La lunga sfilza di uomini nuovi (e le monetine annunciate)

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di Alfredo Morganti – 27 agosto 2018

Gli italiani, con coerenza storica invidiabile, hanno scoperto un nuovo ‘uomo nuovo’: il ministro Salvini. L’ennesimo di una serie probabilmente destinata a crescere, insaziabili come siamo di novità. L’uomo nuovo è una specie politica ben caratterizzata: piglio decisionista, sfrontatezza, una certa volgarità che non guasta, buona capacità di comunicazione, mascella volitiva (anche solo in termini metaforici), menefreghismo tanto al chilo, folla di adoratori fondamentalisti attorno e l’ambiziosa convinzione di parlare in nome di un ‘popolo’ e di una intera ‘nazione’, nessuno escluso. Inutile fare i nomi, già li sapete. Una lunga catena di facce che, in ultimo, diventano bersagli di monetine o peggio. Dall’altare alla polvere in men che non si dica, e senza passare per il ‘Via!’ come al ‘Monopoli’.

Il penultimo uomo nuovo è durato 4-5 anni circa, l’attuale forse ancor meno. Altare e polvere nel nostro Paese si succedono vorticosamente. Soprattutto se l’ascesa è stata istantanea, a colpi di comunicazione. Più si sale turbinosamente, più si precipita vertiginosamente. L’abisso finale, d’altronde, è insito nell’idea stessa di uomo nuovo. Non sei ‘nuovo’ se non fai una scalata repentina (sennò qual è la novità?). Ma se scali repentinamente, e lo fai senza appigli, senza tracciare percorsi di ascesa e discesa, senza assicurazione e cordate, la caduta è annunciata. All’inizio si va su che è un piacere, poi dinanzi alle prime difficoltà ti guardi attorno e ti rendi conto che non c’è una pista, né un sostegno solido, al più qualche arrampicatore politico appeso per convenienza alla tua piccozza. E allora si fa difficile, e il passo arranca. Le monetine finali sono quasi la ratifica conclusiva di un destino annunciato.

Questo è ciò che accade a mettere da parte i partiti, a insultare il Parlamento, a irridere le istituzioni, a volere la disintermediazione. L’ascesa solitaria diventa un azzardo, la solitudine un incubo, la novità un marchio infamante. Se non si cambia regime, se non si rafforza la democrazia rappresentativa e se non ripartono i partiti e cresce la partecipazione organizzata, le cronache future saranno scritte da un’ulteriore sequela di uomini nuovi lanciati allo sbaraglio, come alla Corrida di Corrado. In un ritmo frenetico e disarmante di ascese e cadute, scalate e ruzzoloni, con la democrazia trasformata in un ottovolante, lo Stato in un luna park. E gli elettori in semplici clienti in fila alla biglietteria, pronti a fischiare se annoiati. Venghino signori, venghino…