Gestire il consenso e reprimere il dissenso

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di Vecchia Talpa  10 giugno 2019

Le cifre del Garante sullo stato attuale dei Centri per il rimpatrio sono molto eloquenti. Nel 2018 sono state internate 4.092 persone; meno della metà, il 43%, sono state rimpatriate.
Qualunque poliziotto di turno ha il diritto di catturare e internare e far prigioniero qualunque immigrato che incontra.
Fin dalla loro nascita legge Turco Napolitano (6 marzo 1998) e poi la Bossi-Fini e oggi il decreto sicurezza, non si è fatto altro che inasprire le misure, i giorni di detenzione, le condizioni di vita nei centri di detenzione chiamati per l’espulsione, o semplicemente di detenzione o hotspot ( in inglese fa meno impressione).
E d’altronde una volta smantellato il sistema SPRAR e inasprite le norme e allungati i tempi per concedere lo status di rifugiato politico cosa altro rimane?
La regola ipocrita è accettiamo solo chi fugge veramente dalla guerra, ma non accettiamo, chi spaccia chi è un delinquente, chi stupra etc etc.
Ma come si fa a giudicare, quando ancora sono sui gommoni? Se ancora non vi è stato un fatto delinquenziale come si fa a scegliere chi si e chi no?
Oggi la percentuale della popolazione carceraria è per il 35% fatta di immigrati.
Ma non era la corruzione, il malaffare, l’intreccio fra politica e affari il maggior crimine in Italia. E i reati commessi contro il patrimonio e contro la persona non sono diminuiti del 48% (Dati dello stesso ministro degli interni)????

E forse questo non dimostrerebbe che il pericolo invasione degli immigrati è solo uno spauracchio per la gestione e il controllo del dissenso e gestire il consenso verso il potere costituito?