Stanno giungendo al pettine i nodi della politica di Draghi

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Autore originale del testo: Giovanni La Torre
Fonte: i gessetti di Sylos

di Giovanni La Torre

A latere della polemica sull’EMS, e con meno riverbero sul grande pubblico, vi è l’agitazione del governatore I. Visco e del presidente dell’Abi Patuelli per i possibili rischi di una svalutazione dei titoli pubblici detenuti dalle banche, con conseguenze disastrose sui relativi bilanci. Detti rischi vengono ravvisati in relazione a due possibili cause. La prima attiene alla questione nota dell’eventuale richiesta di “ristrutturazione” del nostro debito pubblico da parte dell’EMS, la seconda riguarda il rischio che a livello Ue venga stabilito il principio che i titoli pubblici abbiano una loro ponderazione di rischio e non siano quindi più “risk free”, con conseguenze, anche in questo caso, sulla valutazione degli attivi delle banche.
Alla prima questione si risponde come si è risposto a Salvini, e cioè che anche oggi l’eventuale intervento del Fondo può essere condizionato al taglio del debito, come già fatto per la Grecia anni fa. Alla seconda, ipotesi al momento solo ipotetica che, al di là della facciata ufficiale dei bilanci, se i titoli di stato italiani vengono ritenuti più rischiosi, comunque il rating delle nostre banche diminuisce, e così il loro valore sul mercato.
Una cosa comunque appare certa: Salvini, Di Maio, I. Visco e Patuelli, stanno facendo di tutto, con i loro strepiti, per far capire al mondo intero che l’Italia è proprio in cattive acque e che è il primo candidato all’intervento dell’ESM e, più in generale, si teme che si aprano gli occhi sul nostro debito. Proprio una bella propaganda alnostro Paese, non c’è che dire.
L’agitazione di I. Visco e Patuelli, però, fa capire anche un’altra cosa, e cioè che stanno giungendo al pettine le conseguenze perverse della politica di Draghi di inondare di liquidità il sistema, costringendo di fatto le banche a impiegarla in titoli pubblici, non essendovi possibilità di impiego ragionevole nell’economia reale. Detta politica, in assenza di una coerente politica dal lato “reale” dell’economia, anzi in presenza di una politica opposta per via dell’austerità, non poteva non generare distorsioni. In questi anni ci siamo sgolati (da soli) a dire che quello che stava facendo Draghi era pericoloso, che non poteva funzionare come negli Usa, perché lì l’aumento della liquidità accompagnava deficit pubblici dell’ordine del 6-8%, da noi invece non accompagnava alcun incremento della domanda effettiva reale. Era facile prevedere che quella liquidità si sarebbe riversata in borsa e sui titoli pubblici, creando bolle. Tra l’altro ricordo a Visco e Patuelli che vi è un altro rischio che può produrre gli stessi effetti sui bilanci delle banche: l’aumento dei tassi e degli spread.
Se avesse voluto fare davvero qualcosa per l’Europa e per il nostro paese, Draghi avrebbe dovuto prendere posizione “ufficiale” e “formale” sulla violazione dei trattati da parte della Germania per “surplus eccessivo” (che l’avrebbe costretta ad aumentare la domanda interna a beneficio di tutta l’Ue) come prese posizione“ufficiale” e “formale” quando si trattò di infliggere lacrime e sangue alla Grecia. Ma l’appunto vale anche per i nostri gagliardi politici alla Salvini, alla Di Maio e alla Renzi (quando era PdC), che davanti ai microfoni e alle telecamere fanno fuoco e fiamme contro l’Ue e la Germania, poi quando si trovano nei consessi ufficiali stanno muti e se la fanno addosso.
I nostri sedicenti governanti, anziché elemosinare qualche zero virgola di sforamento del deficit devono pretendere il rispetto dei trattati dalla Germania. Anche su questo punto ci siamo sgolati in questi anni, ma ora abbiamo avuto almeno la consolazione di sentire ribadire il concetto dal sen. Monti. Il quale in una dichiarazione televisiva ha espresso proprio questo concetto, andando oltre per la veemenza, quando ha detto che se la Commissione non ci ascoltasse in questa nostra denuncia ci dovremmo addirittura “rivolgere alla Corte di Giustizia europea”. E la fede europeista di Monti mi sembra sia fuori discussione.