Salvini in Emilia: “E’ tempo di frega, ma non ci lasceremo fregare”

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di Fausto Anderlini

Tempo di frega

C’era da aspettarselo. Si prendono i giornali e si seguono i media e il refrain è lo stesso. Un Salvini trionfante al PalaDozza (la destra che monta) e a seguire la lagna, vero basso continuo, del governo che sta per cadere. La sinistra che non sa che pesci pigliare. Mentre invece l’evento vero che si ostinano ad oscurare è stato un altro. La vasca di Piazza Maggiore colma di sardine, acquadelle e pesci gatto. Il pesce povero, come si mangia in Romagna e nella bassa emiliana, che caccia la mucca dal corridoio. Un moto spontaneo di tipo ittico antropico come non si vedeva da decenni. Per trovare una massa auto-adunata di quella portata bisogna risalire al 2004, la notte della vittoria di Cofferati. Secoli. Di fronte a una sinistra incerta, smarrita, perennemente in auscultazione nevrotica di sé, una massa di popolo, convocata brevi web da quattro simpatici ragazzi, ha dato la scossa e delineato la strada. La posta non è solo politica, una circolazione di classi amministranti. Bensì identitaria. Si potrebbe persino dire ‘di civiltà’. C’è una consapevolezza potente e leggera che tocca vene profonde e viene alla luce.
Specialmente nelle aree urbane dove più forte è la coscienza del legame fra cittadinanza sociale e diritti civili. E l’urgenza di rispondere alla domanda posta dalla situazione storica concreta; in quale passato piantare le radici e in quale futuro porre la propria esistenza collettiva. In realtà al PalaDozza erano scarsi e stralunati per quanto iattanti. Persino rimpolpati di figuranti lombardo-veneti. E’ stato impressionante vedere Zaia che viene qui a fare la lezione mentre Venezia è sott’acqua dopo che una intera classe amministrante si è rifocillata con le mazzette legate al Mose. Lo stesso dicasi per quello zombie di Fontana. In rappresentanza di popolazioni con una cultura politica così acuta che non solo gliele ha perdonate tutte, ma neanche se ne è accorta. Una impudenza senza limiti.E costoro vorrebbero ‘conquistare’ l’Emilia-Romagna e farne una provincia del Lombardo-Veneto ! Qui non ci lasceremo spiantare come è avvenuto nella Lomellina, nella bassa novarese, nella gronda veneziana e nel rovigotto. Abbiamo le città, grandi città e li rovesceremo oltre il Po. E anche più su. E’ tempo di frega, ma non ci lasceremo fregare.