DICIANNOVE SU VENTI DEI NOSTRI STUDENTI NON DISTINGUE TRA FATTI E OPINIONI. LO SCONVOLGENTE RAPPORTO OCSE

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Autore originale del testo: Salvatore Biasco

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di Salvatore Biasco

Ieri, un bellissimo dibattito su “Il valore democratico della conoscenza” a partire dal libro omonimo curato da Fabrizio Rufo, che consiglierei caldamente a tutti di leggere (vedi sotto la locandina).


E’ ovvio che si sia parlato (tra l’altro) della svalorizzazione della cultura e della scienza cui è andata incontro la nostra società: disintermediazione negli orientamenti, diffidenza e rigetto del ruolo degli esperti, emozioni che fanno premio sul metodo scientifico. Non sarà facile por mano a processi di educazione sociale e di valorizzazione di una visuale scientifica senza un ambiente culturale che favorisca una comprensione del senso e del ruolo della scienza.
Il sistema educativo ha ovviamente un ruolo primario. Dobbiamo chiederci se la nostra scuola sia adeguata a trasmettere modelli positivi di autorità e idonea anche alla formazione di un individuo dotato di capacità critiche e di un nuovo tipo di abilità, vale a dire quelle di indagare, porsi domande, abbracciare complessità, avere un metodo per stabilire i rapporti di causa effetto e non una opinione. Si tratta della formazione di un cittadino capace di relazionarsi criticamente alla mole di informazioni, con canoni di classificazione e possibilità di distinguere quelle attendibili; capace di abbinare una maturità cognitiva a una relazionale a una etica. Ma i dati del rapporto Ocse fanno cadere le braccia.
Anche per la formazione universitaria si è puntato su sporadiche eccellenze in un quadro medio non eccelso, piuttosto che a elevare la qualità media generale, con la conseguenza di produrre una differenziazione fortissima tra sedi, che è anche territoriale e rischia di acuire le diseguaglianze di censo. L’università serve non a scalare le classifiche di qualche opinabile ranking, ma a formare la classe dirigente, a produrre una forza lavoro preparata, assicurare una mobilità sociale, far avanzare la ricerca, creare una cultura nazionale e gli standard di cittadinanza. Tutto chiama in causa una consapevolezza politica dei problemi.
Ovviamente non è il solo tema in cui conoscenza e democrazia rischiano di dissociarsi. Molti altri temi sono stati discussi ieri. La traccia del mio intervento è tratta dagli argomenti già posti nella Tavola Rotonda che chiude il libro citato. Per chi voglia approfondirli rinvio a https://www.salvatore-biasco.it/…/estratto-conoscenza-rufo-… .
La conclusione è che “c’è un lavoro enorme da compiere per impedire che la conoscenza diventi un elemento in più di deterioramento della qualità democratica della vita collettiva, ma certo quel rapporto, lasciato a sé stesso, non mantiene le promesse di maggiore democrazia”.

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