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Bracciante muore mentre raccoglie pomodori sotto il sole. La pacchia è finita

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di Concetta Titti Contini – 24 giugno 2918

Morire così, sotto il sole in un giorno di inizio dell’estate…

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di Vittorio Boccini – 24 giugno 2018

Ecco.
La sua PACCHIA adesso è proprio finita.

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di Marina Grazioli – 24 giugno 2018

“Mohammed aveva i documenti in regola e faceva proprio il bracciante per professione. Lo vogliamo ricordare a chi guarda a questi operai come ladri di lavoro, mentre con il loro sacrificio fanno funzionare pezzi di un’economia che vogliamo sempre più sana e sicura”.
E gli italiani accetterebbero lavori “disumani” come questo? Possiamo sperimentarlo con Salvini
Vergogna su vergogna

di Fronte dei popoli – 24 giugno 2018

#migranti continuano a lavorare in condizioni disumane, i #caporali a fungere da intermediari e molti #imprenditori a non rispettare completamente le regole. La situazione in cui lavoravano #Mohamed e i suoi compagni lo dimostrerebbe in pieno: per ore chinati sotto il sole, con temperature che nei giorni scorsi hanno toccato i 40 gradi.

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di Chiara Spagnolo –  La Repubblica, 21 giugno 2018

Lecce, bracciante muore mentre lavorava con 40°: tre indagati, non aveva contratto

Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati della Procura di Lecce per la morte di Mohamed, il 47enne sudanese stroncato da un malore mentre lavorava come bracciante irregolare, sotto il caldo torrido – la temperatura sfiorava i 40 gradi – in un campo di pomodori fra Nardò e Avetrana. Gli indagati sono i titolari dell’azienda agricola Mariano, marito e moglie, e il caporale sudanese che avrebbe svolto il ruolo di intermediario fra gli imprenditori e i lavoratori.

Il sostituto procuratore Paola Guglielmi ipotizza per ora il solo reato di omicidio colposo, ma è probabile che altre ipotesi si aggiungeranno presto all’elenco delle imputazioni: i primi controlli effettuati dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina – guidati dal maggiore Nicola Fasciano – stanno portando alla luce un quadro di diffusa illegalità. Mohamed, stando alle prime ricostruzioni, era in possesso di permesso per stare in Italia in quanto richiedente asilo, ma non aveva un contratto di lavoro.

Irregolari anche altre due braccianti stranieri, che quando l’hanno visto accasciarsi sulla terra hanno cercato di soccorrerlo. In regola con il contratto, ma non con altre norme sulla sicurezza sul lavoro, le altre 28 persone che lavoravano nella stessa porzione di terreno. Per questo gli accertamenti saranno effettuati a 360 gradi, sia sotto il profilo penale sia sotto quello prettamente professionale, tramite una serie di verifiche affidate anche agli ispettori dell’Inps.

L’azienda in cui è avvenuto l’incidente, del resto, già nel 2012 era finita nel mirino della Procura con l’arresto del titolare Giuseppe Mariano, coinvolto nell’operazione ‘Sabr’ sullo sfruttamento dei braccianti nei campi, insieme con tutti i più grossi imprenditori della zona. Da allora, e nonostante gli arresti, nulla è cambiato nelle campagne di Nardò e dell’hinterland.

I migranti continuano a lavorare in condizioni disumane, i caporali a fungere da intermediari e molti imprenditori a non rispettare completamente le regole. La situazione in cui lavoravano Mohamed e i suoi compagni lo dimostrerebbe in pieno: per ore chinati sotto il sole, con temperature che nei giorni scorsi hanno toccato i 40 gradi. Quelli che segnavano appunto i termometri nelle campagne verso Avetrana.

Cordoglio per la scomparsa del 47enne è stato espresso dal governatore Michele Emiliano:  “Si tratta dell’ennesimo incidente sul lavoro, questa volta ancora più angosciante per la dinamica, visto che il bracciante, cittadino sudanese, probabilmente è morto a causa del gran caldo che imperversa in questi giorni, ancor di più sensibile nei campi di pomodori del Salento dove stava guadagnando la giornata. Il tragico episodio ci ricorda che a svolgere determinati lavori sono in gran parte immigrati da Paesi lontani”.

“Mohammed aveva i documenti in regola e faceva proprio il bracciante per professione – ha proseguito il governatore – Lo vogliamo ricordare a chi guarda a questi operai come ladri di lavoro, mentre con il loro sacrificio fanno funzionare pezzi di un’economia che vogliamo sempre più sana e sicura”. Emiliano si è detto sicuro “che magistratura e investigatori faranno luce sulle condizioni di lavoro in quella azienda agricola, perché a volte l’intreccio fra manodopera irregolare e poca chiarezza sulle imprese è fatale per gli anelli più deboli della catena”.

Sulla vicenda interviene anche Stefania Crogi, segretario generale Flai Cgil: “Questa morte non può restare un fatto di cronaca estiva, è un atto di accusa verso un mercato del lavoro agricolo colpito in modo forte dalla piaga dello sfruttamento”.

