A proposito del sovranismo della Lega

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di Giovanni La Torre – 30 luglio 2018

Con la designazione alla presidenza della Rai del giornalista Marcello Foa, si conferma l’orientamento sovranista del partito che lo ha indicato, la Lega di Salvini. Permettetemi un’autocitazione. Ecco cosa scrivevo nel 2009 nel mio “Il Grande Bluff. Il Caso Tremonti”:

“appare evidente che il modello che la Lega ha davanti non è quello delle grandi democrazie occidentali, tipo Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna. Il suo modello è la Svizzera, cioè un paese in cui, senza tanti grilli nella testa, i suoi cittadini possano tranquillamente, e con profitto, svolgere le loro attività economiche senza altre preoccupazioni. E lo stato deve solo limitarsi a consentire che questo avvenga. Quindi, a titolo di esempio, tutte le preoccupazioni e le ambasce che derivano all’Italia dalla sua situazione di essere comunque, nonostante tutto, una media potenza con forte presenza nel Mediterraneo, nonché uno dei paesi più grandi dell’Unione Europea, nonché, ancora, una nazione alla quale comunque viene riconosciuta una certa presenza mondiale nel campo artistico e culturale, di tutto questo i legisti farebbero volentieri a meno. A loro basterebbe che gli artigiani ed i piccoli imprenditori del Nord possano fare tranquillamente i propri affari.”.

Questa considerazione è valida ancora oggi, e l’insofferenza evidente con cui gli esponenti della Lega vivono le alleanze e i consessi internazionali, solo parzialmente dissimulati a parole, non è altro che una specificazione della visione angusta della Lega. Sennonché questo atteggiamento si scontra non solo con la visione ampia di lungo periodo che vuole il nostro paese inserito in un processo di unificazione europea, che è destino inevitabile se non ci si vuole condannare all’irrilevanza e al declino sicuro (cui peraltro già sembriamo istradati), ma anche con la realtà geografica del nostro paese, contro cui nulla possiamo.

La Svizzera è circondata da quattro stati, oltre al Liechtenstein: Italia, Francia, Germania e Austria. Questi stati fungono da cuscinetti verso il “resto del mondo”, rappresentano una sorta di protezione, come la camera d’aria impedisce al centro della ruota di toccare terra. Inoltre la Svizzera è riuscita a diventare la cassaforte dei potenti, politici ed economici, di tutto il mondo, qualunque sia il colore politico di essi, e anche questo le conferisce una certa protezione. L’Italia invece è protesa verso l’Africa settentrionale, i Balcani e, un po’ più in là, la Turchia (potenza militare di tutto rispetto), dai quali è divisa solo dal Mar Mediterraneo: un’ampia zona sempre in ebollizione e sulla quale si esercitano anche le grandi potenze per affermare la propria supremazia.

In questo contesto, un’Italia al di fuori delle alleanze attuali, diventerebbe immediatamente crocevia di giochi di spionaggi e controspionaggi, luogo dove “regolare” contrasti al di fuori dei territori dei paesi coinvolti, diventerebbe nel giro di qualche anno quello che il Libano è diventato in Medio Oriente. Qualcuno risponderà: ma noi l’alleanza alternativa ce l’abbiamo, è la Russia di Putin. Al di là delle differenze culturali con quel paese e quel regime, vi è la considerazione che la Russia non ha mai avuto “alleati”, ma solo stati satelliti succubi, questo sia sotto il regime zarista che sotto quello comunista.

A coloro che dicono che oggi dipendiamo dalla Germania e dalla Francia, rispondo che è in parte vero, ma mi chiedo se fuori dall’Ue le cose cambierebbero veramente. E poi, non mi sembra che aver avuto a che fare in questi anni con i Berlusconi, i Renzi e i Salvini sia stato molto edificante e foriero di buone cose. Sicuro che discutere e litigare con le Merkel, i Macron, gli Juncker sia peggio? Io qualche dubbio ce l’ho.