Con il pareggio ci perdi. È ora di cambiare le cose: eliminiamo il pareggio di bilancio

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La campagna in 10 punti

1. Cos’è il pareggio di bilancio?

E’ il principio introdotto due anni fa, cambiando la nostra Costituzione (Legge costituzionale n.1 del 2012) e che prevede che ogni anno, lo Stato italiano debba spendere unicamente quanto incassa.

2. Perché è sbagliato?

Il pareggio di bilancio è sbagliato da ogni punto di vista. Inserire addirittura in Costituzione l’impossibilità di indebitarsi durante una fase recessiva per poi diminuire il debito nella successiva fase espansiva, significa privare i governi di uno dei più efficaci strumenti di politica economica a loro disposizione.

Austerità e pareggio di bilancio hanno aumentato la disoccupazione e le diseguaglianze. Tagliare la spesa pubblica significa meno e peggiori servizi, ovvero colpire in particolare le fasce più deboli della popolazione che sono costrette a rivolgersi alla scuola o alla sanità private non avendone i mezzi. Diminuisce il reddito a disposizione, il che provoca un continuo calo dei consumi.

Maggiori informazioni sono disponibili qui

3. Ma volete fare altro debito, con i conti pubblici già ridotti così male?

Primo, in Italia, dalla metà degli anni ’90 al 2007 il rapporto debito/PIL è costantemente sceso – e non avevamo il pareggio di bilancio in Costituzione. E’ solo dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli USA che, in Italia come nella quasi totalità degli altri Paesi occidentali, i conti pubblici sono rapidamente peggiorati. In altre parole è il disastro combinato dalla finanza privata, non certo da quella pubblica, ad averci trascinato nella situazione attuale.

Secondo, proprio in una fase di recessione un aumento della spesa pubblica può permettere da un lato di aumentare investimenti e occupazione, dall’altro le entrate fiscali, ripagando in buona parte le maggiori spese. Al contrario, tagli alla spesa pubblica significano meno investimenti e risorse, quindi un calo del PIL, mentre il crollo dei consumi provoca una diminuzione delle entrate fiscali. Proprio con l’austerità, non solo gli impatti sociali sono disastrosi, ma persino il rapporto debito/PIL continua a peggiorare. Infatti negli anni settanta, periodo di riforme e lotte sociali, il nostro debito non aveva superato il 60%.

4. Qual è la nostra proposta?

L’obiettivo centrale delle scelte politiche deve essere il benessere e il pieno riconoscimento dei diritti delle persone. Il pareggio di bilancio in Costituzione ribalta tale approccio rendendo i diritti subordinati alle decisioni in ambito economico e finanziario. Al contrario noi chiediamo che la legge generale sulla contabilità e la finanza pubblica definisca i “vincoli di bilancio nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone”. Prima le persone, poi la contabilità.

Chiediamo una firma contro politiche di austerità disastrose. Non solo per rimediare a una fallimentare modifica della nostra Costituzione, ma anche per dare un segnale concreto per cambiare radicalmente le attuali politiche europee e per la costruzione di diverso modello europeo. I diritti fondamentali delle persone non possono essere delle variabili subordinate a parametri economici del tutto arbitrari. All’opposto, e a maggior ragione in un momento di crisi, tali diritti devono essere il faro che guida le scelte politiche.

Ecco il testo completo della nostra proposta

5. Si può cambiare la Costituzione con una Legge di iniziativa popolare?

Si, lo strumento che stiamo proponendo è una Legge di revisione Costituzionale di iniziativa popolare. Una volta raccolte le firme essa verrà depositata alle Camere che procederanno nella sua discussione come previsto nell’articolo 138 della Costituzione stessa. Più firme raccogliamo più sarà forte la pressione perché questo avvenga. Vogliamo eliminare lo strappo fatto due anni fa, non solo nel merito ma anche nella forma: la Costituzione fissa i grandi principi che regolano l’agire comune, non certo le singole normative. E’ semplicemente assurdo rendere incostituzionale una scelta di politica economica.

6. Ma non “ce lo chiede l’Europa?”

No, il Fiscal Compact e gli accordi europei chiedono un principio di equilibrio dei conti, ma non specificano in nessun modo di cambiare la Costituzione dei Paesi membri, tant’è che molti altri Paesi dell’UE, come la Francia, non l’hanno fatto. In ogni caso cancellare il pareggio di bilancio vuole anche dire aiutare la lotta europea contro lo stesso fiscal compact.

7. Da chi è promossa la raccolta firme?

Esiste un Comitato Promotore costituito da persone fisiche e presieduto da Stefano Rodotà. Qui trovi l’elenco delle persone che compongono il Comitato Promotore .

Esiste poi un Comitato di Sostegno formato da organizzazioni, associazioni ed enti che sostengono il progetto di raccolta firme, e aperto ad altre persone giuridiche che volessero aderire.

8. Come raccogliere le firme / quali sono i tempi?

La raccolta delle firme è partita il 15 ottobre, e  la scadenza per raccogliere le 50.000 firme è il 15 aprile 2015.

Per organizzare una raccolta di firme sul territorio abbiamo preparato un vademecum con tutte le informazioni necessarie, disponibile qui

Se vuoi aiutarci a raccogliere le firme, ti chiediamo di mandarci una mail a: colpareggiociperdi@gmail.com in modo da coordinarci al meglio e aiutarti.

9. Come costituire un comitato?

Come prima cosa puoi informarti per capire se nella tua città o territorio esiste già un comitato locale che sta raccogliendo le firme. In caso contrario potresti proporre tu stesso la creazione di un comitato e aiutarci nella raccolta. Ti invitiamo a scriverci a conilpareggiociperdi@gmail.com per richieste di informazioni

10. Cosa posso fare io?

Il tuo sostegno è determinante in diversi modi. In primo luogo, ovviamente, ti invitiamo a firmare la proposta di Legge di iniziativa popolare. E’ poi fondamentale parlare della proposta e farla conoscere, fare girare il link con il sito della campagna (www.conilpareggiociperdi.com) e usando l’ashtag #nopareggio tra amici, blog, social network e altro.

Se nel tuo territorio c’è un comitato locale, puoi coordinarti con loro per aiutare nella raccolta firme, altrimenti potresti pensare di costituirne uno (vedi punto precedente).

In ultimo, ma è importantissimo per coprire le spese della raccolta firme e la stampa dei materiali, ti chiediamo di sostenerci con una donazione, versando quanto possibile:

Conto dedicato presso Banca popolare etica S.C.P.A. intestato a:

Lunaria – Con il pareggio ci perdi n. 000000179973

IBAN IT 96 T 05018 03200 000000179973