricerche. Difficili, perché devono riprodurre la complessità delle interazioni tra migliaia di molecole con le quali il nostro organismo (a sua volta altrettanto complesso) viene a contatto. Allora ecco la proposta degli scienziati, e la critica al (poco) lavoro fatto in Europa fin qui. «Dobbiamo evitare un regolamento che parli di soglie sotto le quali una sostanza è ammessa, come vorrebbe l’industria» spiega Panzica «e critichiamo anche l’attuale definizione di interferente endocrino, per cui una sostanza o lo è o non lo è». Senza zone grigie. La proposta degli scienziati è quindi «di fare come per i cancerogeni, cioè dire se una sostanza è un interferente endocrino, e quindi va vietata senza sconti. O se non lo sappiamo ancora».

E se non lo sappiamo ancora, si finanzi la ricerca. «Non ci si può limitare a dire sì o no perché per avere prove inoppugnabili di tossicità ci vogliono tempi molto lunghi, e rischiamo di ammettere sostanze che tra qualche anno si riveleranno pericolose». Probabilmente è quello che sta succedendo laddove il bisfenolo A (il più noto degli interferenti endocrini) è stato vietato. Siccome si tratta di una molecola fondamentale per la produzione di plastiche morbide, usate anche per biberon e ciucciotti, l’industria ha dovuto trovare un’alternativa. «Così talvolta usa il bisfenolo S, che potrebbe rivelarsi anche peggiore». Bene, queste le posizioni, questa la proposta degli scienziati che chiedono attenzione per salute e ambiente. E l’Europa che cosa fa? Si spacca. Ci sono Paesi più vicini agli interessi dell’industria (Germania in testa, sede delle grandi aziende chimiche e farmaceutiche del continente), Paesi più ecologisti (quelli del Nord e la Francia), e Paesi boh (l’Italia). Ma un compromesso va trovato, e la Commissione promette impegno. «È vero, c’è un grosso ritardo ma adesso la Commissione Juncker (insediata nel novembre del 2014, ndr) sta cercando di rimediare il più rapidamente possibile» assicura Enrico Brivio, portavoce italiano della Commissione europea. Ma perché finora si sono emesse soltanto definizioni relative a pesticidi e biocidi? «Semplicemente perché per ora il mandato era di lavorare su questi, ma niente vieta che i criteri vengano estesi». E comunque «l’Europa è la prima area al mondo in cui si sta cercando di definire in una legge quali siano gli interferenti endocrini» chiosa Brivio. Su questo è d’accordo anche Panzica: «Stiamo discutendo di cose alle quali altrove non si accenna neppure».

Detto questo, tutti sono d’accordo sul fatto che sia l’ora che la storia inconcludente si concluda. Anche perché la vicenda, oltre alle ricadute sulla nostra salute (e sulla nostra economia), ha anche un’ovvia ricaduta politica, cioè alimenta la sfiducia verso l’Europa e il pessimismo sul suo futuro.

Intossicazione Stephane Horel

Intossicazione

Interferenti endocrini, lobbisti ed eurocrati: un groviglio di interessi a discapito della salute

Stephane Horel – ed. Nuova Ipsa

In questo libro si narra la storia di un groviglio di interessi che ha un impatto sulla nostra vita, la nostra colazione, i testicoli dei nostri figli, il cervello di nostro nipote. Nel 2009, l’Europa ha lanciato un conto alla rovescia: ha deciso di regolamentare gli interferenti endocrini e perfino di abolirne alcuni. Onnipresenti, questi prodotti chimici si annidano nei pesticidi o nelle pitture, negli infradito o nello shampoo, nelle lasagne e nel nostro organismo.

Sospettati di partecipare all’aumento delle malattie “moderne” come l’infertilità, il cancro al seno o alla prostata, il diabete o l’obesità, fanno parte delle più grandi sfide di sanità pubblica. Ma gli interessi economici sono colossali e le industrie sempre in agguato. A Bruxelles, le loro potenti lobby si attivano tra le quinte delle istituzioni europee per modificare questa decisione che minaccia i loro affari.

Dopo tre anni di inchiesta e lo spoglio di migliaia di pagine di documenti confidenziali, Stéphane Horel in questo saggio alza il velo sulle strategie impiegate dalle lobby della chimica, dei pesticidi, della plastica e dei loro alleati per aggirare la regolamentazione. Questi documenti permettono un’incredibile immersione nell’intimità della corrispondenza fra lobbisti e funzionari della Commissione europea. In diretta dalla “bolla brussellese”, dove la compiacenza nei riguardi dell’industria sembra la norma, questa inchiesta in forma di thriller racconta anche la battaglia di coloro che resistono alle pressioni per difendere una certa idea dell’interesse generale e della democrazia.

AUTORE

Stéphane Horel è una giornalista indipendente e documentarista. Indaga l’impatto delle lobby e dei conflitti d’interesse sulle decisioni politiche. Autrice di Médicamenteurs (Editions du Moment, 2010), ha realizzato due filmati sugli interferenti endocrini: La Grande Invasion (2011) e Endoc(t)rinement (2014).

da www.ilgiardinodeilibri.it

Autore Originale del Testo: Silvia Bencivelli

Nome della Fonte: il venerdì

URL della Fonte (link): http://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2017/04/17/news/quei_veleni_nascosti_dove_meno_te_l_aspetti-163213122/



Postato su NuovAtlantide per:


Torna Su ↑
  • Accedi

    Close
    *
    *
  • nuovAtlantide.org

    La community online per condividere la tua opinione.

    Il significato che vuole avere nuovAtlantide è di essere utile a chi vuole confrontarsi sui temi e problemi più vari, di promuovere il dibattito e conservare i contributi in un archivio accessibile a tutti, allo scopo di approfondire le questioni. Esprimeremo le nostre opinioni in modo chiaro, ma pensiamo che il dibattito deve essere libero, senza filo spinato e mine antiuomo.

    questo è il nostro motto:
    Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo (Voltaire)

    Come iniziare:
    - Crea un account su nuovAtlantide.org
    - Inizia a postare articoli
    - Commenta gli articoli degli altri utenti

    Se gli articoli sono presi da altri siti web, ricordati sempre di scrivere autore e fonte.


  • Ecco le nostre Rubriche, clicca sul nome per accedere...
  • Alimentazione

  • Libri

  • Una Sera, una Poesia

  • Cesare Pavese

  • Riforme Costituzionali

  • Cambiare si può

  • Cose dall’Altro Mondo

  • Gli impubblicabili

  • TAV Terzo Valico

  • Racconti per l’Estate