Evoluzione del ghost writer. Roba da café chantant

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di Alfredo Morganti – 13 settembre 2018

“Ahò, ma chi te li scrive i testi?” capita di sentir dire nelle più svariate occasioni: a una festa di compleanno, a un dibattito, in una conversazione pubblica, alla lettura di uno scritto con pessima ortografia. Il più delle volte è una presa in giro. Eppure il mestiere del ghost writer, dello scrittore fantasma, di chi scrive testi conto terzi è un mestiere serio e utile a molti, soprattutto a chi non saprebbe mettere due parole in fila con una certa efficacia, ma per mestiere si trova a parlare in pubblico o a scrivere articoli di giornale (se non romanzi!). Per un politico il ghost writer è utilissimo, evita che si debba cimentare nella composizione di testi togliendo tempo prezioso all’attività istituzionale, a quella di partito, alle relazioni personali. Si tratta per lo più di interventi pubblici, di pezzi per la stampa, di prefazioni, di dichiarazioni stampa attribuiti al datore di lavoro, a chi firma l’articolo e non a chi l’ha realmente composto.

Il punto è questo. Le cronache dei giornali ci descrivono un Matteo Renzi molto pimpante, quasi cabarettistico, pronto a riprendersi il PD (ma quando mai l’avrebbe mollato?). Ci raccontano delle sue performance alle feste dell’Unità, dello stile cabarettistico che ormai ha adottato, da uomo dello spettacolo più che da politico. Ecco: chi glieli scrive i testi? Chi lo coadiuva: uno sceneggiatore, un autore di teatro o di tv, uno che compone battute per i comici? Perché questo è. Il vecchio ghost, quello che leggeva libri, maneggiava scrittura e aveva padronanza delle questioni in ballo, oggi non sarebbe adeguato alla evoluzione renziana. Oggi può sostenere l’ex premier nelle sue performance solo uno che non scrive di politica ma di cabaret, di teatro leggero, di tv. Un battutista, uno che lavora per la rivista, l’avanspettacolo, i barzellettieri, il café chantant, con attrazioni varie, nani e ballerine. Gli stessi nani e ballerine di una volta. Venghino signori venghino. Certificando in via ultimativa cosa resta oggi della politica stessa, del PD, e del suo ex e attuale capo. Nulla, ma proprio nulla. Senza ombra di dubbio. Ecco perché è ora di andare oltre.