La pena e la povertà nel dibattito al senato sulla crisi del governo

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Certo che a seguire i dibattiti parlamentari si vede bene come il parlamento sia lo specchio, non tanto del paese, ma del trash che pervade le televisioni. A parte Salvini che è tale quale nei suoi sbracati comizi anche gli altri non sono da meno. Solo un pochino più sotto. O di sopra. Dipende dalla prospettiva in cui si inquadra questa classe politica degradata. Informale e pressapochista.

Renzi che monta il teatrino di sè davanti al Senato. Tutti che parlano a braccio con un eloquio incerto e dozzinale. Quel Marcucci che sembra un imitatore di Amedeo Nazzari se non un cacciatore di cinghiali. La rappresentante di Leu che non trattiene l’indignazione e perde il filo del discorso. Non parliamo del capogruppo dei 5S la cui inadeguatezza mette tenerezza. Quello di fratelli d’Italia che pare un carabiniere in pensione. A ben pensarci il fatto che Zingaretti non faccia parte del parlamento è una fortuna. Solo a prescindere dai parlamentari si può concepire la sacralità del Parlamento.