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di Tiziana Colluto – Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2918

Puglia, muore bracciante per infarto. Pm indagano l’imprenditore e il caporale

È morto stroncato da un infarto, ieri, mentre raccoglieva pomodori, sotto il sole dell’ora di punta, quello delle 13. Si chiamavaMohamed, aveva 47 anni e veniva dal Sudan. Nel Salento era arrivato da due giorni per un’altra stagione da schiavo. “È omicidio colposo”, secondo la Procura di Lecce. Il pm Paola Guglielmi ha iscritto oggi tre persone nel registro degli indagati: la responsabile dell’azienda agricola in cui lavorava; il titolare di fatto, cioè suo marito; il presunto caporale, anche lui sudanese, che avrebbe coperto il ruolo di intermediario tra gli stagionali e gli imprenditori.

Non è la prima volta che accade. Ma il paradosso più crudo è che il proprietario dei campi, Giuseppe Mariano, era già stato coinvolto nell’inchiesta sullo sfruttamento della manodopera nella raccolta delle angurie. È la prova di quanto nulla sia cambiato a Nardò, in provincia di Lecce, nonostante gli scandali, le denunce, le retate eseguite in tutta Italia. Venerdì, sarà l’autopsia ad accertare se il decesso di Mohamed sia avvenuto in seguito a patologie pregresse o se sia riconducibile ad altro, ad esempio la disidratazione. Quello che è certo è che l’uomo aveva già accusato un malore, nella mattinata, ma non era stato condotto al pronto soccorso. Lo avevano fatto stendere sotto un albero, all’ombra, per provare ad attenuare la morsa dell’afa.

E l’imprenditore agricolo? “Non poteva non saperlo, era lì ogni giorno”, riferiscono gli inquirenti. Ecco perché la prima ipotesi di reato formulata è di omicidio. Il quadro, tuttavia, è destinato a complicarsi: dalle indagini, delegate ai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, stanno emergendo gravi violazioni della legge contro il caporalato e di quella relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Nessun dispositivo di tutela sarebbe mai stato adottato né alcuna visita medica eseguita, stando a quanto emerge dai primi rilievi dello Spesal.

Due braccianti sono già stati ascoltati dagli investigatori. E hanno confermato le condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare: raccolta incessante, dall’alba al tramonto, per un guadagno che non supera 6 euro all’ora, stando alla cifra dichiarata. Anche loro, come Mohamed, non avevano regolare contratto di lavoro, nonostante il permesso di soggiorno in tasca. L’impiego di altri 28 stagionali nella stessa azienda era stato invece dichiarato all’ufficio di collocamento. I controlli ora saranno serrati presso Inail e Ispettorato del Lavoro: sotto sequestro è già finita l’agenda del presunto caporale, alcuni telefoni cellulari e i documenti in possesso dei consulenti della società.

“Questa morte non può restare un fatto di cronaca estiva, è un atto di accusa verso un mercato del lavoro agricolo colpito in modo forte dalla piaga dello sfruttamento”, ha detto Stefania Crogi, segretario generale Flai Cgil. È l’unica sigla sindacale che ha sempre denunciato il sistema di caporalato a Nardò. Lo aveva fatto anche qualche giorno fa, con un appello al prefetto di Lecce, Claudio Palomba. L’indifferenza, finora, è stata però totale.

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su Il Giornale di Puglia – 21 giugno 2018

Bracciante morto a Nardò, 3 indagati. “La lotta al caporalato ci vede ancora perdenti”

LECCE – Sono tre le persone indagate per la morte del bracciante sudanese di 47 anni avvenuta ieri per infarto mentre lavorava sotto il sole con una temperatura vicina ai 40°, nella campagna salentina.

Il pm di Lecce Paola Gugliemi ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di un uomo, anche lui del Sudan, considerato il caporale, e i titolari dell’ azienda di ortofrutta di Nardò presso il quale lavorava. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. L’inchiesta è affidata ai carabinieri.

“La lotta al capolarato è una delle grandi sfide della Puglia, che per ora ci vede ancora perdenti. La morte del giovane sudanese nelle campagne assolate di Nardò ce lo ricorda impietosamente”. È il commento del senatore Dario Stefàno alla notizia della morte del bracciante stroncato da un malore durante la raccolta dei pomodori nelle campagne tra Nardò e Porto Cesareo.

“E’ una battaglia  che per essere vinta – prosegue Stefàno – deve essere combattuta collettivamente, con il coinvolgimento di tutti gli anelli della catena, altrimenti non ce la faremo mai,  continueremo a subire la vittoria delle logiche di sfruttamento, qui in una regione che ha fatto tanto in questi anni per affermare i diritti dei lavoratori”.

“La morte del giovane sudanese fa rabbia e addolora: era un immigrato  con regolare permesso di soggiorno, stroncato dal caldo e dalla ferocia delle “regole” del lavoro nero. Ci affidiamo alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura affinché le responsabilità vengano accertate, per restituire  un briciolo di giustizia ad una morte ingiusta”.

“La Puglia tutta però si indigni – conclude Stefàno –  e non si arrenda: deve continuare il lavoro di qualificazione delle produzioni, applicare il principio di sostenibilità e diventare sempre più presidio di legalità”.

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ANSA – 21 luglio 2018

Bracciante muore a 40°, tre indagati

Tre persone sono indagate per la morte del bracciante sudanese di 47 anni avvenuta ieri per infarto mentre lavorava sotto il sole con una temperatura vicina ai 40°, nella campagna salentina. Il pm di Lecce Paola Gugliemi ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di un uomo, anche lui del Sudan, considerato il caporale, e i titolari dell’ azienda di ortofrutta di Nardò presso il quale lavorava.
L’ipotesi di reato è omicidio colposo. L’inchiesta è affidata ai carabinieri.