Il Paese, il lavoro e gli ultimi che vengono prima di noi

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

Molto amici e compagni su Fb sono impegnatissimi a dimostrare quanto il possibile nuovo governo sarà di certo causa di una grave sconfitta per la sinistra. Con ragionamenti spesso complicatissimi sulle tattiche alternative da adottare. Non so che dire. Io davanti alle argomentazioni politiche troppo complicate mi ci perdo, vi dico la verità. Preferisco, per formazione e per ingenua convinzione, che ogni scelta o decisione debbano avere un unico faro, soprattutto nei momenti di crisi: l’interesse generale del Paese, il bene comune, le sorti di tutti a partire dai più deboli. Il resto verrà. Sono anche disposto a pagare un prezzo, ovviamente, visto che non siamo a un pranzo di gala. Ma sono anche pronto a pensare che le scelte vantaggiose per il bene comune e utili agli ultimi e penultimi saranno senz’altro premiate. Sono un ingenuo? Sì, e vi invito a esserlo, se volete.

Qualche anno fa, a piazza San Giovanni, poco prima della formazione del governo Monti, Bersani spiegò che non si poteva vincere alle elezioni sulle macerie del Paese. Un concetto a cui la sinistra dovrebbe sempre attenersi, senza troppi calcoli o arzigogoli. Nella sinistra storica è profondamente radicato un sentimento nazionale, un’attenzione verso il bene comune, l’idea che l’interesse delle classi popolari si associ comunque alla tenuta del Paese. Niente macerie insomma, perché non si vince sulle macerie.

E anche stavolta, prima dei calcoli e delle convenienze di bottega, deve prevalere una scrupolosa attenzione verso la situazione e il futuro del Paese. Come ha spiegato sempre Bersani, per evitare un effetto boomerang, la sinistra al governo deve puntare su lavoro, fiscalità, scuola, sanità, immigrazione, perché questo i lavoratori si attendono, perché questo ci attendiamo un po’ tutti, perché questo serve. E non far prevalere il calcolo tecnicistico dei propri vantaggi. Per noi dovrebbe essere normale un impegno generoso a tutto vantaggio, in primis, di chi lavora e di chi soffre socialmente.

Alla sinistra non si chiede una ‘vittoria’, ma ancor prima la prossimità sociale, la rappresentanza degli ultimi e una visione comunque generale. Diventi più forte solo se segui questa strada. Ed è la forza che dà poi la vittoria, non il calcolo di qualche guru della comunicazione. D’altronde nasciamo politicamente per questo, per i contenuti, e abbiamo svolto bene per decenni questo compito anche dall’opposizione. Tanto più oggi si potrebbe fare dal governo. Un governo di svolta, democratico, popolare, ovviamente, non a tutti i costi. Non si va a Palazzo Chigi con le mani legate e da comprimari, è questo il vero discrimine.

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