Società

Pubblicato il 31 luglio 2018 | di Alfredo Morganti

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Non è razzismo, no. So’ regazzi

di Alfredo Morganti – 31 luglio 2018

Molti neosalviniani quasi esultano al fatto che Daisy Osakue potrebbe non esser stata oggetto di un attacco razzista. Uno di loro ha scritto: togliete questo trofeo dalla vostra bacheca. Come se fosse un ‘trofeo’ (dunque una ragione di trionfo o esultanza) denunciare un’aggressione razzista. Il ragionamento sillogistico che fanno è il seguente: se si tratta (forse) degli stessi aggressori, e se questi avevano dapprima fatto oggetto di lancio di uova delle donne non di colore (e prima ancora la casa di un pensionato), allora aver tirato l’ennesimo uovo a una ragazza nera non indicherebbe razzismo, ma in conseguenza alla premessa, semplicemente una generica aggressione verso qualcuno. Manca poco che si dica: una goliardata, so’ regazzi.

Mi dovete spiegare, però, perché la precedente aggressione dovrebbe determinare in modo così ferreo il tipo della seconda? Perché escludere con certezza un successivo atto di razzismo, se il precedente lancio di uova si sarebbe svolto, più latamente, contro donne non di colore? Dov’è il legame dirimente? Dov’è la logica inferente? Qui il sillogismo, in verità, cade. Mi chiedo difatti: un razzista ce l’ha solo con le donne nere, o potrebbe avercela anche con le donne non di colore? Non si può essere nello stesso tempo goliardi, psicotici, misogini e razzisti? Non si può compiere anche un atto di tipo razzistico, dove averne compiuti altri contro le donne, senza una discriminante di razza? Daisy ha raccontato che là dove è stata aggredita agiscono prostitute di colore, e che forse lei, a quell’ora di notte, è stata scambiata per una di loro. E allora: perché non sarebbe razzismo questo, o meglio un attacco alle donne rafforzato dal colore della pelle delle prostitute?

Ma in ogni caso, cosa cambierebbe: non è evidente che siano le donne gli obiettivi, bianche o nere? E che il bianco precedente non è che ‘decolori’ il nero successivo, come se non si possa essere anche razzisti dopo esser già stati aggressori di donne in genere? Il razzista non è un monolite, è capace di odiare anche altri soggetti oltre quelli che non appartengono alla sua etnia. Il razzista è un ignorante, un volgare, un violento. E in questo senso lo è verso chiunque, non solo verso chi appartiene a differenti etnie. Il razzista odia l’altro. Lo aggredisce, esercita verso di esso violenza.

Ma se le cose stanno così, perché escludere a priori, allora, il carattere razzista dell’aggressione di Daisy? C’è qualche legge deterministica che lo nega? C’è una formula fisica che dice: se si aggrediscono anche donne in genere allora non si è razzisti? E non si potrebbe aggredire una donna per il colore anche della sua pelle? Detto questo, faccio un’ultima considerazione. Il clima d’odio alimentato dalla crassa propaganda politica, si manifesta oggi verso gli inermi, le minoranze, i soggetti più deboli in genere, gli immigrati, i poveri, i rom, le donne, le persone di colore. Se anche l’attacco a Daisy non fosse razzismo (ma che cambierebbe nella sostanza?) mi dite perché dovremmo tirare un sospiro di sollievo? Mi dite cosa ci sarebbe da festeggiare? Quale rivalsa? E allora mi sa che, alla fine, toccherà ai neosalviniani il compito di togliere degli sciocchi trofei dalle loro bacheche.

Autore Originale del Testo: Alfredo Morganti

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