25 aprile, l’appello di Luciano Canfora: “Il fascismo non è morto, andiamo in piazza”

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intervista a Luciano Canfora di Antonio Di Giacomo – 22 aprile 2019
Lui, lo storico Luciano Canfora, il 25 aprile ci sarà. “Farò quello che si fa in questa giornata: lo si festeggia” anticipa a Repubblica.”La città di Bari offrirà sicuramente tale opportunità e me ne avvarrò”.
Professor Canfora, qual è il suo parere sull’istituzione dell’Osservatorio regionale sui neofascismi?
“Utilissimo. Il problema ce lo dobbiamo trascinare stabilmente perché l’estinzione del fascismo non è mai avvenuta, di fatto. E ora abbiamo un ministro dell’Interno amico di Casapound. È stata proprio Repubblica a pubblicare qualche settimana fa una foto simposiaca di Salvini che brinda con quelli di Casapound e la sindaca di Roma, appena un paio di giorni fa, ha detto pubblicamente in televisione che lo sfratto agli abusivi di Casapound viene impedito dal ministro dell’Interno. Quindi non c’è da strologare. È un fatto.
L’idiozia dei M5S è stata tale – in virtù della loro ignoranza perché non sanno cosa voglia dire il ministero dell’Interno – da regalare alla forza più destrorsa, xenofoba del nostro Paese il ministero in assoluto più importante che ha in pugno il Paese. La situazione è pessima”.

Fatto sta che, almeno a Bari e in Puglia, all’indomani di episodi come l’aggressione dell’autunno scorso di Casapound al corteo antirazzista nel rione Libertà o l’esordio barese del movimento di estrema destra Progetto Enclave con tanto di striscione un mese fa per i 100 anni dei Fasci di combattimento, un segnale in controtendenza appare la nascita dell’osservatorio.

“Uno strumento utilissimo e, concretamente, vedremo cosa sarà capace di documentare e fare”.

La Lega l’ha liquidato come”una Stasi in salsa pugliese”.

“Se non piace alla Lega non ci fa né caldo né freddo”.

Rivendicare l’antifascismo alle basi della nostra Repubblica è allora quanto mai necessario?

“Un tratto strutturale del fascismo è stato quello di individuare il nemico esterno, o interno da espellere, gli ebrei ma anche tanti soggetti poi per polarizzare un fanatismo di massa contro un falso bersaglio. È un carattere fondamentale del fascismo e mi pare che ci siamo. Ce ne accorgiamo ogni tanto perché le carenze, le responsabilità e l’inettitudine delle altre forze politiche fanno crescere questa pianta”.
A cosa allude?
“Alla nostra storia recente degli ultimi anni, dal 2011 in avanti, che ha visto una politica suicida della sinistra, per quanto sinistra sia già una parola grossa per il cosiddetto Partito democratico. Penso a Napolitano quando impose il governo Monti con Bersani che era contrario e fu messo in minoranza in direzione e dovette deglutire il governo di unione sacra, alimento infinito per Lega e M5S che furono le uniche forze a non volerci entrare. Anni di politiche suicidarie e poi si va alle elezioni e si scopre che i Cinque stelle sono un grosso movimento e la sinistra, che era data per vincente, non ha potuto cogliere i frutti del proprio lavoro. Si fanno allora governi uno peggio dell’altro: si arriva persino a Renzi con Minniti, che a giugno 2017 proclamò di chiudere i porti.Quindi formazioni politiche oggi afone o balbettanti e, dall’altra parte, Lega, cioè estrema destra, trionfante perché può rinfacciare a tutti costoro gli errori commessi ” .
L’antifascismo è ancora un valore identitario da rivendicare a sinistra?
” Ho spiegato in maniera sommaria un carattere fondamentale del fascismo che nella Lega trova una reincarnazione di massa, compreso il legame mai interrotto con l’ala più retriva del ceto capitalistico. Perché questo si ripete sempre con gli industriali del Nord Est che vigilano e Berlusconi sempre lì pronto all’abbraccio come un’amante tradita. Il côté non si perde mai di vista, ma intanto il buttafuori ministro dell’Interno serve a convogliare un confronto popolare, additando il falso nemico. È il ritratto del fascismo.
Ciò detto combattere tutto questo è doveroso. È inutile parlare di questione identitaria. È la lotta alla quale siamo tutti tenuti, richiamati e vocati. Se ci saranno partiti capaci di capirlo tanto di guadagnato”.
Sembra pessimista.
“Spero che, al di là del balbettio generico e delle frasi tortuose di chi sa di aver fatto sbagli colossali che si possono rinfacciare in ogni momento, sorga qualche capacità di reazione. Non so nemmeno indicare da quale parte debba venire fuori. Abbiamo visto già il povero Zingaretti mettere insieme gli avanzi del renzismo, perché regni la pace interna che poi vuol dire paralisi interna. Non si va molto avanti con tattiche di questo tipo”.
In questo scenario il 25 aprile che significato assume?
“Il ministro dell’Interno ha dichiarato che non lo festeggia e andrà a fare non so che cosa. Ma Salvini da sempre ha ostentato questo rifiuto, perché il 25 aprile è l’unica rivoluzione italiana. La prima volta che un’insurrezione di popolo c’è stata è avvenuto il 25 aprile 1945 e con una partecipazione molto vasta.Nessuno tuttavia si illude di poterla dire trionfalisticamente come maggioritaria. Fu una grande insurrezione popolare che aveva degli obiettivi molto avanzati e salvò la dignità del nostro Paese, anche al cospetto degli Alleati che non gradivano che noi ci liberassimo con le nostre forze. È la data più importante della metà del Novecento. È stato ottenuto che diventasse festa nazionale ma non è mai stata accettata del tutto da una parte del Paese. Ed è la prova provata che il problema è ancora aperto, sul tappeto”.
In quali termini?
“Gli alti e bassi delle celebrazioni e della valorizzazione del 25 aprile sono gli alti e bassi della nostra storia repubblicana fino alla sua estinzione e alla fine della Prima Repubblica. Dunque l’apparizione di un Berlusconi che teorizzava che bisogna scegliere il buono e il non buono all’interno dell’esperienza fascista, cosa che pensa ancora il suo scherano Tajani, e quindi un reflusso spaventoso. Fino a un Salvini che dice di andare da un’altra parte il 25 aprile. Non è una data pacifica, ma una data intorno alla quale si è svolta una lotta politica tuttora in corso”.